I sindacati: «Adesioni superiori a ogni previsione» allo sciopero dei medici

Sanità

I sindacati: «Adesioni superiori a ogni previsione» allo sciopero dei medici

di redazione

Lo sciopero nazionale del 12 dicembre «è il risultato del disinteresse della politica verso il Servizio sanitario nazionale, il più importante strumento di tutela della salute e delle fragilità di tutti i cittadini, che ha spinto i medici e i dirigenti sanitari dipendenti del Ssn prima a manifestare, oggi a scioperare uniti e compatti, anche a nome dei tanti italiani senza voce, lavoratori e contribuenti onesti che finanziano un welfare che altri stanno saccheggiando da troppo tempo. La sanità pubblica ha chiuso oggi per non chiudere per sempre».

Comincia così la nota con la quale le organizzazioni sindacati dei medici e dirigenti del Servizio sanitario pubblico spiegano e commentano lo sciopero attuato in tutto il Paese martedì 12 dicembre.

L'adesione, che secondo i sindacati ha toccato punte dell'80% (esclusi i contingenti minimi per garantire le urgenze), il sit in a Roma davanti al ministero dell'Economia e le altre iniziative simili organizzate nel Paese «testimoniano coscienza dell’importanza della posta in gioco. Vale a dire contrastare una condanna a morte annunciata della sanità pubblica che sta travolgendo insieme i diritti dei cittadini, che vedono sottrarsi prestazioni giorno dopo giorno o trasferirle a carico delle loro tasche, e quelli dei medici e dei dirigenti sanitari, dei quali ruolo, dignità e valori professionali sono marginalizzati in una logica di abbandono».

Per i sindacati, la scarsità delle risorse economiche destinate al servizio sanitario pubblico «rende ormai difficile mantenere i risultati di salute conseguiti, che già manifestano le prime crepe con la riduzione degli anni di buona salute nella fascia di età over 65, con l’aumento della spesa privata, che ormai lega il diritto alla salute al censo, con l'eccezionale incremento di diseguaglianze territoriali. La distanza tra Bolzano e Napoli può misurarsi in 700 km o in quattro anni di aspettativa di vita. Nello stesso tempo cresce la povertà sanitaria e peggiorano, anche per l'impoverimento numerico del personale e il blocco da sette anni di contratti e turn-over, le condizioni di lavoro di chi è chiamato a tutelare la salute dei cittadini».

In questo contesto, prosegue il comunicato, «colpisce il distacco, fino all’indifferenza, della politica, del Governo e dei partiti della sua maggioranza incapaci di reggere la complessità della questione sanità che mal si presta a essere tradotta in bonus e comunicata via twitter».

La sanità pubblica è «un grande patrimonio civile, sociale e professionale che esprime la coesione sociale del Paese e i valori etici e deontologici dei suoi professionisti – continuano i sindacati - che oggi assumono su di sé l'onere di difenderla e riqualificarla». Non è finita con lo sciopero del 12 dicembre, dunque, e le organizzazioni sindacali annunciano che porteranno il tema nella campagna elettorale «in cui i cittadini saranno chiamati a giudicare e scegliere anche in base a quanto (non) è stato fatto per il loro diritto alla salute. #primadivotarepensallasalute».