Nel 2021 600mila persone hanno rinunciato a curarsi perché non potevano permetterselo

Il rapporto

Nel 2021 600mila persone hanno rinunciato a curarsi perché non potevano permetterselo

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Immagine: Olaf Teuerle / Flickr (CC BY-NC-SA 2.0)
di redazione
La crisi economica scatenata dalla pandemia ha impedito a 600mila persone di curarsi. E quando bisogna scegliere, le cure dentali sono le prime a saltare. In un anno la povertà sanitaria è aumentata del 37,63 per cento. Lo denuncia il 9° Rapporto di Banco Farmaceutico

Il dolore se lo tengono, l’infezione non la curano, la salute dei denti è la prima a essere trascurata, ma anche il resto può aspettare. Sono quasi 600mila le persone povere che nel 2021 non hanno potuto acquistare i medicinali di cui avevano bisogno. Si tratta di 163.387 persone in più rispetto alle 434.173 del 2020. È il bilancio di fine anno del Banco farmaceutico contenuto nel  9° Rapporto Donare per curare – Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci realizzato con il contributo incondizionato di IBSA Farmaceutici. Nel documento ci sono i numeri peggiori degli ultimi anni. Nel 2021 la povertà causata dalla pandemia ha provocato un aumento del 37,63 per cento delle persone per cui la salute è diventata un lusso. 

Nonostante l’universalismo del nostro Servizio Sanitario Nazionale, il 42,2 per cento della spesa farmaceutica è a carico delle famiglie, che nel 2020 (ultimi dati disponibili) hanno speso 8,7 miliardi di euro su un totale di 20,5 miliardi.

Chi è povero ha in media un budget sanitario pari a 10,25 euro al meso, meno di 1/5 (17%) della spesa sanitaria di chi non è povero (60,96 euro mensili). Quando le risorse scarseggiano, la scelta delle priorità diventa indispensabile. E le cure dentali sono le prime a saltare. Per le famiglie povere ben il 62 per cento della spesa sanitaria (6,37 euro) viene destinato ai farmaci e solo il 7 per cento (0,75 euro) è dedicato ai servizi dentistici a cui, ovviamente si ricorre solo in caso di urgenza e non certo per la prevenzione. Le famiglie non povere, invece, destinano il 43 per cento del proprio budget sanitario mensile (25,94 euro) all’acquisto di medicinali e il 21 per cento ai servizi dentistici (12,6 euro). 

Indipendentemente dal reddito, la spesa sanitaria è equivalente a circa il 2 per cento della spesa complessiva. Cambia il valore assoluto, 61 euro al mese per i ricchi 10,25 per i poveri, e cambia anche il significato che si attribuisce ai soldi destinati alla salute. Per i ricchi si tratta di un investimento, per i poveri di un sacrificio. 

Pur con i dovuti distinguo, a risparmiare sulle cure sono stati sia i poveri sia i non poveri. Nel 2020 il 15,7 per cento delle famiglie italiane (4 milioni 83 mila famiglie, pari a 9 milioni 358 mila persone) ha risparmiato sulle cure, limitando il numero delle visite e degli accertamenti o facendo ricorso a centri diagnostici e terapeutici più economici.

«A causa della crisi economica derivante dalla pandemia, molte persone sono state spinte in una situazione di indigenza, e chi già era povero vive una condizione di ulteriore marginalità. Il nostro Rapporto rappresenta non tanto e non solo un’analisi sociologica e statistica della povertà, quanto uno strumento per consentire a Banco Farmaceutico di poter fare meglio il proprio lavoro (raccogliere farmaci per gli indigenti) e per smuovere idee e coscienze, fornendo al dibattito alcuni suggerimenti in termini di politiche pubbliche. Crediamo in particolare che, sia nell’ambito del PNRR, sia in quello delle strategie sanitarie generali, occorra valorizzare adeguatamente il ruolo sussidiario del Terzo settore. Crediamo sia sufficiente guardare a ciò che già esiste. A quello che accade, per esempio in alcune regioni, dove gli enti assistenziali hanno assunto una funzione di sistema non ignorabile dalle istituzioni pubbliche, le quali considerano tali enti partner delle politiche sanitarie, coinvolgendole talora nella co-progettazione del welfare locale a sostegno dei poveri», ha dichiarato Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus.

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