Una donna su tre è colpita dal cancro. Domenica torna l’azalea di AIRC per sostenere la ricerca sui tumori femminili

L'iniziativa

Una donna su tre è colpita dal cancro. Domenica torna l’azalea di AIRC per sostenere la ricerca sui tumori femminili

di redazione

Domenica 9 maggio, compatibilmente con le indicazioni delle autorità sanitarie, i volontari AIRC torneranno nelle piazze per distribuire l’Azalea della Ricerca a fronte di una donazione di 15 euro (qui tutte le indicazioni). L’Azalea sarà affiancata da una speciale Guida con informazioni su prevenzione, cura dei tumori e alcune facili ricette da dedicare alla mamma. Inoltre, è possibile ricevere l’azalea direttamente a casa ordinandola su Amazon.it. Le consegne in tutta Italia sono garantite da BRT Corriere Espresso.

L’Azalea della Ricerca è sinonimo di Festa della Mamma. Il fiore di Fondazione AIRC è infatti diventato il simbolo di questa speciale ricorrenza. “Sbocciata” per la prima volta nel lontano 1984, questa colorata pianta si è dimostrata un’alleata per la salute al femminile e per il lavoro dei ricercatori sostenuti da AIRC.

L’iniziativa, in 37 anni ha consentito di raccogliere oltre 275 milioni di euro per sostenere il lavoro  degli scienziati impegnati a sviluppare metodi per diagnosi sempre più precoci e terapie personalizzate, più efficaci e meglio tollerate per i tumori che colpiscono le donne.

Circa una donna su tre è colpita da un tumore nel corso della vita, nel 2020 sono state stimate nel nostro Paese oltre 182.000 nuove diagnosi nel genere femminile. I nuovi casi di tumore più frequenti fra le donne sono stati: mammella (55.000), colon-retto (20.200), polmone (13.300), tiroide (9.800), utero (8.300), pancreas (7.400), melanoma (6.700), linfoma non-Hodgkin (6.100), stomaco (6.100), ovaio (5.100). Questi numeri ci dicono che è necessario continuare a investire nella ricerca oncologica perché la possibilità di avere nuove cure parte da lontano: le pazienti beneficiano oggi dei risultati che i ricercatori hanno ottenuto grazie a decenni di studi e investimenti. 

© Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro

Diagnosi precoce e terapie sempre più efficaci fanno sì che oggi in Italia ci siano quasi 3,6 milioni di pazienti che hanno superato un cancro, con un incremento del 37% circa rispetto a 10 anni fa. Nelle donne la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è pari a circa il 63 per cento rispetto al 54 per cento per gli uomini. In particolare, il dato cresce fino all’87 per cento per il tumore al seno dove la ricerca ha raggiunto risultati molto importanti. Resta però ancora tanto da fare per le forme più aggressive, quelle che non rispondono alle terapie oggi disponibili, come accade per il tumore al seno triplo negativo o per il carcinoma mammario metastatico.

Quest’anno, i volti dell’Azalea della Ricerca sono due mamme, entrambe impegnate al fianco di AIRC per contribuire a far rifiorire la vita di tante donne grazie a diagnosi sempre più precoci e terapie più efficaci. Paola Storti, ricercatrice presso il Dipartimento Medicina e Chirurgia Università di Parma, guida un progetto AIRC sul mieloma multiplo, un tumore maligno delle plasmacellule che risiedono nel midollo osseo: «Ho deciso di diventare ricercatrice ai tempi dell'università all'inizio spinta dalla curiosità per un lavoro così stimolate e sempre potenzialmente diverso dal giorno precedente. La mia ricerca mira a individuare le caratteristiche del microambiente che permettano di identificare precocemente la progressione della malattia e di definirne i meccanismi». Accanto a lei Anna, volontaria che ha coinvolto tantissimi amici e conoscenti nelle iniziative a sostegno dei ricercatori: «Nel 1972 mi è stato diagnosticato un tumore all’utero, avevo solo 15 anni. Se guardo indietro, oggi ho la consapevolezza di essere sopravvissuta. Da allora però la ricerca ha fatto progressi importanti per tantissimi pazienti», racconta. «Ho incontrato AIRC quasi per caso, ero genitore e rappresentante di classe e sono rimasta coinvolta negli anni al fianco della Fondazione!  Come volontaria, anch’io mi sento parte della ricerca… e posso contribuire con il mio tempo a sostenere il lavoro dei nostri scienziati».