I reumatologi: «Aumentare subito il numero delle diagnosi precoci»

Il Congresso

I reumatologi: «Aumentare subito il numero delle diagnosi precoci»

di redazione

Fino a sette anni per individuare un caso di fibromialgia o di artrite psoriasica; fino a cinque per scoprire una spondilite anchilosante; “solo” tre e due anni, rispettivamente, per la sclerosi sistemica e l’artrite reumatoide. Sono i tempi che le persone con malattie reumatiche rischiano di aspettare prima di avere una diagnosi certa della loro malattia. Una situazione aggravata dalla pandemia che ha ritardato, e in alcuni momenti bloccato, l’ordinaria assistenza ai pazienti.

Tutto ciò ha spinto la Società italiana di reumatologia (Sir) a lanciare un anno fa la Campagna “Diagnosi Precoce”, in collaborazione con Federfarma Servizi, per raggiungere i cittadini e i potenziali pazienti. In totale sono state distribuite 100 mila copie del booklet Le malattie reumatologiche: cosa sono, come prevenirle e come riconoscerle. Altre 100 mila copie di quattro leaflet dedicati a singole patologie (connettiviti, artrite reumatoide, fibromialgia e artrite psoriasica) sono state consegnate alle strutture sanitarie. Attraverso queste pubblicazioni si sono raggiunti, anche grazie a un’intensa attività on line e sui social media, milioni di pazienti, caregiver e semplici cittadini. Sono inoltre stati svolti corsi di aggiornamento per i farmacisti proprio sulla diagnosi precoce in reumatologia.

I principali risultati della campagna sono stati presentati il 24 novembre a Rimini, dove si svolge il Congresso nazionale della Società scientifica, con la partecipazione di oltre 1.500 specialisti da tutta Italia.

«Siamo soddisfatti perché abbiamo avviato con successo la prima iniziativa a livello nazionale di sensibilizzazione sull’importanza di riconoscere le prime avvisaglie delle malattie» commenta Roberto Gerli, presidente nazionale della Sir. «In Italia sono oltre 5,4 milioni i pazienti reumatologici – prosegue - ai quali vanno aggiunte le persone che al momento non hanno consapevolezza della propria malattia. Quindi in totale oltre un italiano su dieci è colpito da patologie, più o meno, gravi e invalidanti. Nel mondo della reumatologia, e in particolare nelle malattie infiammatorie articolari croniche, negli ultimi anni vi sono stati importanti cambiamenti». Identificare la patologia precocemente consente infatti di ottenere una vera e propria prevenzione secondaria: «Siamo in grado di evitare o limitare fortemente i danni articolari, e quindi la disabilità, causati dal processo infiammatorio scatenato dalla malattia. Tutto questo – sottolinea Gerli - è stato reso possibile dall’arrivo nella pratica clinica di farmaci più efficaci e in grado di fermare la progressione delle patologie».

Tra le malattie reumatologiche l’artrite reumatoide è stata la prima in cui la diagnosi precoce si è dimostrata davvero fondamentale: «Vi sono evidenze scientifiche consolidate – spiega Roberto Caporali, vicepresidente Sir - che mostrano chiaramente come un trattamento tempestivo sia in grado di ridurre le diverse complicanze e di evitare i danni legati alla malattia. Individuare in tempo la malattia, però, non è semplice perché all'inizio si presenta con sintomi molto simili a quelli riscontrati in altre patologie. Inoltre, il sistema sanitario nazionale presenta problemi organizzativi che non sempre rendono facile l’accesso a visite ed esami con lo specialista».

La campagna Diagnosi Precoce «testimonia ancora una volta il fondamentale ruolo della farmacia come presidio di prevenzione e salute sul territorio - sostiene il presidente di Federfarma Servizi, Antonello Mirone - anche nei casi di patologie complesse e importanti come quelle reumatiche».

«Una maggiore consapevolezza dei cittadini – sottolinea Gian Domenico Sebastiani, presidente eletto Sir - è un’ulteriore arma a nostra disposizione contro delle malattie che non devono essere sottovalutate. Esistono complicanze, per esempio, a livello cardiaco o polmonare, che possono essere anche fatali». Tuttavia i successi della ricerca medico-scientifica «rischiano di essere annullati se non incrementiamo subito il numero delle diagnosi precoci».

La ricerca scientifica in reumatologia negli ultimi vent’anni ha fatto «enormi passi avanti – osserva Carlomaurizio Montecucco, presidente della Fondazione italiana per la ricerca sull’artrite (Fira) - individuando cause e possibili soluzioni terapeutiche, con una forte accelerazione, ma c’è ancora molto da scoprire. Oggi, in alcune forme di artrite si sta addirittura ipotizzando una prevenzione, individuando i soggetti a rischio prima che insorga la malattia. Ecco perché – conclude - l’impegno di Fira a sostegno della ricerca scientifica in reumatologia si sta rafforzando con nuove, importanti iniziative».