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Asperger e ADHD, solo 300 mila italiani sono diagnosticati e curati
Redazione
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Un network nazionale per promuovere la ricerca nel settore e, in collaborazione con le associazioni di pazienti e loro familiari, per realizzare campagne informative nazionali in modo da diffondere la consapevolezza della necessità di occuparsi delle persone con ADHD, Asperger e altre patologie del neurosviluppo durante tutto l’arco della loro vita, dall’infanzia all’adolescenza, all’età adulta. L'annuncio in occasione del congresso nazionale della Società italiana di neuropsicofarmacologia, in questi giorni a Milano, dove si fa il punto sulle possibili strategie di trattamento, indicando le “bandierine rosse” che possono nascondere un disturbo del neurosviluppo in età adulta. Riconoscerli è indispensabile per evitare molte sofferenze e difficoltà: si stima che nei soli Stati Uniti il costo sociale dell’ADHD (Disturbo da deficit di attenzione e iperattività) negli adulti oscilli fra i 140 e i 260 miliardi di dollari tra spese sanitarie e mancata produttività; inoltre la presenza di ADHD favorisce la comparsa di altri disturbi come depressione (40% dei casi), disturbi d’ansia (35%) e abuso di sostanze (10%).

in Italia si stima che l'ADHD riguardi il 2% della popolazione, circa un milione di adulti, ma ne è consapevole meno di uno su cinque, mentre la sindrome di Asperger, un disturbo dello spettro autistico che riguarda circa l’1% della popolazione; e può passare a lungo sotto silenzio, arrivando alla diagnosi molto più tardi di altre forme di autismo: la stessa Greta Thunberg lo ha scoperto a 13 anni e altri, come la scrittrice Susanna Tamaro, dopo i quarant’anni; altri ancora ci convivono tutta la vita senza saperlo, ma soffrendo delle proprie difficoltà emotive, del sentirsi diversi e incapaci di stabilire relazioni con gli altri.

«Il primo passo per arrivare alla diagnosi – spiega Claudio Mencacci, copresidente della Società di neuropsicofarmacologia e direttore del Dipartimento di Neuroscienze e salute mentale ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano – – è riconoscere i ‘campanelli d’allarme’ dei disturbi del neurosviluppo nell’adulto, così da sospettare il problema e rivolgersi al medico. Ma in questi casi è anche fondamentale la sinergia con il neuropsichiatra infantile, sancendo quello che ormai è un dato condiviso: la continuità tra le due età della vita: infanzia-adolescenza e passaggio età adulta».

«Le persone con sindrome di Asperger hanno tipicamente scarse capacità di interazione sociale – aggiunge Matteo Balestrieri, copresidente della Società scientifica e direttore della Clinica psichiatrica dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale di Udine – sono spesso chiuse in un loro mondo e hanno difficoltà di comunicazione con gli altri, hanno una bassa autostima, interessi limitati e a tratti ossessivi, con un grande bisogno di routine fisse. In entrambi i disturbi i pazienti che arrivano all’età adulta senza avere avuto una diagnosi possono non sospettare il loro problema, ma semplicemente trovare molto faticosa la vita e le sfide di tutti i giorni; anche per questo molti non chiedono aiuto e la diagnosi arriva magari dopo aver identificato altre malattie: il 16% dei pazienti con altri disturbi mentali ha un ADHD non diagnosticato».

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