Ogni anno in Italia sono oltre 3 mila le donne under 40 a cui viene diagnosticato un tumore del seno, con un incremento dell'incidenza dell'1,6% l'anno tra il 2008 e il 2016. A causa della malattia queste donne hanno, rispetto al resto della popolazione, una probabilità inferiore del 35% di diventare madri. È quanto sottolineano gli specialisti riuniti il 4 e 5 settembre a Genova per l'incontro annuale del GIM-Gruppo italiano mammella che nel 2026 celebra i primi 25 anni di attività del Gruppo.
«La crescita delle neoplasie mammarie “giovanili” è un dato accertato – osserva Lucia Del Mastro, responsabile scientifica dell’evento, direttrice della Clinica di Oncologia medica del San Martino, Università di Genova - che ha determinato profonde modifiche alla pratica clinica. Sono donne che presentano esigenze diverse rispetto a quelle con età maggiore. Per questo la ricerca deve essere sempre più su “misura” delle giovani adulte. Come GIM abbiamo avuto lungimiranza e siamo stati i primi in Italia ad avviare studi interamente dedicati alle under 40. Il valore del Gruppo – sostiene Del Mastro - è avere trasformato quesiti nati nella pratica clinica in studi in grado di produrre risposte solide, spesso anticipando bisogni che sarebbero diventati centrali molti anni dopo». Come, per esempio, lo studio PROMISE-GIM6, coordinato a Genova, che ha dimostrato che mettere temporaneamente a riposo le ovaie durante la chemioterapia riduce il rischio di menopausa precoce e aumenta la probabilità di recupero della funzione ovarica.
«Nell’ultimo quarto di secolo – ricorda Fabio Puglisi, direttore del Dipartimento di Oncologia medica del Cro di Aviano - il trattamento del carcinoma mammario è cambiato radicalmente. Diagnosi sempre più precise dal punto di vista della caratterizzazione biologica consentono oggi di personalizzare le terapie e, in molti casi, di ridurre il ricorso alla chemioterapia».
Negli ultimi anni l’attività del GIM si è estesa al carcinoma mammario metastatico. Il Gruppo ha costruito il più ampio Registro italiano dedicato alla malattia avanzata, con oltre 5 mila casi inseriti: un patrimonio di dati che consente di studiare l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti nella popolazione reale, al di fuori dei criteri selettivi dei trial registrativi.
«Il registro GIM ci permette di capire come queste cure funzionino nella pratica clinica – precisa Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia mammaria e toraco-polmonare del Pascale di Napoli - in popolazioni più ampie e diversificate. È una conoscenza indispensabile per trasferire l’innovazione nella vita reale e migliorare le decisioni terapeutiche».
Il GIM «è una delle eccellenze della ricerca clinica indipendente italiana» assicura infine Francesco Perrone, presidente della Fondazione Aiom (Associazione italiana oncologia medica). «I suoi studi hanno contribuito a cambiare la pratica clinica e le linee guida sul carcinoma mammario, dimostrando il valore di una rete nazionale capace di condividere competenze, dati e responsabilità. Di fronte all’aumento dei casi e alla crescente complessità delle cure – conclude Perrone - sostenere la ricerca indipendente significa rafforzare la qualità e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale».
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