Accendere i riflettori sulla spasticità, conseguenza di una lesione del sistema nervoso centrale, caratterizzata da un aumento involontario del tono muscolare, che può manifestarsi in seguito a ictus, trauma cranico, sclerosi multipla o paralisi cerebrale.
Nasce con questo obiettivo “Muoviti”, campagna di sensibilizzazione a cura di Ipsen con il patrocinio dell'Associazione per la lotta all'ictus cerebrale (Alice Italia).
Al centro della campagna ci sono oggetti di uso comune reinterpretati secondo il vissuto di chi convive ogni giorno con la spasticità: un paio di jeans… di piombo, uno zaino… di marmo e una moka… completamente sigillata con nastro adesivo. Elementi che diventano metafore visive capaci di raccontare la difficoltà, il peso e la resistenza che la spasticità può imporre ai movimenti, trasformando una realtà spesso invisibile in immagini immediate e comprensibili.
“Muoviti” prende il via con uno spot nelle sale cinematografiche di tutta Italia e con una campagna social, dando inizio a un percorso di sensibilizzazione che proseguirà anche nei prossimi mesi attraverso nuovi contenuti.
«Per molte persone la spasticità rappresenta una delle conseguenze più impattanti dell’ictus – sottolinea Andrea Vianello, presidente di Alice Italia - eppure continua a essere poco conosciuta e spesso sottovalutata. Chi la vive sa quanto possa incidere sull’autonomia, sulle relazioni e sulla qualità della vita, trasformando gesti che sembrano banali in vere e proprie sfide quotidiane. Con questo progetto vogliamo contribuire a far conoscere e riconoscere questo disturbo motorio, perché una diagnosi tempestiva e una presa in carico adeguata possono aiutare a gestirne i sintomi e a migliorarne l’impatto sulla vita di tutti i giorni».
La campagna è disponibile sui canali social di Ipsen e sul sito web di Alice.
«La conoscenza è il primo passo per cambiare il modo in cui guardiamo a una condizione come la spasticità» dice Irina Zotova, amministratrice delegata di Ipsen Italia. «Con Muoviti abbiamo scelto di raccontarla attraverso immagini semplici – spiega - ma capaci di rendere visibile ciò che troppo spesso resta invisibile».
