Ecco quanto ci costa rinunciare al Servizio sanitario nazionale

L'allarme Anaao Assomed

Ecco quanto ci costa rinunciare al Servizio sanitario nazionale

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Immagine: Official Navy Page from United States of AmericaKRISTOPHER RADDER/U.S. Navy, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione
Un ricovero fino a 1.278 euro al giorno; 1.200 euro all’ora la sala operatoria. «Siamo disposti a pagare queste cifre per curarci?» chiede l'Anaao Assomed

Non c'è dubbio che il Servizio sanitario pubblico, sia esso definito nazionale o regionale, attraversi un (lungo) periodo di difficoltà. Talmente lungo che molti italiani probabilmente hanno dimenticato quanto sia prezioso.

E allora, per rinfrescare la memoria di chi del Servizio pubblico ricorda solo le inefficienze, l'Anaao Assomed, il principale sindacato dei dirigenti medici, sanitari e amministrativi del Ssn, ha fatto due conti per calcolare quanto costino alcune prestazioni che gli italiani possono avere gratuitamente o quasi proprio grazie al Ssn anziché doverle pagare di tasca propria se ricorressero ai servizi privati.

Qualche esempio: un ricovero che richiede da una bassa a un’alta complessità assistenziale costa da 422 a 1.278 euro al giorno. Ai quali, però, andrebbero aggiunti 1.200 euro l'ora per un'eventuale sala operatoria. Per una colecistectomia laparoscopica semplice ci vorrebbero 3.300 euro, che salirebbero a 4.000 per una colecistectomia laparoscopica complessa, mentre la parcella del chirurgo potrebbe variare da 3.000 a 10.000 euro.

I costi di un check up cardiologico nel privato, aggiunge il sindacato, sono variabili a seconda di età, sesso ed esami previsti (di solito esami ematici più elettrocardiogramma di base e da sforzo con visita specialistica finale): 775 euro (con mammografia) per una donna sopra 40 anni, 694 euro (con mammografia) se ne ha di meno; va un po' meglio agli uomini: 345 se hanno meno di 40 anni, 395 euro se ne hanno di più.

«Siamo disposti a pagare queste cifre per curarci?» chiede l'Anaao Assomed.

Il problema è che, secondo il sindacato. «siamo in una fase rischiosa per la tutela del diritto alla salute e le cause hanno radici antiche moltiplicatesi nel tempo»: il cronico insufficiente finanziamento pubblico del Servizio sanitario nazionale; l’autonomia differenziata, l’eccessiva frammentazione regionale e territoriale che subordina il diritto alla salute alla residenza; la mancanza di riforme organiche nazionali che «tengano il passo con le straordinarie novità scientifiche e tecnologiche di cui disponiamo». Per non parlare di Covid e post Covid con tutte le conseguenze sanitarie, sociali economiche. A tutto ciò l'Anaao Assomed aggiunge la carenza di personale, l’incremento vertiginoso dei costi di tutte le attività sanitarie.

A Governo, Regioni e Istituzioni, il sindacato chiede tra l'altro se intendiamo ancora avere un sistema sanitario pubblico e universalistico finanziato dalla fiscalità generale; quale ruolo deve avere la sanità pubblica nella scala di priorità delle politiche nazionali; quanta parte della ricchezza nazionale prodotta ogni anno (Pil) siamo disposti a destinare alla salute delle persone.

Per l'Anaao Assomed «è solo una questione di scelte. E i cittadini devono sapere che le decisioni in tema di sanità di chi ci governa avrà inevitabili e pesanti ripercussioni sulle loro tasche» perchè «se non ci fosse più il Servizio sanitario nazionale, che oggi grava sui cittadini solo per la fiscalità generale, il conto delle cure sarebbe assai salato».

«E allora?» chiede infine il sindacato: «Vogliamo conservare il nostro servizio sanitario pubblico o siamo disposti a pagare queste cifre per curarci?. Per noi la risposta è chiara. Ci auguriamo lo sia per tutti i cittadini che ci aiuteranno a difenderlo».