Cosa sappiamo della (piccola) epidemia da virus Nipah

Rischi infettivi

Cosa sappiamo della (piccola) epidemia da virus Nipah

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Immagine: NIH Image Gallery from Bethesda, Maryland, USA, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione
Ci risiamo: per la quarta volta in cinque anni la regione di Kerala al sud dell’India sta affrontando un’epidemia di virus Nipah. Il patogeno è altamente letale ma poco trasmissibile. Non ci sono i presupposti per una pandemia, ma i contagi vanno fermati per evitare che il virus muti

In un mese sei persone sono state infettate e due sono morte. È il bilancio a oggi dell’epidemia di virus Nipah che ha colpito lo Stato di Kerala nel sud dell’India. Non è il presagio di una pandemia: il numero dei contagi non è aumentato e per il momento nulla fa pensare alla diffusione globale dell’infezione.

Almeno per ora lo scenario più plausibile è quello di una epidemia circoscritta a un’area geografica non troppo estesa.

Il virus Nipah, i cui serbatoi sono i pipistrelli della frutta, non si trasmette molto facilmente da persona a persona ma è estremamente pericoloso. Il tasso di mortalità varia dal 40 al 75 per cento a seconda del ceppo in circolazione. Il virus può causare febbre, vomito, problemi respiratori e infiammazione al cervello.

A veicolarlo sono principalmente i pipistrelli, ma possono essere infettati anche animali domestici come i maiali, oltre all'uomo. L’infezione si trasmette tramite il contatto di fluidi corporei di animali o persone infette. Non esistono vaccini o trattamenti approvati, per cui l’unico modo per fermare l’epidemia è ricorrere alle tradizionali misure di contenimento dell’infezione: test di massa, chiusura di scuole, uffici e interruzione dei mezzi di trasporto. Si vuole evitare che il virus circoli e che circolando possa mutare in una versione più contagiosa.

«Ogni nuova epidemia è motivo di preoccupazione perché può offrire l’opportunità di mutare», ha commentato a Nature Rajib Ausraful Islam, medico veterinario specializzato in agenti patogeni trasmessi dai pipistrelli presso il Centro internazionale per la ricerca sulle malattie diarroiche a Dacca in Bangladesh. Per gli abitanti della regione di Kerala il protocollo sanitario che è stato adottato immediatamente dopo l’accertamento dei primi casi non è una novità: quella attuale è la quarta epidemia di virus Nipah in cinque anni. L’ultima risale al 2021. 

I precedenti

Il virus Nipah è stato rilevato per la prima volta più di due decenni fa, quando venne riconosciuto come il responsabile di un’epidemia tra gli allevatori di suini in Malesia. Nel giro di pochi mesi dai primi contagi segnalati si era diffuso a Singapore attraverso i maiali infetti provocando 300 casi e più di 100 morti.

Da allora in Malesia non sono stati segnalati altri focolai. Dal 2001 il virus invece emerge periodicamente in Bangladesh e in India. 

In Bangladesh, in particolare, nuovi focolai si ripresentano puntualmente ogni anno e gli epidemiologi sono convinti di sapere il perché. Le infezioni sono con elevata probabilità dovute al consumo di linfa di palma da dattero fermentata che rischia di essere contaminata con urina di pipistrello. A differenza del ceppo circolante in Malesia che veniva trasmesso dagli animali agli esseri umani, quello di Kerala può essere trasmesso da persona a persona ed è molto più letale.

Non è ancora chiaro esattamente quando e come il virus sia passato dai pipistrelli alle persone nell’attuale epidemia. 

Non è Covid

Letale, ma poco trasmissibile. Per questo il virus Nipah, almeno per ora, non sembra avere le caratteristiche di un virus pandemico. Nonostante il suo potenziale letale, il patogeno non si diffonde così facilmente tra le persone come altre infezioni di origine animale, il che rende meno probabile la sua diffusione oltre i confini nazionali. Uno studio del 2019 su quasi 250 casi di virus Nipah in Bangladesh nell’arco di 14 anni ha rilevato che solo un terzo delle infezioni umane sono state trasmesse a qualcun altro. «Non mi aspetto che si diffonda a livello globale. Niente Non c’è nulla di simile a quanto abbiamo visto con COVID-19», ha dichiarato Danielle Anderson, virologa del Royal Melbourne Hospital in Australia.

L’alto tasso di mortalità del virus è, paradossalmente, un fatto rassicurante perché con la morte delle persone infette si riducono le possibilità di trasmissione dell’infezione. E, sempre paradossalmente, la situazione diventerebbe più preoccupante e difficile da gestire nel caso in cui il virus diventasse meno letale e più trasmissibile. 

Attenzione ai pipistrelli stressati 

Lo dicono gli studi sul virus Hendra, un altro agente patogeno trasmesso dai pipistrelli e strettamente correlato al Nipah:  i pipistrelli infetti rilasciano più particelle virali quando sono stressati, aumentando così la possibilità di diffondere la malattia agli animali domestici e poi agli esseri umani. Perché i pipistrelli si stressano? Molto banalmente perché sono costretti a vivere in posti che non gli piacciono, troppo diversi dal loro habitat, troppo vicini alle città, troppo frequentati dagli esseri umani. 

Una delle strategie di prevenzione delle epidemie originate dai pipistrelli consiste proprio nel ripristinare le aree forestali permettendo così agli animali di tornare a vivere nel loro ambiente naturale. 

Un’altra soluzione per rendere la convivenza tra uomini e pipistrelli più sicura potrebbe essere quella di piantare alberi che producono frutti appetitosi solo per gli animali e non per gli umani in modo tale da evitare che gli uomini mangino cibo contaminato.