Povertà sanitaria: mezzo milione di italiani non riesce a comprare i farmaci di cui ha bisogno

Il Rapporto di Banco Farmaceutico

Povertà sanitaria: mezzo milione di italiani non riesce a comprare i farmaci di cui ha bisogno

Le famiglie con figli minorenni, povere ma anche non povere, sono le prime a dover rinunciare ai controlli medici per ragioni economiche. E dal dentista ci si va solo in casi estremi. 473mila persone non hanno potuto acquistare i medicinali necessari. I dati nel 7° Rapporto di Banco Farmaceutico

di redazione

La prevenzione, pilastro del sistema sanitario, investimento vantaggioso come pochi altri, l’arma più efficace per vivere a lungo e vivere bene, è diventata un lusso che in molti non si possono permettere, soprattutto se si tratta di famiglie con figli. Un esempio per tutti: il budget di una persona povera per le cure dentistiche è di 2,19 euro al mese (vs. i 31,16 euro del resto della popolazione). Troppo poco per garantire a se stesso e ai propri famigliari i controlli periodici consigliati. È uno degli aspetti più preoccupanti emersi nel 7° Rapporto “Donare per curare: Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci” di Banco Farmaceutico che ha calcolato i costi per le cure degli Italiani nel 2019. 

Nella quotidianità di molte famiglie il ben noto motto della prevenzione che è migliore della cura si è invertito. E curare, in  molti casi, è diventato meglio che prevenire. Anzi, intervenire a danno fatto è spesso una strada obbligata.

A dettare la nuova tendenza è il portafoglio, troppo vuoto per affrontare spese mediche in assenza di un problema urgente. 

Così oltre 12 milioni di persone, anche non indigenti, hanno limitato gli investimenti in controlli preventivi. Le visite dal dentista e dal ginecologo sono le prime a slittare a data da destinarsi. 

Un nuovo bene di lusso: la salute

Dal Rapporto, promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico e BFResearch e realizzato, con il contributo incondizionato di IBSA , dall’Osservatorio sulla Povertà Sanitaria (organo di ricerca di Banco Farmaceutico), è emerso che nel 2019 473mila persone povere non hanno potuto acquistare i farmaci di cui avevano bisogno per ragioni economiche. Di conseguenza, la richiesta di medicinali da parte degli enti assistenziali è cresciuta in 7 anni (2013-2019) del 28 per cento. E ora ha raggiunto a un valore record: nel 2019 si è raggiunto il picco di richieste, pari a 1.040.607 confezioni di medicinali (+4,8% rispetto al 2018). Servono soprattutto farmaci per il sistema nervoso (18,6%), per il tratto alimentare e metabolico (15,2%), per l’apparato muscolo-scheletrico (14,5%) e per l’apparato respiratorio (10,4%). Servono, inoltre, presidi medici e integratori alimentari. Come se non bastasse, la quota di spesa farmaceutica totalmente a carico delle famiglie (non coperta dal SSN) è aumentata passando dal 37,3 per cento al 40,3 per cento. 

Il paradosso: i poveri spendono di più in farmaci perché fanno meno prevenzione

Si saltano i controlli, si rinuncia alle analisi e si incrociano le dita. Ma alla fine gli anni che passano presentano il conto e va a finire che i poveri, per curarsi, spendono per i farmaci in proporzione più dei benestanti. Le famiglie non povere spendono per i farmaci non coperti dal Servizio Sanitario Nazionale il 42 per cento del proprio budget sanitario, mentre quelle povere il 62,5 per cento. Proprio perché possono investire meno in prevenzione. In valori assoluti, comunque, le differenze di spesa restano considerevolmente più basse tra i poveri: ogni persona spende, in media, 816 euro l’anno per curarsi, mentre i poveri solo 128.  

Chi ha figli ha maggiori difficoltà 

Poco aiutate dalle istituzioni, le famiglie povere con figli minorenni sperimentano difficoltà aggiuntive: nel 40,6 per cento dei casi (vs 37,2% delle famiglie povere senza figli) sono state costrette per ragioni economiche a limitare la spesa per visite mediche e accertamenti periodici di controllo preventivo. Ma, la prevenzione è diventata una voce di spesa su cui vale la pena riflettere anche tra le famiglie che non vengono considerate povere: il 20,7 per cento dei genitori con figli minorenni ha ridotto gli investimenti in controlli e visite mediche in confronto alle famiglie non povere senza figli (18,3 per cento). Considerando il totale delle famiglie (povere + non povere) ha limitato la spesa o rinunciato del tutto alle cure il 22,9 per cento di quelle con figli, contro il 19,2 di quelle senza. 

«In Italia, le famiglie con minori (sia quelle povere, sia quelle non povere) sono penalizzate rispetto all’accesso alle cure e, per ragioni economiche, sono costrette a perseguire strategie di rinuncia o di rinvio delle cure in misura superiore alle altre. Speriamo che il 7° Rapporto sulla Povertà Sanitaria possa contribuire alla presa di coscienza, anzitutto da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica, di tale preoccupante situazione e del fatto che senza migliaia di enti e associazioni che, in tutta Italia, offrono assistenza socio-sanitaria gratuita agli indigenti, il quadro sarebbe ancora più drammatico», ha dichiarata Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus. 

Dal dentista solo per le emergenze

Le visite dal dentista sono una affidabile cartina di tornasole delle difficoltà economiche della popolazione e la cattiva condizione del cavo orale un indicatore puntuale dello stato di povertà. Le famiglie povere possono spendere solo 2,19 euro al mese, contro 31,16 euro del resto della popolazione, per il dentista e per i servizi odontoiatrici. Le famiglie povere, inoltre, possono spendere solamente 0,79 euro al mese per l’acquisto di articoli sanitari (contro 4,42 euro del resto della popolazione), 1,30 euro per le attrezzature terapeutiche (vs. 12,32), 4,61 euro per i servizi medico ospedalieri (vs. 19,10) e 1,31 euro per i servizi paramedici (vs. 9,35 euro). 

Aumenta la spesa sanitaria totalmente a carico dei cittadini

Risparmiare è una necessità. Contenere la spesa sanitaria, per le famiglie indigenti, è indispensabile anche perché la quota totalmente a carico dei cittadini (cioè non coperta dal servizio sanitario nazionale) è aumentata, passando tra il 2016 e il 2018 dal 37,3 per cento al 40,3 per cento. Contestualmente, la quota coperta dal Ssn è passata dal 62,7 per cento al 59,7 per cento.