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Tre nuovi tumori potranno beneficiare del potenziale terapeutico dell’immunoterapia. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) alla rimborsabilità di pembrolizumab in tre nuove indicazioni oncologiche, che portano a 28 il totale delle approvazioni per il farmaco immunoterapico. La decisione introduce cambiamenti rilevanti nella pratica clinica di tre neoplasie: il carcinoma della cervice uterina, il carcinoma dell’endometrio e il carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico.
AIFA ha inoltre riconosciuto il requisito di innovatività terapeutica ai regimi a base di pembrolizumab nei tumori dell’endometrio e dell’urotelio. I dati e le implicazioni cliniche delle nuove indicazioni sono stati illustrati a Roma nel corso di una conferenza stampa promossa da MSD.
Negli ultimi dieci anni in Italia la mortalità per cancro si è ridotta del 9%, un risultato attribuibile alla combinazione di prevenzione, adesione agli screening e progresso terapeutico. Un ruolo di primo piano in questo scenario ha giocato l’immunoterapia, che anche in questi tre tumori ha dato risultati importanti.
Nel tumore della cervice uterina localmente avanzato, l’impiego di pembrolizumab ha consentito una riduzione del rischio di morte fino al 43% nelle pazienti in stadio III-IVA secondo la classificazione FIGO 2014. Nel carcinoma dell’endometrio, invece, il rischio di progressione di malattia si è ridotto del 66%, mentre nel carcinoma uroteliale avanzato la riduzione del rischio di morte ha raggiunto il 49%, con una sopravvivenza globale mediana più che raddoppiata rispetto alla chemioterapia tradizionale.
«L’immunoterapia di MSD con pembrolizumab ha segnato un salto quantico in oncologia, un reale cambiamento di paradigma che ha aperto strade un tempo inimmaginabili», afferma Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratrice Delegata MSD Italia. «Il triplice ampliamento di indicazione da parte di AIFA testimonia il continuo valore dell’immunoterapia nel trasformare la pratica clinica, offrendo nuove prospettive terapeutiche ai pazienti oncologici. Un risultato che nasce da una visione di lungo periodo e da un impegno costante e senza eguali nella Ricerca, sostenuto da uno dei programmi di sviluppo clinico più ampi in oncologia: una pipeline diversificata che include oltre 25 meccanismi innovativi e più di 30 tipi di tumore. È questa fiducia nella Scienza, insieme alla capacità di guardare lontano, a consentirci di immaginare un futuro nel quale continuare a offrire, a un numero sempre maggiore di Persone, più tempo e più Vita».
CERVICE
Nel 2024 in Italia sono state registrate circa 2.400 nuove diagnosi di carcinoma della cervice uterina. Nella maggior parte dei casi la patologia è correlata all’infezione da Papillomavirus umano (HPV), trasmesso prevalentemente per via sessuale. L’approvazione di AIFA riguarda la rimborsabilità di pembrolizumab in associazione alla chemioradioterapia – radioterapia a fasci esterni seguita da brachiterapia – nel trattamento delle pazienti con carcinoma della cervice localmente avanzato in stadio III-IVA che non abbiano ricevuto una precedente terapia definitiva.
«Per la prima volta in 25 anni, cambia la pratica clinica nel tumore della cervice uterina localmente avanzato ad alto rischio, in cui lo standard di cura finora è stato rappresentato dalla sola chemioradioterapia concomitante», afferma Domenica Lorusso, responsabile del Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X e professore ordinario di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas University. «La combinazione di pembrolizumab con la chemioradioterapia concomitante esclusiva aumenta, in modo statisticamente significativo e clinicamente rilevante, la sopravvivenza globale».
In particolare lo studio KEYNOTE-A18, pubblicato su The Lancet, ha mostrato una riduzione del rischio di morte del 33% rispetto alla sola chemioradioterapia concomitante. Il tasso di sopravvivenza globale a 36 mesi è risultato pari all’82,6% nel gruppo trattato con l’associazione, contro il 74,8% nel gruppo di controllo. Nelle pazienti in stadio III-IVA la riduzione del rischio di progressione o morte ha raggiunto il 43%. «Si tratta di un setting potenzialmente curativo», sottolinea Lorusso, principal investigator dello studio. «L’aggiunta dell’immunoterapia con pembrolizumab alla chemioradioterapia consentirà di portare a una potenziale guarigione un maggior numero di pazienti».
ENDOMETRIO
Progressi significativi sono stati registrati anche nel carcinoma dell’endometrio, che nel 2024 ha fatto segnare circa 8.650 nuove diagnosi in Italia. AIFA ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in associazione alla chemioterapia con carboplatino e paclitaxel nel trattamento di prima linea delle pazienti con carcinoma dell’endometrio primario avanzato o ricorrente con deficit del sistema di mismatch repair (dMMR), candidate a terapia sistemica.
Lo studio KEYNOTE-868 ha dimostrato che l’associazione di pembrolizumab con carboplatino e paclitaxel, seguita da pembrolizumab in monoterapia, riduce del 66% il rischio di progressione o morte rispetto alla sola chemioterapia seguita da placebo nelle pazienti con deficit di riparazione dei mismatch. «Il carcinoma dell’endometrio è uno dei tumori femminili più frequenti ed è l’unica, tra le neoplasie ginecologiche, con incidenza e mortalità in aumento», osserva Lorusso. «Circa il 30% delle pazienti presenta un tumore con deficit del mismatch repair. L’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia rappresenta una nuova opzione terapeutica di prima linea, con un miglioramento davvero significativo della sopravvivenza libera da progressione».
UROTELIO
Dopo decenni di sostanziale stabilità terapeutica, cambia anche il trattamento di prima linea del carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico. AIFA ha infatti approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in associazione a enfortumab vedotin, un anticorpo farmaco-coniugato. Lo studio KEYNOTE-A39, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha confrontato la nuova combinazione con la chemioterapia a base di platino, dimostrando un beneficio significativo sia in termini di sopravvivenza globale sia di sopravvivenza libera da progressione. A un follow-up mediano di 29,1 mesi, il rischio di morte è risultato ridotto del 49%, con una sopravvivenza globale mediana più che raddoppiata rispetto alla chemioterapia.
Nel 2024 in Italia sono stati stimati circa 31.000 nuovi casi di tumore della vescica, oltre il 90% dei quali rappresentati da carcinomi uroteliali. «Fin dagli anni Ottanta gli schemi di chemioterapia a base di platino hanno rappresentato lo standard di cura», spiega Roberto Iacovelli, professore associato di Oncologia Medica all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma. «La nuova associazione, per la prima volta, ha migliorato la sopravvivenza e il controllo di malattia. Siamo di fronte a una vera rivoluzione della cura».
Iacovelli sottolinea inoltre la sinergia dei due farmaci: «Pembrolizumab riattiva il sistema immunitario contro il tumore, mentre l’anticorpo farmaco-coniugato consente un’azione più selettiva sulle cellule malate. In questo modo si ottiene un controllo più duraturo e profondo della neoplasia». Secondo i dati, la risposta al trattamento è stata osservata nel 67% dei pazienti, contro il 44% con la chemioterapia tradizionale.
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