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Relazioni al Parlamento sulla salute: ritardi nei dati fino a 7,5 anni
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    Camera dei deputati Aula Palazzo Montecitorio Roma
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    Immagine: Quirinale.it, Attribution, via Wikimedia Commons
Redazione
Dovrebbero essere il fondamento della programmazione sanitaria, invece rischiano di diventare adempimenti formali, burocratici, in ritardo rispetto alle tempistiche previste dalle leggi. L’Osservatorio Salutequità ha messo in fila le tempistiche di relazioni e rapporti che mancano all’appello

In pole position, con oltre sette anni di buco informativo per Parlamento e cittadini, c’è la Relazione sull'implementazione della legge sulle “Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”: l’ultima è stata trasmessa a gennaio 2019  (la norma prevede la trasmissione annuale entro il 31 dicembre) ed è riferita al 2015-2017.

Segue la Relazione sullo stato sanitario del Paese, i cui dati si riferiscono al quinquennio 2017- 2021 e il buco informativo è pertanto di circa tre anni.

La Relazione sulla legge 40/2004 (Procreazione medicalmente assistita), trasmessa a gennaio 2025, presenta i dati relativi al 2022.

L’ultima relazione sull’andamento delle attività relative alla medicina di genere (a seguito del Piano approvato nel 2019), invece, è stata trasmessa alle Camere a dicembre 2024, ma con dati relativi al 2020-2021.

I dati più recenti di cui dispone il Parlamento per monitorare gli effetti delle leggi approvate, anche se trasmessi nel 2025, si fermano al 2023 in diversi ambiti o patologie, come celiachia e diabete.

A mettere in fila le tempistiche di Relazioni e Rapporti al Parlamento che mancano all’appello e da quanto tempo è l’Osservatorio Salutequità, sottolineando che nell’ultimo quadrimestre dell'anno ci sono appuntamenti importanti, a partire dalla cruciale Legge di bilancio, e che le informazioni potrebbero essere utili al legislatore per orientare le proprie scelte.

I dati, osserva Salutequità, «dovrebbero essere il fondamento conoscitivo della programmazione sanitaria; monitorano gli effetti di norme, indicano le priorità emergenti e aiutano a evitare che le scelte siano solo frutto di mode o pressioni esterne; il loro valore è massimo se sono tempestive e discusse davvero nelle sedi istituzionali». Invece rischiano di diventare adempimenti formali, burocratici, distanti dalla realtà e realizzati in ritardo rispetto alle tempistiche previste dalle norme. Non è un caso che per leggi ritenute importanti, lo stesso Parlamento abbia previsto che il ministro della Salute, con una periodicità definita, invii aggiornamenti sull’avanzamento dell’implementazione dei contenuti delle norme stesse.

«Se vogliamo garantire una legislazione che affronti, per tempo e bene, il diritto alla salute e il buon funzionamento del Servizio sanitario nazionale – commenta Tonino Aceti, presidente di Salutequità - è indispensabile poter contare sulla produzione e pubblicazione tempestiva di dati, informazioni ed evidenze. Tutto questo è fondamentale per garantire politiche pubbliche e una legislazione di qualità, a partire dall’annunciato nuovo Piano sanitario nazionale e dalla prossima Legge di bilancio, ma anche per realizzare in pratica trasparenza e accountability del nostro servizio sanitario pubblico».

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