Nutrizione Clinica. Solo in 15 strutture su 80 vengono coperte tutte le patologie di competenza

Il censimento 

Nutrizione Clinica. Solo in 15 strutture su 80 vengono coperte tutte le patologie di competenza

di redazione

Sono 94 le strutture che svolgono attività di nutrizione clinica in Italia. Cinque Regioni hanno una sola struttura: Abruzzo, Basilicata, Molise, Sardegna e Valle d’Aosta. In Campania invece ci sono 11 Unità Operative in Sicilia, su un territorio ampio e popolato, ce ne sono sole 3 UO. Sono alcuni dati contenuti nella mappa delle Unità di Nutrizione Clinica presenti in Italia realizzata dalla Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (SINuC identificato). 

Il primo elemento che emerge dal censimento effettuato attraverso dei questionari  è la distribuzione disomogenea e non adeguata ai bisogni delle strutture sul territorio. In Lombardia, per esempio, le 8 unità operative appaiono insufficienti a soddisfare le richieste della regione più popolosa di Italia con quasi 10 milioni di abitanti. 

Piemonte (14) e Lazio (13) sono le regioni con il maggior numero di strutture. 

«La mappa ci parla di un sistema che non tiene in adeguata considerazione la malnutrizione dei pazienti acuti e cronici e che soprattutto non è in grado di rispondere efficacemente ai bisogni», commenta Maurizio Muscaritoli, presidente SINuC. 

Un altro aspetto critico è un evidente sbilanciamento nella distribuzione dei servizi tra gli ospedali e il territorio, con una carenza di strutture territoriali, che potrebbe condizionare la continuità assistenziale per i pazienti che vengono dimessi con prescrizioni dietetiche, o con una prescrizione di supplementi nutrizionali orali o un piano di nutrizione artificiale domiciliare. 

I servizi di Dietologia e Nutrizione Clinica sono composti da almeno due professionalità̀ di base, che sono il medico specialista e il dietista, a cui si affiancano, a seconda dello sviluppo del servizio, operatori diversi, come personale infermieristico, ausiliario e amministrativo. L’indagine ha evidenziato che nel 26 per cento dei casi non esiste un documento in cui vengono precisate le funzioni e la pianta organica dell’unità operativa. Nel 56 per cento dei casi a capo della struttura non c’è un medico specialista in scienza dell’alimentazione e dietetica. 

«I dietisti sono professionisti con una formazione specifica sui temi nutrizionali che possono fornire un’ampia gamma di servizi, tra cui la valutazione dello stato nutrizionale, la pianificazione dietetica personalizzata e la consulenza nutrizionale», commenta Muscaritoli. 

Dai questionari si deduce, inoltre, che la gestione della nutrizione artificiale domiciliare (NAD) viene svolta da 66 su 93 strutture e che poco più di una struttura su due si occupa della gestione della ristorazione ospedaliera e quasi una su tre delle consulenze presso le residenze sanitarie assistenziali. 

In molte strutture i servizi sono attivi solo per alcune alcune e non per tutte quelle previste: solo in 15 casi su 80 vengono coperte tutte le aree di competenza della nutrizione clinica, con un prevedibile e giustificabile sbilanciamento verso la patologia oncologica che in alcuni casi sembrerebbe portare ad una minore attenzione nei confronti di altri pazienti.