Battaglie, viaggi, percorsi e metamorfosi: l’immaginario metaforico delle persone con tumore

La ricerca

Battaglie, viaggi, percorsi e metamorfosi: l’immaginario metaforico delle persone con tumore

di redazione

Ben 640 metafore utilizzate da medici, pazienti, giornalisti per raccontare dai rispettivi punti di vista l’esperienza del tumore: sono quelle identificate da una ricerca condotta da Eikon Strategic Consulting Italia su oltre 2.500 storie personali di malattia condivise sui social e in oltre 100 mila articoli online. 

Presentata a Roma giovedì 30 maggio, la ricerca è stata realizzata nell’ambito de “Il senso delle parole”, la campagna promossa da Takeda Italia con il sostegno di numerose Associazioni di pazienti, ed è un nuovo capitolo nell’esplorazione delle parole chiave della relazione di cura avviata con la pubblicazione del Dizionario Emozionale che analizza le tredici parole più frequenti utilizzate da oncologi, pazienti e caregiver, curato da Giuseppe Antonelli, professore di Linguistica italiana all'Università di Pavia.

«La metafora è uno strumento di amplificazione delle nostre parole. È un modo di evocare cose, persone, concetti – spiega Antonelli - attraverso immagini che creano associazioni mentali e dunque amplificano la nostra percezione emotiva. La meta-fora è, etimologicamente, un trasferire il discorso su un altro piano: una sorta di meta-verso esperienziale creato con le parole. Ma proprio perché la metafora è uno strumento potente, bisogna stare attenti a come la si usa – avverte Antonelli - valorizzando quelle più funzionali a rendere in modo positivo e collaborativo il processo della cura, come la metafora del viaggio a cui, dopo lo sconforto iniziale per le terapie proposte, si associano la fiducia nei medici, la scoperta di una resistenza e di una capacità di sopportazione insperate».

Dalla ricerca, tuttavia, è emersa una prevalenza della metafora bellica: “battaglia da vincere”, “nemici invasori” in riferimento alle cellule tumorali e analoghe sono risultate risorse espressive di uso immediato per affrontare la malattia, soprattutto subito dopo la diagnosi. Il linguaggio bellico, però, rischia di non adattarsi alla varietà di esperienze e di esigenze espressive che mostrano le storie personali. Nonostante ciò, l'analisi dei 100 mila articoli di testate on line, generaliste e di salute, ha mostrato, tra le sole 58 metafore utilizzate, una prevalenza dei riferimenti bellici con un accento sulla forza, la vittoria e la sconfitta.

«Le metafore – sottolinea Cristina Cenci, Senior Partner, Eikon Strategic Consulting - hanno un ruolo chiave nell’efficacia simbolica di un percorso di cura: costruiscono le modalità con cui si rendono visibili sintomi, aspettative, risorse che non riuscirebbero a essere condivise in altro modo e che sfuggono anche ai più sofisticati strumenti diagnostici. Le metafore possono essere appropriate o inappropriate a seconda che mobilitino risorse positive o alimentino paure, fantasmi o un senso di incapacità o fallimento. Per questo – aggiunge - è importante fare una riflessione ampia sull’utilizzo della metafora in oncologia, mirata a valorizzare tutte le risorse dell’immaginazione e del linguaggio, per una appropriatezza simbolica e non solo farmacologica della cura».

La grande varietà di metafore rilevate dalla ricerca, molte delle quali specifiche e uniche, conferma ancora una volta come i significati e gli impatti della malattia siano diversi per ogni paziente e che l’ascolto attivo della narrazione della persona è fondamentale per la scelta del linguaggio metaforico più adatto.

Per questo, i risultati dell’indagine Eikon sulle metafore in oncologia sono stati trasformati dall’artista Francesca Fini nel “Metaverso dei mondi metaforici”, che attraverso la realtà virtuale può aiutare a capire l’immaginario dei pazienti con un minore sforzo cognitivo e un maggiore coinvolgimento emotivo.

«Con la ricerca sulle metafore aggiungiamo un tassello importante al percorso iniziato nel 2020 con la campagna “Il senso delle parole”, nata per dare ascolto ai bisogni psico-sociali delle persone che affrontano un tumore e costruire strumenti concreti a sostegno di medici, pazienti e caregiver» racconta Stefano Sommella, Oncology Country Head di Takeda Italia. «Vogliamo e possiamo fare la differenza – prosegue - attraverso un approccio che considera la persona nella sua interezza: non solo la sua malattia, ma anche il contesto socio-assistenziale e organizzativo, il suo vissuto e la sua psiche. La ricerca presentata oggi e l’esperienza immersiva offrono la possibilità di costruire nuovi strumenti a supporto del percorso di cura e Takeda – assicura infine Sommella - sarà al fianco di quanti vorranno collaborare per la loro realizzazione».

Tutte le risorse narrative della campagna sono disponibili sul sito dedicato.