Inclusione scolastica: 2 miliardi di euro spesi male per gli allievi con autismo

La denuncia

Inclusione scolastica: 2 miliardi di euro spesi male per gli allievi con autismo

di redazione

Non sono pochi, ma sono spesi male. I soldi destinati agli allievi con autismo non vengono impiegati in servizi di qualità. A denunciarlo è l’associazione Apriautismo che da tempo chiede ai ministeri competenti una misurazione della qualità dei servizi mentre finora ci si è limitati a una rendicontazione esclusivamente quantitativa. 

«Sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale i decreti per il riparto dei 200 milioni di Euro del “Fondo per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità” e i ministeri competenti si sono preoccupati di inserire le schede di Monitoraggio e di Rendicontazione senza però prevedere la misurazione della qualità dei servizi come da noi ripetutamente richiesto da 10 mesi», dicono dall’associazione. 

C’è il rischio quindi che i bandi emessi dagli enti locali, che non distribuiscono soltanto i 200 milioni di euro del “Fondo per l'assistenza all'autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità” ma riguardano una spesa globale per le finanze locali che si aggira sui 2 miliardi di euro,  vadano a finanziare servizi non efficaci con grande sperpero di risorse pubbliche.

«I servizi per l’assistenza degli allievi con autismo, pur costando ingenti risorse, non rispondono ai dettami della normativa vigente in materia di disturbo dello spettro autistico ed in particolare non garantiscono il diritto inviolabile all’educazione, all’istruzione e alla salute di almeno 100 mila allievi certificati nello spettro autistico che frequentano le scuole italiane e che assorbono una quantità media di 25 ore per settimana fornita dagli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, chiamati educatori in molte Regioni, insieme agli insegnanti di sostegno spesso anch’essi sprovvisti di formazione», specifica Carlo Hanau già docente di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari nelle Università di Modena e Reggio Emilia e di Bologna, Presidente di A.P.R.I. Odv ETS. 

Il grande tasto dolente è la mancanza di una formazione specifica degli educatori e degli insegnanti di sostegno. Una recente sentenza del Consiglio di Stato, oltre a stabilire che il trattamento ABA (Applied Behavior Analysis) rientra a pieno titolo nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ha confermato che si tratta di prestazione sociosanitaria ad elevata integrazione sanitaria, che deve essere erogata a scuola, in famiglia e in tutti gli ambienti naturali di vita della persona con autismo. Pertanto, gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, adeguatamente formati in ABA, devono concorrere all’esecuzione del progetto abilitativo garantendone la continuità.

«Risulta pertanto indispensabile che i ministeri, da noi nuovamente sollecitati, agiscano affinché i bandi contengano le normative specifiche delle disabilità da assistere, ciascuna con la propria specificità, come già avviene per le disabilità sensoriali e i Dirigenti Scolastici, garanti del Piano Educativo Individuale di ogni singolo alunno, verifichino obbligatoriamente il tipo e il grado della specializzazione degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione assegnati tramite la Regione e/o l’ente locale», conclude Hanau.