Salute e sanità: per gli italiani sono le aree su cui è più urgente aumentare gli investimenti pubblici

L'indagine

Salute e sanità: per gli italiani sono le aree su cui è più urgente aumentare gli investimenti pubblici

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Immagine: ©HealthDesk
di redazione
Più importante anche del lavoro e del contenimento dei costi dell’energia. I pronto soccorso, l’assistenza ospedaliera e la prevenzione le aree su cui intervenire con maggiore urgenza.

Quasi nove italiani su dieci ritengono che la sanità pubblica sia una priorità strategica per il Paese e che sia necessario aumentare i fondi da destinarle: è chiarissima l'indicazione emersa dal sondaggio dell'Ipsos su “Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo Ssn”, presentato mercoledì 21 febbraio a Roma nel corso della sesta edizione di “Inventing for Life Health Summit”, evento organizzato da MSD Italia e dedicato al tema “Investing for Life: la Salute conta!”.

Secondo la ricerca illustrata dal presidente Ipsos Nando Pagnoncelli, nel giro di due anni è aumentata dal 52% al 69% la quota di italiani che indicano la salute e la sanità come le priorità assolute su cui il Governo dovrebbe investire, davanti al lavoro e ai costi dell’energia. In particolare, andrebbero privilegiati Pronto soccorso, assistenza ospedaliera e prevenzione. Le incognite sull’Intelligenza artificiale, invece, hanno forse contribuito a raffreddare gli entusiasmi per la trasformazione digitale, che viene comunque ritenuta utile dal 68% degli italiani (contro il 79% del 2021).

Un contributo determinante per l’innovazione e la crescita, non solo della sanità ma di tutto il sistema-Paese, appare legato all'impegno in Ricerca&Sviluppo delle aziende farmaceutiche.
In effetti, quasi sette italiani su dieci ritengono che il settore farmaceutico possa rappresentare uno stimolo per la ripresa dell’economia italiana e il 73% della popolazione ritiene che lo Stato debba investire di più nell'assistenza farmaceutica pubblica.

Quasi otto italiani su dieci, inoltre, sono convinti che i vaccini salvino le vite e sostengono che siano importanti per proteggere anche chi non può vaccinarsi. Nettamente in maggioranza gli italiani favorevoli a un maggior coinvolgimento delle farmacie nelle vaccinazioni (78%) perché considerate più facilmente accessibili e per consentire una riduzione del carico di lavoro sugli ospedali.

«Investire nella Sanità – dice Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di MSD Italia – produce, per definizione, un impatto positivo sulla salute di cittadini e pazienti; ma tante sono le esternalità positive generate, sia in termini di effetti sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile che di crescita economica e sociale del Paese». Ai decisori, Luppi chiede che la Salute sia mantenuta «in cima all’agenda politica e istituzionale sia a livello europeo che nazionale, aumentando progressivamente le risorse destinate al Ssn». Luppi auspica inoltre «l’adozione di una strategia italiana per le Life Sciences, in grado di posizionare la ricerca e la filiera industriale sugli standard internazionali più avanzati, rendendo il Paese ancor più attrattivo nei confronti degli investimenti esteri. E pensiamo – aggiunge– che sia necessaria la definizione di una nuova governance per il settore farmaceutico: un nuovo modello di finanziamento della spesa farmaceutica pubblica che premi e incentivi l’innovazione grazie anche all’inclusione dei farmaci con innovatività condizionata all’interno del capiente Fondo per i farmaci innovativi e che riconosca nella spesa sanitaria un asset strategico per il Paese, rivedendo, di conseguenza, i criteri di contabilizzazione almeno di una sua quota, quella destinata all’immunizzazione, come spesa in conto capitale e non corrente».

D'altronde, la filiera industriale delle Life Sciences è «un settore altamente strategico per l’Italia – interviene Valerio De Molli, Managing Partner e amministratore delegato di The European House- Ambrosetti - grazie a elevati moltiplicatori dell’attività economica e di impatto sociale, una forte propensione agli investimenti in ricerca e in produzione, al capitale umano di qualità. Se si considera che a livello globale ogni anno il settore investe più di 200 miliardi di dollari e l’Italia ne intercetta meno dell’1% appare evidente che dobbiamo porci l’obiettivo di attrarre il maggior ammontare possibile di investimenti».

La crescita degli investimenti può contribuire anche a dare maggiore attenzione ai bisogni dei pazienti nel percorso diagnostico-assistenziale: oltre otto italiani su dieci sono convinti che i pazienti debbano essere attivamente coinvolti nei processi decisionali di cura, e il 67% giudica positivamente il ruolo svolto dalle Associazioni a favore dei pazienti.

Per le Associazioni dei pazienti «è di fondamentale importanza investire e ottimizzare le risorse per gli screening e per le cure oncologiche come richiesto dalla Mission on Cancer e dall’Europe’s Beating Cancer Plan che pongono come obiettivo di salvare milioni di vite umane: Prevent what is preventable» sottolinea Elisabetta Iannelli, segretaria generale Favo. L’Italia deve investire, aggiunge, per raggiungere l’obiettivo posto dall’Unione europea di garantire che il 90% della popolazione acceda agli screening oncologici e alla vaccinazione da papilloma virus. «Ridurre il carico delle malattie prevenibili e diagnosticabili precocemente – osserva Iannelli - è un investimento fruttuoso per la Sanità e per il Welfare State e significa anche ridurre il carico di dolore e la tossicità finanziaria che il tumore e i trattamenti antitumorali comportano per il malato e per la sua famiglia».

L'Europa, però, «sta perdendo terreno rispetto ai suoi concorrenti globali» rileva Louise Houson, presidente Core Europe & Canada Region MSD International. Negli ultimi venti anni, precisa, la quota degli investimenti in Europa in R&S è diminuita del 25% e perciò bisognerebbe «rafforzare il sistema di incentivi europei per riorientare gli investimenti in R&S verso l'Europa». Nel 2023, l'Unione europea ha avviato la prima revisione completa dell'intero quadro legislativo farmaceutico europeo in venti anni, la “EU Pharmaceutical Strategy”, «di cui – dice Houston - sosteniamo pienamente gli obiettivi: garantire ai pazienti di tutta l’Europa un maggiore accesso ai farmaci e ai vaccini di oggi e rafforzare il contesto europeo per l'innovazione dei trattamenti di domani». Tuttavia, secondo Houston «alcune delle riforme proposte stanno portando a compiere passi indietro per quanto riguarda l'innovazione medica riducendo i diritti di esclusività in tutti i settori, oltre a ridurre la durata della protezione dei dati regolatori e l’esclusività di mercato per i farmaci orfani. La riduzione degli incentivi farmaceutici rischia di compromettere ulteriormente gli investimenti in R&S in Europa e non risolve le questioni principali dei ritardi nell'accesso ai farmaci da parte dei Pazienti europei, ritardi – sostiene infine - che risiedono nei sistemi sanitari nazionali».