Un cambiamento epocale nel rapporto tra i Testimoni di Geova e l'utilizzo del sangue per procedure mediche, e quindi in merito alle trasfusioni e alla donazione. Il Corpo Direttivo ha adottato una nuova linea che, pur vietando l’uso di sangue intero, lascia alla coscienza individuale la scelta sull’utilizzo delle componenti principali del sangue (come globuli rossi o piastrine) e sulla donazione.
Alle origini di un divieto
Storicamente, i Testimoni di Geova hanno motivato il divieto all’uso del sangue a fini medici. Questo orientamento affonda le sue radici nella Bibbia, a partire dal comando dato a Noè nella Genesi secondo cui «la carne che ha ancora in sé la vita, il suo sangue, non dovete mangiarla».
Da queste basi i fedeli hanno tradizionalmente evitato la carne non dissanguata, l’assunzione di sangue intero per via orale o tramite trasfusione, e la pratica della donazione ematica, estendendo il divieto anche alle componenti principali: globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine.
Le nuove indicazioni
Negli ultimi anni il divieto è stato oggetto di numerose discussioni, sia fuori che dentro la comunità, che hanno infine portato alle nuove indicazioni. Ogni credente — spiega il Corpo Direttivo — è chiamato a decidere in autonomia riguardo all’impiego di globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine in ambito chirurgico e terapeutico, nonché in merito alla donazione del proprio sangue, a patto che questo venga destinato a fornire componenti o frazioni ad altri.
I vertici dell’organizzazione religiosa lasciano completa libertà di coscienza e ammettono che alcuni fedeli potrebbero scegliere di rifiutare integralmente ogni prodotto ricavato dal sangue, mentre altri potrebbero accettarne alcuni in virtù della loro ridotta percentuale rispetto al sangue intero.
