Gli oncologi al nuovo Governo e al Parlamento: «Cure domiciliari solo nel 68% delle Oncologie. Servono più risorse per l’assistenza territoriale e la ricerca contro il cancro»

Congresso Aiom

Gli oncologi al nuovo Governo e al Parlamento: «Cure domiciliari solo nel 68% delle Oncologie. Servono più risorse per l’assistenza territoriale e la ricerca contro il cancro»

0Y1A4292 (fcp1).jpeg

Foto: © HealthDesk 2022
di redazione
Al via il Congresso nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica). Il primo atto è stato la presentazione della Carta dei servizi dell’oncologia italiana – Libro Bianco 2022

Nonostante che almeno il 30% dei pazienti con tumore possa essere seguito fuori dall’ospedale, quasi un terzo (il 31,3%) delle 323 Oncologie italiane non può contare su un servizio di assistenza domiciliare. Non solo: oltre la metà delle strutture (il 52%) non ha un coordinatore delle sperimentazioni cliniche, figura essenziale per condurre triai di ricerca.

Sono alcuni dati dalla Carta dei servizi dell’oncologia italiana – Libro Bianco 2022, presentato nella prima conferenza stampa del Congresso nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), che si è aperto sabato 1 ottobre a Roma.

Non ci sono solo criticità, però, nell'Oncologia italiane. Anzi, la “fotografia” scattata dal Libro Bianco restituisce anche progressi importanti rispetto al passato.

Per esempio, i servizi di supporto psicologico sono presenti in quasi il 90% dei centri (87,3%), anche se solo la metà è dotata di uno psicologo “dedicato” ai pazienti oncologici. Il 95% ha l’anatomia patologica, l’81% una nutrizione clinica di riferimento e il 70% un laboratorio di biologia molecolare di riferimento. Significativi i passi in avanti anche nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (Pdta), essenziali per garantire un’assistenza multidisciplinare.

L’Oncologia è «un cardine del Servizio sanitario nazionale – dice Saverio Cinieri, presidente Aiom - ma deve essere sostenuta con misure strutturali». Per questo l'Associazione degli oncologi italiani intende chiedere al Governo che verrà e al suo ministro della Salute «di inserire in agenda, tra i primi obiettivi da realizzare, un reale potenziamento dell’oncologia con un’attenzione a 360 gradi, dall’assistenza domiciliare alla ricerca clinica. Senza dimenticare la prevenzione, visto che il 40% dei casi e il 50% delle morti oncologiche possono essere evitati agendo su fattori di rischio prevenibili».

Anche l’utilizzo dei farmaci biosimilari in oncologia può essere importante, sottolinea Cinieri, poiché potenzialmente in grado di «determinare risparmi di circa il 20%, permettendo di riallocare risorse a sostegno dell’accesso a terapie innovative».

Ogni anno, in Italia, sono circa 377 mila le nuove diagnosi di cancro. La sopravvivenza dopo cinque anni dalla diagnosi è del 65% nelle donne e del 59% negli uomini, rispetto al 63% e al 54% della rilevazione precedente del 2015. Terapie innovative, come i farmaci a bersaglio molecolare e l’immunoncologia, «permettono in molti casi di cronicizzare la malattia in fase avanzata o di ottenere la guarigione – spiega il presidente Aiom - con consistenti risparmi in altre voci di spesa, sanitaria e sociale. Ma la qualità e la sostenibilità del sistema – avverte - si garantiscono soprattutto con politiche di sostegno alla ricerca, che permette di sviluppare farmaci innovativi».

Inoltre, avvicinare le cure alle persone ne facilita l’accessibilità, con ricadute positive in termini di qualità di vita e costi sociali, oltre che umani; impatta sull’aspettativa di vita e favorisce risparmi per i pazienti, troppo spesso impoveriti dopo la diagnosi di tumore.

Le difficoltà economiche causate dal cancro sono «un fenomeno sempre più presente anche nel nostro Paese» sottolinea Francesco Perrone, presidente eletto Aiom. L’impianto universalistico del sistema sanitario italiano «dovrebbe costituire una barriera contro questo rischio» osserva, ma «in realtà non è più così. In un’analisi di 16 sperimentazioni condotte tra il 1999 e il 2015, a cui hanno partecipato 3.760 pazienti del nostro Paese colpiti da tumore del polmone, della mammella o dell’ovaio, abbiamo dimostrato che il 22,5% presentava “tossicità finanziaria” e un rischio di morte nei mesi e anni successivi del 20% più alto rispetto ai malati senza problemi economici».

«Ancora troppi pazienti, in Italia, si spostano per centinaia di chilometri alla ricerca del “trattamento migliore”» interviene Massimo Di Maio, segretario nazionale Aiom. Ma «i problemi – aggiunge - possono nascere per raggiungere dalla provincia i centri specialistici nelle grandi città. Insomma, una serie di determinanti, sui quali vogliamo sensibilizzare le Istituzioni, che possono mettere in campo politiche di cambiamento per investire di più sul territorio e sull’assistenza domiciliare, anche creando un’integrazione fra oncologia e medicina di famiglia».

Durante la pandemia, l’oncologia medica «non si è mai fermata» ricorda infine Cinieri. E «anche la scienza non si è fermata – prosegue - aggiungendo informazioni importanti a tutto quel che già conoscevamo sul “pianeta cancro”». Il claim scelto per questo Congresso nazionale è “Oncologia e Complessità. Le nuove sfide per gli oncologi”, laddove per complessità, spiega il presidente Aiom, «si intende tutta la rete di informazioni cliniche, biologiche e molecolari che, man mano, si sono aggiunte al nostro bagaglio culturale, che è diventato sempre più carico di novità. La nostra figura professionale – conclude - ha bisogno di incamerare, comprendere e far proprie tutte le conoscenze che si sono incastonate, come pietre preziose, su tutto quello che già conoscevamo e che i nostri maestri ci hanno trasmesso».