GSK ha annunciato i risultati positivi di mepolizumab nel trattamento della broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), con i dati completi dello studio di fase III MATINEE pubblicati sul New England Journal of Medicine. Lo studio ha valutato l’efficacia e la sicurezza di mepolizumab, un anticorpo monoclonale che ha come bersaglio l'interleuchina-5 (IL-5), in un ampio spettro di pazienti con Bpco, compresi i più gravi e difficili da trattare, secondo le raccomandazioni GOLD (Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease).
Nell'intera popolazione studiata, mepolizumab ha mostrato una riduzione clinicamente e statisticamente significativa del 21% del tasso annuale di riacutizzazioni moderate o gravi rispetto al placebo, raggiungendo l’endpoint primario dello studio MATINEE. Inoltre, ha mostrato una riduzione del 31% del tasso annuale di riacutizzazioni moderate o gravi rispetto al placebo in un’analisi post-hoc di pazienti con bronchite cronica.
In particolare, è stata osservata una riduzione del 35% con mepolizumab rispetto al placebo del tasso annuale di riacutizzazioni gravi che hanno portato al Pronto soccorso o al ricovero ospedaliero, un endpoint secondario dello studio MATINEE. Da segnalare che in caso di ospedalizzazioni per Bpco, un paziente su dieci muore durante la degenza, fino a uno su quattro entro un anno e la metà entro cinque anni.
Le riacutizzazioni «sono devastanti per i pazienti - sottolinea Kaivan Khavandi, Global Head, Respiratory, Immunology & Inflammation R&D, GSK - accelerano la progressione della malattia e causano danni polmonari irreversibili, peggioramento dei sintomi e aumento della mortalità. Per decenni abbiamo lavorato per espandere i confini dell’innovazione e continuiamo a farlo per prevenire la progressione della malattia e avere un impatto significativo sulla vita delle persone affette da Bpco».
L'incidenza di eventi avversi rilevata nello studio è stata simile tra mepolizumab e placebo, con i più frequenti casi di riacutizzazione o peggioramento della Bpco e dell'infezione da Covid-19.
Lo studio MATINEE «apre nuove prospettive terapeutiche per i pazienti con Bpco e infiammazione di tipo 2 – assicura Frank Sciurba, professore di Pneumologia, allergologia e terapia Intensiva e autore principale dello studio - mentre ci impegniamo a individuare i fattori scatenanti della malattia e a migliorare la vita dei pazienti affetti da Bpco».
A oggi mepolizumab non è registrato in alcun Paese per il trattamento della Bpco, ma sono in corso pratiche regolatorie in diversi Paesi tra cui Stati Uniti, Cina e UE.
