Anelli (Fnomceo): «Investire nel Servizio sanitario nazionale»

Audizione al Senato

Anelli (Fnomceo): «Investire nel Servizio sanitario nazionale»

di redazione

Investire nel Servizio sanitario nazionale «per continuare a garantire universalità, uguaglianza ed equità anche nelle cure, favorendo il più possibile il reclutamento di laureati in Medicina e chirurgia abilitati all'esercizio della professione medica e iscritti agli Ordini professionali, non solo per fronteggiare l'emergenza pandemica, ma soprattutto per sopperire alle carenze di personale registrate su tutto il territorio nazionale».

A chiederlo è Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici, ascoltato lunedì 16 gennaio in audizione alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio del Senato.

Per Anelli è necessario «far fronte al problema delle disuguaglianze di salute e per questo serve una riflessione comune, per comprendere le cause e trovare soluzioni. La finalità prevalente del sistema di sanità pubblica deve essere quella di assicurare prestazioni legate a un bene di primaria rilevanza nell’ordinamento, la tutela della salute, che non può essere limitato da ragioni economiche».

Dalla ricetta elettronica all’Educazione continua in medicina, dall’impiego dei laureati e degli specializzandi per far fronte alla carenza di specialisti a quello, in deroga al riconoscimento titoli, dei medici stranieri: sono stati questi i provvedimenti contenuti nel decreto “Milleproroghe” che sono finiti sotto la lente d’ingrandimento della Fnomceo.

Bene, allora, la possibilità per il medico di continuare a inviare per mail o sms il promemoria o il numero della ricetta elettronica, mentre necessita di un chiarimento la norma che dà tempo ai professionisti sino al 31 dicembre 2023 per acquisire i crediti Ecm relativi al triennio 2020-2022.

Bene pure la proroga della possibilità del reclutamento a tempo determinato di laureati in Medicina abilitati all'esercizio della professione medica e iscritti agli Ordini professionali, ma va chiarito che può essere applicata anche agli specializzandi, così come previsto, del resto, dallo stesso decreto “Cura Italia”. «Il tema della carenza di medici – sostiene Anelli - è legato soprattutto a un problema di attrattività del Servizio sanitario nazionale che va risolto». L'eliminazione del numero chiuso determinerebbe però «diverse criticità: si rischierebbe di abbassare la qualità dell'offerta formativa se il numero di accessi diventasse troppo alto e, a livello più generale, non si riuscirebbe a garantire un effettivo impiego a tutti professionisti. Il punto è che l'accesso alla formazione in Medicina richiede una necessaria definizione dei fabbisogni. Dobbiamo insomma riuscire a formare il giusto numero di medici e affrontare tale questione in modo realistico».

Per il presidente della Fnomceo è poi «urgente» un aggiornamento del tetto di spesa per il personale, fissato al monte salari del 2004 diminuito dell’1,4%, che limita le assunzioni. E, soprattutto, bisogna rendere più attrattivo il lavoro: «Molti colleghi lasciano per l'estero, dove gli stipendi sono migliori, e molti altri per le cooperative, dove il salario immediato è più alto e non ci sono ordini di servizio, per cui si può organizzare meglio la propria vita privata». Non solo maggiori risorse, dunque, ma anche «una migliore qualità di vita individuale, che oggi è "inaccettabile". Negli ospedali vi sono turni massacranti per mancanza d'organico, retribuzioni più basse rispetto al resto d'Europa, rischio più alto di contenziosi medico-legali e aggressioni, poca flessibilità nell'attività libero professionale».

Infine, la questione dei medici stranieri impiegati in deroga al riconoscimento dei titoli affidato, di norma, al ministero della Salute. «Non vogliamo certo impedire ai colleghi extracomunitari – ha chiarito Anelli - di esercitare in Italia: quello che chiediamo è che siano verificati i loro titoli, le loro competenze e che sia controllata la loro adesione ai principi deontologici. Le procedure di riconoscimento dei titoli presso il ministero, d’altra parte, sono ancora oggi possibili e possono essere immediatamente rese più snelle e più rapide proprio al fine di rendere disponibili, senza disparità di trattamento rispetto ai colleghi italiani, questi professionisti al sistema salute italiano».