- Immagine
DidascaliaImmagine: Raysonho @ Open Grid Scheduler / Grid Engine, CC0, via Wikimedia Commons
La gestione della chetoacidosi diabetica non si esaurisce nella fase dell'emergenza. Anzi, è proprio dopo la dimissione dal pronto soccorso che si gioca una partita decisiva: quella della presa in carico del paziente, della prevenzione delle recidive e della continuità delle cure. Un passaggio che chiama in causa l'organizzazione del Servizio sanitario nazionale e la capacità di mettere in rete ospedale, specialisti e assistenza territoriale.
Da questa considerazione ha preso le mosse l'incontro promosso a Roma dalla rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief, con il contributo non condizionante di Abbott. Alla Fondazione Luigi Sturzo si sono confrontati rappresentanti delle istituzioni, delle società scientifiche e del mondo dell'advocacy con l'obiettivo di individuare proposte condivise per migliorare il percorso assistenziale delle persone colpite da chetoacidosi diabetica, dall'accesso al pronto soccorso fino al follow up sul territorio.
La chetoacidosi diabetica è una delle complicanze acute più severe del diabete e una delle principali cause di accesso al pronto soccorso per scompenso glicemico. Può rappresentare l'esordio della malattia, ma interessa frequentemente anche persone con una diagnosi già nota e in trattamento. Una condizione che, oltre ai rischi clinici, determina un impatto rilevante sull'organizzazione sanitaria.
«La chetoacidosi diabetica richiama l'attenzione sulla necessità di una sanità sempre più integrata, capace di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura e non soltanto nella fase acuta, costruire una rete efficace tra ospedale e territorio significa ridurre il rischio di complicanze e di nuovi ricoveri, migliorando la qualità dell'assistenza, la continuità territoriale e la sostenibilità del sistema sanitario», ha affermato la senatrice Daniela Sbrollini, presidente dell'Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e Malattie croniche non trasmissibili, aprendo i lavori.
I numeri spiegano la portata del fenomeno. In Italia il diabete riguarda circa quattro milioni di persone, pari a circa il 6 per cento della popolazione, mentre la gestione delle complicanze acute assorbe una quota significativa di risorse del Servizio sanitario nazionale. «La chetoacidosi diabetica (DKA) è una complicanza acuta e potenzialmente letale del diabete di tipo 1, con un’incidenza annuale del 4–8% negli adulti. Nei bambini e negli adolescenti rappresenta una frequente modalità di esordio della malattia e rimane una delle principali cause di morbilità e mortalità, soprattutto nei soggetti più giovani con nuova diagnosi. I pazienti che hanno avuto un episodio di DKA presentano un rischio di mortalità significativamente più elevato rispetto alla popolazione generale. Inoltre, la DKA comporta un importante impatto sul sistema sanitario a causa di ricoveri urgenti, frequente ricorso alla terapia intensiva, degenze prolungate e riammissioni. L’incidenza della DKA è aumentata nel tempo, determinando un carico crescente per i sistemi sanitari», ha osservato Luca Degli Esposti, amministratore delegato di CliCon.
Nel corso del confronto è emerso come uno dei punti più critici riguardi il "dopo". Se la gestione ospedaliera dell'episodio acuto è ormai consolidata, il percorso successivo alla dimissione rimane disomogeneo sul territorio nazionale. Non tutti i pazienti vengono inseriti in programmi strutturati di follow up e la presenza non uniforme dello specialista diabetologo nei pronto soccorso rende più difficile garantire continuità assistenziale.
«La cura della chetoacidosi diabetica non termina con la stabilizzazione del paziente. Il periodo successivo alla dimissione è decisivo per prevenire nuove crisi e richiede una stretta integrazione tra pronto soccorso, servizi di diabetologia, medicina generale e territorio e questo è ancor più importante nel caso dei bambini – educazione terapeutica e la futura disponibilità di sistemi innovativi di monitoraggio in continuo dei chetoni possono migliorare significativamente aderenza alle cure e prevenzione delle recidive: un approccio efficiente per ridurre l’insorgenza di un evento così grave», ha sottolineato Claudio Maffeis, ordinario di Pediatria all'Università di Verona.
