È un punto di riferimento fondamentale per i giovani, ma di fronte alle questioni affettive e sessuali la scuola spesso non è in grado di dare risposte adeguate. Quando c'è bisogno di un chiarimento o di un semplice confronto su questi temi, gli adolescenti si affidano soprattutto agli amici o a internet. È quanto rivela una ricerca promossa dal progetto nazionale «ANLAIDS incontra studenti e studentesse».
I dati raccolti nell'ultimo anno scolastico in cento scuole di sette regioni fotografano chiaramente le priorità dei ragazzi. Alla ripresa delle lezioni, quattro adolescenti su dieci chiedono di approfondire la sessualità nelle sue funzioni riproduttiva e relazionale, il 29,9% desidera affrontare la gestione delle emozioni e dei sentimenti, il 17% il consenso e il rispetto, mentre l'11,1% punta l'attenzione sulle differenze tra sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale. Quando sorge un problema, i punti di riferimento restano gli amici (32,4%) e la madre (25%). Preoccupa il dato di chi cerca risposte in rete (10,2%), mentre appena il 6,4% si rivolge a un medico e lo 0,5% a uno psicologo. Tra le principali preoccupazioni emergono gravidanze indesiderate (29,2%), infezioni sessualmente trasmesse (24,3%) e un diffuso senso di inadeguatezza (23,3%).
La rilevazione coincide con l'avvio del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della legge sul consenso informato in ambito scolastico, che richiede l'accordo scritto delle famiglie per le attività sulla sessualità.
«La nuova legge chiede alle scuole più trasparenza e una verifica rigorosa delle competenze degli esperti: principi che l'associazione condivide e applica da tempo», dice Luca Butini, presidente dell'Associazione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS (Anlaids). «Il consenso informato, però, deve rafforzare l’alleanza tra scuola e famiglia, non diventare una barriera all’informazione. I dati ci dicono che i ragazzi hanno domande concrete su prevenzione, relazioni, emozioni e consenso e che, quando ricevono risposte corrette in uno spazio non giudicante, le conoscenze crescono e lo stigma si riduce».
L'indagine ha anche indagato l'efficacia degli interventi educativi. La quota di studenti che distingue correttamente il virus dell'immunodeficienza umana e la sindrome da immunodeficienza acquisita sale dal 49,6% all’89,9%, mentre la conoscenza delle modalità di trasmissione passa dal 52,9% all’85,5%. La consapevolezza sulla profilassi pre-esposizione cresce dal 32,3% all’51,9% e il 78,6% sa ora che l’infezione si cura ma non si può guarire. L'impatto positivo si riflette anche sul piano sociale: la percentuale di studenti che considerava pericolosi i rapporti con una persona sieropositiva crolla dal 35,2% al 18,5%.
Attivo dal 1993, il progetto «ANLAIDS incontra studenti e studentesse» porta nelle classi incontri gratuiti condotti da un team multidisciplinare di medici, psicologi, biologi, infermieri, sessuologi ed educatori. Il percorso adotta i criteri dell'educazione sessuale globale, utilizzando strumenti multimediali e attività di educazione tra pari per misurare costantemente l'efficacia degli interventi e intercettare i reali bisogni informativi dei giovani.
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