Da febbraio cancellate 18 milioni di prestazioni sanitarie

Covid-19 e cronicità

Da febbraio cancellate 18 milioni di prestazioni sanitarie

di redazione

Da febbraio a ottobre di quest'anno sono state cancellate 18 milioni di prestazioni sanitarie ed è stata spenta un’unità di Reumatologia su due sull’intero territorio nazionale; a Catanzaro, all’Ospedale Pugliese Ciaccio, è stata chiusa l’Unità di reumatologia pediatrica. Più che raddoppiate (dal 16% al 33,9%) le difficoltà di comunicazione dei pazienti con il proprio medico di famiglia, con oltre due persone su dieci che durante la prima ondata dell’emergenza sanitaria hanno riscontrato delle problematiche nel mettersi in contatto con il proprio medico di base.

Sono alcuni elementi emersi nel corso del webinar promosso lo scorso 13 novembre dall’Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (Apmarr Aps).

«Quello che è mancato in questa emergenza – sostiene Antonella Celano, presidente Apmarr Aps - è stata proprio la medicina del territorio. Il nesso imprescindibile, il crocevia necessario tra medicina d’emergenza e medicina di continuità. Sono mancate le risorse, e questo non è più accettabile. A oggi l’evidenza ci dice che dobbiamo fare dei seri passi avanti per migliorare le nostre capacità non solo di risposta e gestione delle emergenze, ma di previsione e prevenzione, se non di ciascuna di esse quanto meno delle evitabili conseguenze».

Questo, sostiene Celano, si può fare «solo garantendo e assicurando al Paese e a ogni Regione la struttura, i fondi, il personale e la formazione adeguati per una gestione della cronicità che parta dalla ricerca, passi per la diagnosi precoce e la valutazione multidimensionale della persona, prima ancora che del paziente, attribuendo il giusto rilievo alla condizione del singolo e agli importanti risvolti psicologici che ne conseguono e prosegua poi con un monitoraggio e dei percorsi di cura certi e sempre accessibili. Una diagnosi precoce è possibile, se il territorio funziona. Servono urgenti percorsi che partano proprio dal medico di medicina generale, sostenuti da una ricerca debitamente valorizzata. Il concetto che deve passare – conclude Celano - è che spendere sulla cronicità rappresenti in realtà il più grande, migliore e produttivo investimento che si possa fare. Grazie al Recovery Fund abbiamo le forze e le risorse, ora è arrivato il momento di usarle in maniera adeguata».