Osservatorio Welfare&Salute: puntare sulla sanità integrativa per “aiutare” il Servizio sanitario nazionale

Il confronto

Osservatorio Welfare&Salute: puntare sulla sanità integrativa per “aiutare” il Servizio sanitario nazionale

di redazione

Per nove italiani su dieci “sanità integrativa” equivale a “sanità privata”. Anche se non sono affatto sinonimi. Proprio per diffondere la conoscenza del cosiddetto “secondo pilastro” del sistema sanitario italiano è nato l'Osservatorio nazionale Welfare & Salute (Onws) che mercoledì 13 dicembre ha organizzato a Roma un incontro con l'obiettivo di promuovere un confronto tra decisori e stakeholder che definisca un modello in grado di sviluppare, appunto, una sanità che sia integrativa, non sostitutiva, del Servizio sanitario nazionale.

A fronte di circa 140 miliardi di euro annui di finanziamento del Servizio sanitario pubblico, gli italiani spendono di tasca propria una cifra che si aggira oggi intorno ai 41 miliardi l'anno, ai quali se ne aggiungono altri 25 per prestazioni socio-assistenziali non erogate dal servizio pubblico.

I fondi di sanità integrativa assistono oggi 16 milioni di lavoratori, ma il cosiddetto “secondo pilastro” rimane «un settore ancora poco conosciuto - sostiene Ivano Russo, presidente di Onws – nonostante abbia una storia nobile perché è legato ai contratti di lavoro nazionali e affonda le proprie radici nell'articolo 32 della Costituzione». Una buona sanità integrativa «dovrebbe ridurre le liste d'attesa – prosegue Russo - definendo gli ambiti operativi delle prestazioni integrative e favorendo l'accesso a quante più persone possibile alle prestazioni garantite dai fondi sanitari, contrastando il fenomeno della rinuncia alle cure, trasferendo quote di spesa a un modello fondato su criteri collettivistici e di mutualità».

Per il presidente di Onws, occorre un quadro normativo che permetta al Servizio sanitario nazionale e alla sanità integrativa di essere «più sinergici». Il “secondo pilastro” dovrebbe «andare in soccorso al Servizio sanitario nazionale laddove non siano coperte alcune prestazioni, come odontoiatria e fisioterapia». E non solo, perché estendere la sanità integrativa a tutti i lavoratori dipendenti potrebbe contribuire a un abbattimento delle liste d'attesa. «Abbiamo 19 milioni di persone che aspettano una prestazione – ricorda Russo – con tempi medi tra nove e undici mesi. Liberare il Ssn dalla pressione di chi può utilizzare prestazioni integrative – conclude - è sicuramente un concreto vantaggio».