Il contributo di Merck nella creazione di valore per l'Italia

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Il contributo di Merck nella creazione di valore per l'Italia

di redazione

Economico, Sociale, Cognitivo, Ambientale: quattro “capitali” sui quali The European House – Ambrosetti ha costruito il Report Il valore di Merck in Italia. Studio di impatto della presenza di Merck in Italia per la creazione di valore per i territori di riferimento e per il Paese, presentato a Roma martedì 5 dicembre.

Merck opera in 66 Paesi nel mondo con oltre 64 mila dipendenti, registra 22,2 miliardi di euro di ricavi e investimenti in Ricerca e sviluppo (R&D) per 2,2 miliardi di euro. In Italia, dove è presente da oltre un secolo, ha un fatturato annuo di 1,2 miliardi di euro, 1.200 dipendenti e 23,8 milioni di euro di investimenti in R&D. Applicando il modello adottato nel Report, il contributo totale al Pil italiano da parte del Gruppo si attesta a 403 milioni di euro.

«In un contesto di forte incertezza a causa delle tensioni geopolitiche in atto – osserva l'economista Veronica De Romanis, docente di European Economics alla Luiss di Roma e alla Stanford University di Firenze - l’Italia deve affrontare la sfida della crescita. Per farlo, dispone di uno strumento nuovo come il Piano nazionale di ripresa. Al contempo, però, va ridotto l’enorme stock di debito pubblico per liberare risorse. È cruciale investire in capitale umano e nel welfare per garantire una crescita inclusiva e sostenibile».

Gli occupati diretti di Merck Italia sono 1.190, a cui si aggiungono gli impatti occupazionali indiretti e indotti che secondo il Report portano a quasi 4 mila persone i posti di lavoro complessivi. Significativa quota di occupazione femminile: 51,4% per Merck Italia a fronte del 44% medio per il settore pharma e del 42% delle aziende italiane. Inoltre, negli ultimi quattro anni Merck Italia ha incrementato la percentuale di donne in posizioni manageriali del 10,5%, arrivando al 43,3%, (rispetto a una media italiana del 29%).

«Incrementare l’occupazione femminile è sicuramente un obiettivo desiderabile – sostiene Barbara Martini, docente di Politica economica all’Università di Roma “Tor Vergata” e delegata del Rettore alle Pari opportunità - ma incrementarla senza considerare in che settore le donne sono occupate non è necessariamente un bene. Raggiungere la parità di genere, infatti, vuol dire anche diminuire l’indice di segregazione, facendo in modo che le donne lavorino in settori in cui attualmente sono sottorappresentate».

A livello globale Merck ha investito 148 milioni di euro nel 2022 (+4% rispetto al 2019) per mitigare gli impatti ambientali prodotti dalla propria attività. In Italia, tra il 2020 e il 2022 le emissioni di CO2 del Gruppo sono calate del 27,6%, i consumi elettrici del 2,5% e i consumi idrici del 3,7%. Tra il 2019 e il 2022, inoltre, Merck Italia ha riciclato circa il 70% dei rifiuti che ha prodotto. «Le imprese, i cittadini e i territori saranno il vero motore della decarbonizzazione dell’economia e della transizione ecologica» dice Raimondo Orsini, direttore generale della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. «È fondamentale e lodevole quindi – aggiunge - che un gruppo come Merck abbia preso sostanziosi impegni globali per la riduzione degli impatti ambientali delle proprie attività».

«L’Italia è molto importante per la strategia europea e anche globale di Merck» assicura Jan Kirsten, presidente e amministratore delegato Healthcare di Merck Italia. «In questo Paese abbiamo una presenza integrata e distintiva – prosegue - in grado di creare valore per il Gruppo e per il territorio, con eccellenze nelle aree della produzione farmaceutica e della R&D. In questo ultimo ambito ci distinguiamo sia per i nostri contributi alla ricerca, con 85 studi clinici nell’ultimo triennio, sia per il livello dei nostri ricercatori. Tra questi, il 58% sono donne, a dimostrazione che Diversity & Inclusion, eccellenza e propensione all’innovazione vanno di pari passo».

Il nostro Paese necessita di maggiori e crescenti investimenti, soprattutto dall’estero, sostiene Valerio De Molli, CEO e Managing Partner di The European House, e gli investimenti in R&D «sono quelli che più efficacemente possono sostenere la crescita dell’Italia e la sua competitività in questa fase economica» aggiunge. «A livello globale – ricorda infatti - è proprio il settore farmaceutico a sostenere investimenti crescenti con un focus su ricerca e innovazione: le aziende farmaceutiche a capitale estero sono responsabili del 70% degli investimenti mondiali in R&D del settore e, nel nostro Paese, del 90% degli investimenti in ricerca clinica».