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La proposta
Salute cardiovascolare: Industria e Comunità scientifica lanciano un Piano nazionale
Redazione
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Prevenzione e screening nazionali, integrazione ospedale-territorio, programmazione e allocazione delle risorse: sono le tre priorità della proposta di “Piano cardiovascolare per l’Italia”, lanciata da Confindustria dispositivi medici e dalle principali Società scientifiche italiane di cardiologia e presentata giovedì 27 novembre nel corso del Forum risk management in sanità di Arezzo.

In Italia le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte, responsabili di oltre il 30% dei decessi e di un impatto economico di 20 miliardi di euro l’anno tra costi sanitari e perdita di produttività. Un’emergenza sanitaria e sociale che richiede un Piano nazionale in linea con il recente Piano strategico per la salute cardiovascolare adottato dalla Commissione europea. 

Le patologie cardiovascolari «sono una minaccia silenziosa, ma ampiamente prevedibile e prevenibile. Per questo – spiega Paola Pirotta, presidente dell’Associazione Assobiomedicali di Confindustria Dispositivi medici - riteniamo che investire in prevenzione e in programmi strutturati di screening sia la strada maestra».

L’Industria e le Società scientifiche che hanno aderito al Piano propongono l’avvio di un programma nazionale di screening cardiovascolare per la prevenzione dei fattori di rischio (il 41% della popolazione tra 18 e 69 anni ne presenta almeno tre) che integri tecnologie digitali, dispositivi per il monitoraggio remoto e app di gestione personalizzata del rischio. Le Case di comunità, i medici di medicina generale e le farmacie dovrebbero diventare punti di screening e counseling diffuso, riducendo il divario tra ospedale e territorio.

Il Piano cardiovascolare per l’Italia, sostengono congiuntamente le Società scientifiche Gise, Itacare-P, Ifc, Sic e Sicve, «è un passaggio fondamentale per trasformare la strategia europea in azioni concrete e misurabili a beneficio dei cittadini. Con una spesa pro capite di 726 euro, superiore alla media europea di 636 euro, l’Italia affronta già oggi un peso significativo legato alle malattie cardiovascolari. Questo rende ancora più urgente orientare le risorse verso prevenzione, diagnosi precoce e continuità delle cure».

I ricoveri ospedalieri per la gestione delle patologie cardiovascolari pesano oltre 16 miliardi di euro l’anno e un ricovero su quattro per scompenso cardiaco o fibrillazione atriale potrebbe essere prevenuto con una gestione più efficace sul territorio.La proposta contenuta nel Piano punta quindi a creare percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (Pdta) nazionali per uniformare le cure, integrare telemedicina e tecnologie innovative, e rafforzare la continuità assistenziale post-ospedaliera.

Sul fronte della programmazione e allocazione delle risorse il Piano suggerisce una riorganizzazione dell’offerta sanitaria centrata sulla gestione integrata delle patologie e non solo sulle singole prestazioni. Si propone inoltre l’aggiornamento del Piano nazionale esiti (Pne) in collaborazione con Agenas e le Società scientifiche per misurare gli outcome clinici, migliorare la qualità dei percorsi e rendere sostenibile l’adozione delle tecnologie innovative.

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