Risale la curva. Nell’ultima settimana nuovi casi cresciuti del 61%

Il monitoraggio

Risale la curva. Nell’ultima settimana nuovi casi cresciuti del 61%

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Immagine: Banc de Sang i Teixits, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Cartabellotta: «La strategia attendista non ha funzionato: ora accelerare la copertura vaccinale di over 60 e fragili. Indispensabile rimettere al centro dell’agenda politica il tema scuole o a settembre sarà di nuovo DAD»

La risalita della curva epidemica era attesa. E ora si comincia a vedere. Il monitoraggio settimanale della Fondazione GIMBE mostra che nella settimana compresa tra il 7 e il 13 luglio i nuovi casi di Covid-19 sono aumentati del 61,4 per cento rispetto alla settimana precedente (8.989 vs 5.571). Si confermano però ancora in calo i decessi (104 vs 162), i casi attualmente positivi (40.649 vs 42.579), le persone in isolamento domiciliare (39.364 vs 41.121), i ricoveri con sintomi (1.128 vs 1.271) e i ricoveri in terapia intensiva (157 vs 187). 

«Sul fronte dei nuovi casi si registra un netto incremento settimanale, peraltro sottostimato da un’attività di testing in continuo calo, che rende impossibile un tracciamento adeguato dei contatti», dice il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta. «Dall’inizio di maggio il numero di persone testate settimanalmente si è infatti progressivamente ridotto del 56,3%, passando da 662.549 a 289.869». 

«Il trend dei pazienti ospedalizzati prosegue la sua discesa sia in area medica che in terapia intensiva, dove l’occupazione di posti letto da parte dei pazienti COVID si attesta al 2 per cento», aggiunge Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE. «Tutte le Regioni registrano valori inferiori al 10% per l’area medica e al 5% per le terapie intensive nelle quali sono 7 le Regioni che non contano pazienti COVID. «Gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – spiega Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione GIMBE – in calo da oltre 3 mesi, nell’ultima settimana hanno registrato un lieve incremento con la media mobile a 7 giorni che è di 7 ingressi/die rispetto ai 5 della settimana precedente».

Sul fronte delle vaccinazioni al 14 luglio, il 60,8% della popolazione (36.042.675) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (719.235 in più rispetto alla settimana precedente) e il 41,9 per cento (24.801.699) ha completato il ciclo vaccinale (3.208.392 in più rispetto alla settimana precedente). Resta stabile il numero di somministrazioni quotidiane prossime alle 550 mila al giorno. 

Continua a preoccupare l’elevato numero di over 60 che non hanno completato il ciclo vaccinale. Si tratta di oltre 4,77 milioni di over 60 non coperti dalla doppia dose di vaccino: di questi, 2,22 milioni (12,4%) non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino con rilevanti differenze regionali (dal 21,8% della Sicilia al 7,2% della Puglia), mentre 2,55 milioni (14,2%) devono completare il ciclo dopo la prima dose (1.856.129 con AstraZeneca, 596.190 con Pfizer-BioNTech, 96.503 con Moderna). 

«Il balzo in avanti rispetto ai 5,75 milioni di over 60 non adeguatamente protetti della scorsa settimana – puntualizza Gili – è quasi esclusivamente legato al completamento di cicli vaccinali: in altri termini, non cresce il numero di over 60 che ricevono la prima dose, segno di una persistente esitazione vaccinale in questa fascia di età». 

«Come già previsto tre settimane fa – conclude Cartabellotta – la strategia attendista per fronteggiare la circolazione della variante delta non ha funzionato e adesso è necessario arginare le conseguenze dell’aumento dei contagi accelerando la copertura vaccinale completa di over 60 e fragili. Se per limitare la circolazione del virus rimangono fondamentali i comportamenti virtuosi, l’utilizzo del green pass sul modello francese per l’accesso a bar, ristoranti e altre attività, seppur auspicabile è poco applicabile a breve termine per vari ostacoli che dovrebbero essere fronteggiati e rimossi. Innanzitutto l’indisponibilità di vaccini per tutti coloro che vorrebbero riceverli e la non gratuità dei tamponi in tutte le Regioni genera un rischio di discriminazione; in secondo luogo, servono strumenti e risorse per controlli serrati e sistematici; infine, manca una legge sull’obbligo vaccinale per chi svolge mansioni a contatto col pubblico. Last, but not least, è indispensabile rimettere al centro dell’agenda politica il tema scuole: in assenza dei mancati adeguamenti strutturali e organizzativi, infatti, per il prossimo anno scolastico c’è il rischio concreto di dovere ricorrere nuovamente alla didattica a distanza, considerato anche che il 75% circa della popolazione 12-19 ed oltre 216 mila persone impiegate nella scuola (14,8%) non hanno ancora ricevuto neppure una dose di vaccino».