La Società italiana di diabetologia (Sid), attraverso la sua presidente, Raffaella Buzzetti, aderisce alla campagna sull’empowerment femminile “Te lo sei meritato” promossa da Cittadinanzattiva, contribuendo a portare l’attenzione su un tema cruciale anche per il mondo accademico e medico-scientifico: la persistente difficoltà per le donne di accedere ai ruoli apicali.
L’iniziativa, che nasce con l’obiettivo di scardinare la narrazione tradizionale della cosiddetta “sindrome dell’impostore”, propone una lettura innovativa: non riuscire a centrare gli obiettivi di carriera non rappresenta una fragilità individuale, ma è la conseguenza dei limiti imposti da un sistema che ancora oggi incorpora e perpetua stereotipi di genere e disuguaglianze strutturali.
«In ambito accademico e medico – sostiene la presidente Sid – il cosiddetto “tetto di cristallo” è tutt’altro che superato. Nonostante le donne siano oggi oltre la metà dei medici italiani e la maggioranza tra gli studenti delle facoltà di medicina – prosegue - il loro accesso ai ruoli apicali resta limitato. Spesso è richiesto loro di dimostrare costantemente qualcosa in più rispetto ai colleghi uomini, in termini di competenze, risultati e capacità di leadership, per ottenere lo stesso riconoscimento. Un segnale evidente – ritiene Buzzetti - di come le disuguaglianze strutturali continuino a incidere sulle carriere, alimentando anche quel senso di inadeguatezza che la campagna di Cittadinanzattiva intende contrastare».
La presidente della Sid offre la propria testimonianza nello spot in onda dal 29 Marzo al 5 Aprile su Sky e in homepage di Cittadinanzattiva. Insieme a Buzzetti nello spot anche le testimonianze di Victoire Gouloubi, chef e “voce” dell’Africa contemporanea e di Roberta Noè, giornalista di Sky Sport.
La campagna tenta di ribaltare la prospettiva mainstream: il senso di inadeguatezza non è un limite personale, ma l’espressione di contesti che non sono stati progettati per essere inclusivi. Un messaggio che la Sid condivide e rilancia, soprattutto alla luce delle esperienze quotidiane di molte professioniste della salute. «Dobbiamo lavorare per trasformare le regole del gioco, creando ambienti realmente inclusivi – sottolinea infine la presidente della Sid - nei quali il merito possa emergere senza essere ostacolato da pregiudizi o barriere invisibili. Solo così potremo non solo valorizzare pienamente il contributo femminile, ma anche offrire alle nuove generazioni modelli diversi, che non ostacolino l’affermazione della professionalità “rosa” e che cancellino quel senso di inadeguatezza che oggi ancora troppe donne sperimentano».
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