Informare e sensibilizzare sui linfomi non Hodgkin, un gruppo eterogeneo di patologie che rappresentano circa il 50% dei tumori ematologici. È questo l’obiettivo di “Scacco al Linfoma – Un nuovo ponte tra la ricerca e la cura”, iniziativa promossa da AbbVie con AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma), FIL (Federazione Italiana Linfomi) e GFIL (Gruppo Italiano Infermieri Linfomi), presentata a Roma il 12 febbraio.
Fulcro dell’iniziativa è la metafora degli scacchi: una partita fatta di mosse strategiche, attese e ripartenze, che richiama il percorso di chi convive con la malattia e di chi la studia. Al centro, il “ponte”, simbolo delle nuove opzioni terapeutiche che collegano ricerca e pratica clinica, tra cui gli anticorpi bispecifici.
I linfomi non Hodgkin comprendono oltre 50 forme, suddivise in indolenti, a crescita lenta, e aggressivi, a crescita rapida. Tra questi ultimi, il linfoma diffuso a grandi cellule B è il più frequente; tra gli indolenti, il linfoma follicolare è il più comune ed è caratterizzato da un elevato rischio di recidiva.
«Si tratta di due patologie molto diverse dal punto di vista della presentazione clinica con approcci e scelte terapeutiche da adottare profondamente differenti», dichiara Marco Ladetto. «Se parliamo di recidiva, ci riferiamo a un linfoma che anche dopo aver ottenuto una risposta ottimale completa si manifesta di nuovo; un linfoma refrattario è invece la condizione in cui un paziente, pur effettuando una terapia efficace, non ottiene risposta».
Con l’avanzare delle linee di trattamento, la gestione clinica diventa più complessa e richiede un percorso strutturato che integri supporto medico, psicologico e organizzativo. «Le aspettative per i pazienti stanno cambiando, per molti è possibile una guarigione o mantenere una buona qualità di vita pur con una forma cronica di linfoma – sottolinea Giuseppe Toro – Fortunatamente, negli ultimi anni sono arrivati trattamenti innovativi come gli anticorpi bispecifici che offrono possibilità di cura anche per i pazienti recidivati/refrattari».
Le innovazioni terapeutiche, dalle CAR-T agli anticorpi bispecifici, stanno modificando lo scenario anche nei casi recidivati o refrattari. «Attualmente, grazie all’avvento delle terapie cellulari CAR-T e degli anticorpi bispecifici, le prospettive dei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B e linfoma follicolare recidivati/refrattari sono migliorate», afferma Caterina Patti. «Inoltre, queste terapie innovative non sono solo più efficaci, ma meno tossiche, pertanto garantiscono un miglioramento della quotidianità del paziente».
Accanto al medico, un ruolo chiave è svolto dall’infermiere e dal caregiver. «L’infermiere, oltre al ruolo tecnico quale professionista sanitario, ha un ruolo di “ponte” comunicativo», dice Giuliana Nepoti. «Il nostro ruolo è trasformare la paura in consapevolezza».
Per AbbVie, l’iniziativa rappresenta parte di un impegno pluriennale nella ricerca ematologica. «La campagna “Scacco al Linfoma” sintetizza perfettamente l’approccio strategico di AbbVie nella lotta ai linfomi», conclude Caterina Golotta.
Nelle prossime settimane sarà online il sito (http://www.scaccoallinfoma.it) con contenuti informativi, video-storie dei pazienti e interviste agli esperti, per accompagnare pazienti e caregiver in ogni fase della partita.
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