Un po' di colore in tavola aiuta a rallentare il declino cognitivo

Lo studio

Un po' di colore in tavola aiuta a rallentare il declino cognitivo

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Immagine: Peggy Greb, U.S. Department of Agriculture, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione
Uno studio su Neurology dimostra che le persone che mangiano piatti “multicolor”, sui toni del rosso-arancio e blu-mirtillo, riducono del 20 per cento il rischio di declino cognitivo. I cibi che proteggono il cervello sono quelli ricchi di flavonoidi: fragole, mirtilli, lamponi, arance, peperoni

Un tocco di rosso-arancio e un tocco di blu-violetto. In cucina i colori fanno la differenza. E a guadagnarci non è solo l’estetica del piatto ma anche, ed è quello che più conta, la salute del cervello. 

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Neurology mostra che chi consuma almeno mezza porzione al giorno di alimenti ricchi di flavonoidi (pigmenti vegetali), come fragole, arance, peperoni e mele ha un rischio del 20 per cento più basso di declino cognitivo. Il maggior effetto protettivo è dato dalle antocianine, un particolare tipo di flavoinoidi che “tingono” i cibi di rosso-arancio e blu-violetto. Lo studio si è basato sui dati di 45mila donne e 28mila uomini che al momento dell’arruolamento avevano rispettivamente un’età media di 48 e 51 anni. I partecipanti sono stati seguiti per 20 anni durante i quali hanno periodicamente compilato questionari sulle loro abitudini alimentari e sulle loro abilità cognitive rispondendo a domande del tipo “hai maggiori difficoltà di memoria?”, “fai più fatica del solito a ricordare una lista di cose?”. Certamente non si tratta di un test diagnostico vero e proprio, ma questa auto-valutazione delle performance cerebrali si rivela particolarmente utile perché permette di cogliere i primi segnali di declino cognitivo che sfuggirebbero alle analisi scientificamente validate. 

Incrociando i dati sull’alimentazione con quelli sulle capacità cognitive è emerso che le persone con il più elevato consumo di flavonoidi (600 milligrammi al giorno)  riducevano del 20 per cento il rischio di declino cognitivo rispetto alle persone che consumavano le quantità minori di pigmenti rosso-arancio o blu-violetto (circa 150 mg al giorno). Per farsi un’idea: una porzione da 100 grammi di fragole contiene 180 milligrammi di flavonoidi, una di mele ne possiede 113, mentre i peperoni hanno circa 5 milligrammi di flavonoidi per porzione.  

I ricercatori hanno scoperto che il tipo di flavonoidi con le maggiori proprietà protettive erano quelli presenti in alcune spezie, frutta e verdura rossa-arancione. Questi pigmenti erano associati a una riduzione del 38 per cento del rischio di declino cognitivo. Il che equivale a ringiovanire il cervello di tre o quattro anni. Gli antociani, presenti nei mirtilli (una porzione da 100 grammi ne contiene 164mg), nelle more e nelle ciliegie, sono stati associati a una riduzione del rischio di declino cognitivo del 24 per cento. 

«Le persone nel nostro studio che hanno ottenuto i migliori risultati nel tempo hanno mangiato in media almeno mezza porzione al giorno di alimenti come succo d'arancia, arance, peperoni, sedano, pompelmi, succo di pompelmo, mele e pere.  Anche se è possibile che altri fitochimici entrino in gioco, una dieta colorata ricca di flavonoidi, e in particolare di flavonoidi e antociani, sembra essere una buona strategia per mantenere in salute il cervello a lungo termine», afferma Walter Willett, dell’Università di Harvard a capo dello studio. 

La buona notizia è che non è mai troppo tardi per rallentare l’invecchiamento cerebrale. I ricercatori infatti hanno osservato gli stessi benefici sia nelle persone abituate da tempo a fare incetta di flavonoidi sia in quelle passate al menu a colori più di recente.