La scena è famigliare a chiunque frequenti gli ambulatori: il medico riceve il paziente, fa la diagnosi, prescrive la terapia e congeda l’assistito senza indicare alcun ulteriore accertamento, perché non ce n’è bisogno. Il paziente però non è soddisfatto: vorrebbe sottoporsi a una gastroscopia per individuare l’origine del suo mal di stomaco o a una risonanza magnetica per il dolore alla schiena. E insiste per ottenere la prescrizione dell’esame considerato dall’esperto non necessario. Come si comporta a quel punto il medico? Per scoprire la reazione dei camici bianchi alle richieste di trattamenti e procedure inappropriate, Fnomceo e Slow Medicine hanno realizzato un’indagine su un campione di 4.263 medici italiani. Agli intervistati è stato chiesto di rispondere a un questionario elaborato sul modello di quello impiegato negli Stati Uniti da Abim Foundation, l’associazione promotrice della campagna Choosing Wisely.
Il problema
Il 93 per cento dei medici è convinto che i test inutili rappresentino un problema molto (55%) o abbastanza (38%) serio con cui devono fare i conti quotidianamente. Infatti il 44 per cento degli intervistati dichiara di ricevere dai pazienti richieste di esami e trattamenti non necessari almeno ogni giorno o più volte la settimana. I più bersagliati sono i medici di medicina generale: il 63 per cento affronta puntualmente quasi tutti i giorni le proteste degli assistiti per la mancata prescrizione. Agli specialisti succede un po’ meno (38%).
Il dialogo
La voce dei dottori non rimane però inascoltata e i loro consigli non cadono nel vuoto. Il 66 per cento dei medici afferma che i pazienti seguono sempre, quasi sempre o spesso la loro indicazione e non svolgono gli esami considerati superflui.
L’opera di convincimento passa attraverso il dialogo: il 77 per cento dei medici dedica tempo al paziente per spiegare le ragioni della sua decisione. Una percentuale un poco inferiore (54%) riferisce di parlare sempre, quasi sempre o spesso con i pazienti dei costi delle diverse procedure.
Prescrivere o non prescrivere
Di fronte alle ripetute insistenze di chi non si fida della scelta del dottore, il 36 per cento però cede e finisce per concedere la tanto agognata prescrizione. Lo fa soprattutto per avere maggiori sicurezze (51%) ma anche per mettersi al riparo da eventuali denunce legali.
La scelta di non prescrivere non si fa mai cuor leggero. Solamente il 23 per cento dei medici si sente molto sicuro quando consiglia di evitare un test, un trattamento o una procedura non necessari. Quando si parla di appropriatezza i medici sanno di avere un ruolo centrale: il 63 per cento si sente molto responsabile della corretta informazione del paziente al fine di evitare test, trattamenti e procedure non necessari, e il 79 per cento ritiene che il medico sia la figura più adatta ad affrontare la questione. In pochissimi considerano più titolate altre istituzioni: le aziende sanitarie (7%), l legislatore (5%), il governo, per il o le società scientifiche (5%).
Le strategie utili
“Cosa ritieni utile per ridurre i test, i trattamenti e le procedure non necessari?”. A questa domanda i medici hanno risposto elencando una serie di strumenti che vorrebbero avere a disposizione: più tempo per discutere con il paziente le varie opzioni (88%), materiale informativo con evidenze scientifiche da presentare ai pazienti (84%), una efficace riforma della legge sulla responsabilità del medico (83%), la modifica del sistema di remunerazione/sanzione (60%).
Appropriatezza
Cosa è appropriato e cosa non lo è? Oltre alle indicazioni ministeriali ci sono quelle delle società scientifiche raccolte grazie alla campagna di Slow Medicine “Fare di più non significa fare meglio” . Tra chi ne è a conoscenza il 91 per cento afferma di condividere la scelta di affrontare la questione in base a criteri scientifici e non solamente economici. Per il 68 per cento dei dottori le raccomandazioni hanno in qualche modo contribuito a modificare la propria pratica clinica mentre il 31 per cento ne teneva già conto.
Risultati alla mano, Slow Medicine e Fnmceo traggono le conclusioni dell’indagine: «Dall’insieme di questi dati emergono ancora due indicazioni: la volontà dei medici di essere coinvolti in processi di condivisione dal basso delle scelte, e non essere soggetti ad imposizioni “per decreto”, e la richiesta che i cittadini possano ricevere su questi temi un’informazione istituzionale indipendente».
Ora si sa come la pensano i medici, il prossimo passo sarà conoscere l’opinione dei pazienti. E basterà aspettare fino a ottobre quando verranno presentati i risultati di questa nuova indagine.
