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Il rapporto tra italiani e servizio sanitario nazionale è di «amore incondizionato». Il 93% degli lo considera un valore fondamentale e ne apprezza l'impostazione universalistica, riconoscendone l'importanza sia a livello individuale che collettivo. Tuttavia, l'84% degli italiani è deluso dal mancato mantenimento delle promesse di rilancio e potenziamento del Ssn fatte dopo la pandemia, nonostante l'ottima gestione dell'emergenza Covid-19.
Così Ketty Vaccaro, responsabile dell'area Ricerca biomedica e salute della Fondazione Censis, descrive il rapporto ambivalente degli italiani e il Ssn nella nuova intervista della serie “SoSsn” realizzata da HealthDesk.
Le liste d’attesa, sottolinea Vaccaro, sono la criticità principale. Quasi il 50% degli italiani ha trovato liste d'attesa bloccate nell'ultimo anno, o comunque tempi di attesa molto lunghi. Non stupisce che il 9,9% della popolazione (5,8 milioni di persone) dichiari di avere rinunciato a prestazioni sanitarie (diagnostica, specialistica), con un aumento di 1 milione in un anno.
Resta decisivo il tema delle disuguaglianze territoriali. Se, in via generale, la soddisfazione per il Ssn è diminuita dal 55% del periodo pre-pandemia, si passa al 40% nel 2024. Tuttavia, al Sud, l'insoddisfazione raggiunge il 70%, mentre solo il Nord-Est mantiene un alto livello di soddisfazione (60%).
Le differenze si osservano anche negli indicatori di salute: nell'aspettativa di vita alla nascita, per esempio, in Campania si vive 2 anni in meno rispetto al Trentino-Alto Adige.
D’altro canto, la disfunzione del sistema porta a frustrazione, manifestata anche con episodi di aggressività verso gli operatori sanitari, anche se si mantiene un'elevata fiducia nei medici (85%).
Intanto, cresce il rischio di privatizzazione e quello di una sanità «per censo».
Dalla riforma Bindi (anni '90), c'è stato un progressivo contenimento della spesa pubblica, che ha causato un ritiro dell'impegno pubblico nella sanità, sottolinea Vaccaro. Di pari passo, le risorse per la sanità si sono spostate dai bilanci pubblici a quelli privati delle famiglie. La spesa sanitaria privata è aumentata del 10,2% nell'ultimo decennio (contro il 6,7% di quella pubblica) e rappresenta il 24% della spesa totale.
Mentre la mancata disponibilità del pubblico, fa sì che circa il 35% dei tentativi di accesso a prestazioni specialistiche pubbliche si traduce in un ricorso alla sanità privata. Questo crea una sanità "per censo", dove la disponibilità economica decide l'accesso alle cure.
All’orizzonte, le sfide legate alla cronicità, ai cambiamenti demografici, ai costi dell’innovazione. Un aiuto potrebbe venire dalla sanità digitale, con il 78-80% della popolazione favorevole a questi strumenti. Tuttavia, si riconosce la necessità di formazione per pazienti e operatori e di una riorganizzazione profonda, non solo di replicare a distanza i servizi esistenti.
In definitiva cosa chiedono gli italiani al servizio sanitario?
«Quindi vogliono una garanzia d'accesso maggiore di quella che hanno oggi e vogliono tornare a una sanità che non ha barriere, una sanità in cui la disponibilità economica non pesi, e vogliono superare le difformità di territorio», conclude Ketty Vaccaro.
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