Demenze: forti differenze regionali nell’assistenza, al Nord test diagnostici e centri aperti più a lungo

L’indagine

Demenze: forti differenze regionali nell’assistenza, al Nord test diagnostici e centri aperti più a lungo

di redazione

Al nord la quota di centri per disturbi cognitivi e demenze che applica un percorso terapeutico diagnostico assistenziale è del 68,8 per cento. Al centro del 48,8 per cento. Al sud del 27,1 per cento. Il dato che emerge dall’indagine dell’Osservatorio Demenze dell’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito del Fondo per l’Alzheimer e le demenze 2021-2023, mostra  chiaramente che i servizi per le persone con demenza sono distribuiti in modo disomogeneo sul territorio nazionale. Analoghe differenze sono state riscontrate sugli orari di apertura delle strutture (in media, 18 ore a settimana al nord, 13 al centro e 11 al sud e nelle isole), sugli esami diagnostici offerti. Per esempio la PET amiloidea è disponibile maggiormente al nord (70,3%), con valori più bassi al centro (64,6%) e al sud e isole (63,3), la Frontal assessment Battery -FAB è applicata nell’85,6  per cento delle strutture dell’Italia settentrionale, nel 14,6 per cento nelle regioni centrali e nel 12 per cento nell’Italia meridionale e nelle isole. 

Per quanto riguarda le RSA, la maggioranza (71,6%) delle strutture è una residenza sanitaria assistenziale e il 28,4 per cento è una residenza socio-sanitaria. Queste ultime sono localizzate maggiormente nelle regioni del nord (30,1%) rispetto al centro (24,2%) e al sud (26%). Anche per le Rsa, sono state riscontrate differenze sul territorio sia sulla natura della struttura (pubblica o privata/convenzionata) che sui livelli delle prestazioni erogate.

«Le demenze sono un tema di salute pubblica molto importante, il cui impatto è destinato a crescere nel futuro, e coinvolge attualmente anche circa 4 milioni di familiari oltre ai pazienti. Questo lavoro ha cercato di entrare nel dettaglio dei contesti locali restituendo report specifici a ogni singola regione. Questa è la direzione, camminare insieme cercando di armonizzare le realtà regionali per uniformare e garantire i servizi a livello nazionale», ha dichiarato Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

I risultati dell’indagine sono stati diffusi nel corso di un Convegno   presso l’Istituto Superiore di Sanità che è stato anche l’occasione per presentare le linee guida “Diagnosi e trattamento di demenza e Mild Cognitive Impairment” - le prime, sulla tematica, ad essere pubblicate dal nostro Paese. 

Ecco alcuni dei risultati principali. 

- Fra i dati più rilevanti emersi dall’analisi della letteratura ci sono l’impatto positivo dell’adozione di trattamenti non farmacologici (trattamenti psico-educazionali, cognitivi e psicosociali) per la cura delle demenze e del Mild Cognitive Impairment (termine che indica uno stato di deficit cognitivo lieve che può preludere alla demenza) e l’efficacia di alcuni farmaci inibitori e antipsicotici.

- In collaborazione con le Regioni e Provincie autonome e con il sistema di sorveglianza Passi e Passi d’argento dell’ISS, è stata elaborata la stima di prevalenza di 11 fattori di rischio prevenibili per la demenza per le singole Regioni e PA sul territorio nazionale 

Si stima che il 39,5 per cento dei casi di demenza siano attribuibili a 11 fattori di rischio modificabili (basso livello di istruzione, deficit uditivi, ipertensione, consumo di alcol, obesità, fumo, depressione, isolamento sociale, inattività fisica, diabete mellito, inquinamento atmosferico).

La quota di casi di demenza, è calcolata sia complessivamente che in relazione a ciascuno degli 11 fattori di rischio, è stata stimata sia a livello nazionale che per singola Regione e Provincia autonoma. I dati hanno mostrato una rilevante disomogeneità fra le Regioni: dalla quota della Campania, pari al 47 per cento, a quella del 30 per cento del Piemonte.

Bpco, l'emergenza sconosciuta

Bpco malattia dell'anziano?