In questo scenario, hanno evidenziato i partecipanti, anche il pronto soccorso può assumere un ruolo diverso, trasformandosi da luogo della sola emergenza a punto di partenza di un percorso assistenziale condiviso. «… il pronto soccorso è spesso il luogo in cui si affronta una condizione clinica ad elevata complessità e, in alcuni casi, si arriva alla prima diagnosi di diabete. È fondamentale che l'efficacia della risposta all'emergenza si accompagni a procedure condivise di dimissione e di collegamento con i servizi specialistici sul territorio, affinché il paziente possa continuare il proprio percorso di cura nelle migliori condizioni possibili.
La presa in carico territoriale riveste inoltre un ruolo fondamentale nel ridurre la pressione degli accessi al pronto soccorso, contribuendo ad intercettare precocemente i bisogni dei pazienti ed evitare quindi situazioni che possano gravare eccessivamente sulle strutture ospedaliere. Un approccio – ha proseguito il clinico – che favorirebbe anche la sostenibilità della spesa», ha dichiarato Francesco Rocco Pugliese, direttore del Dipartimento Emergenza Urgenza dell'Ospedale Sandro Pertini dell'Azienda sanitaria locale Roma 2.
Il confronto si è concluso con la richiesta di sviluppare raccomandazioni condivise sul follow up dei pazienti dimessi dopo un episodio di chetoacidosi diabetica, definendo criteri comuni per il controllo metabolico, l'educazione terapeutica, il coinvolgimento dei caregiver e l'utilizzo delle tecnologie per il monitoraggio glicemico continuo. L'obiettivo indicato dai partecipanti è trasformare un evento acuto in un'opportunità per rafforzare la presa in carico della cronicità, riducendo il rischio di nuove complicanze e di ulteriori accessi al pronto soccorso.
Su argomenti simili
Cuore, reni e metabolismo: una sindrome che colpisce 11 milioni di italiani. Che spesso non lo sanno
Oltre undici milioni di italiani convivono con una condizione che spesso non sanno di avere. Si chiama sindrome cardio-nefro-metabolica (CKM) e non ha un bersaglio solo: colpisce contemporaneamente cuore, reni e metabolismo, intrecciando obesità, diabete di tipo 2, malattia renale cronica e malattie cardiovascolari in un circolo vizioso… Leggi tutto
Sempre più persone con diabete in Italia riescono a tenere sotto controllo glicemia e colesterolo. È uno dei principali dati che emerge dai nuovi Annali dell’Associazione medici diabetologi (Amd), il report che monitora ogni anno l’assistenza diabetologica nel nostro Paese. Il documento, presentato mercoledì 6 maggio al Senato, fotografa un… Leggi tutto
Garantire la disponibilità e l’accesso uniforme ai dispositivi per il monitoraggio continuo della glicemia per tutte le persone con diabete di tipo 2 che ne abbiano indicazione clinica, indipendentemente dalla terapia in corso. È questa una delle principali richieste contenute nel documento approvato dall’Assemblea aazionale Fand – Associazione… Leggi tutto
Garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale l’accesso ai dispositivi per il monitoraggio continuo della glicemia per le persone con diabete di tipo 2 che ne abbiano indicazione clinica, indipendentemente dalla terapia in corso. È questa una delle principali richieste emerse dalla 44ª assemblea nazionale della Federazione delle… Leggi tutto
Superare il termine “pre-diabete” per introdurre al suo posto una classificazione in stadi del diabete di tipo 2. Intorno a questa ipotesi si è riacceso il dibattito rilanciato di recente anche sulle pagine di The Lancet Diabetes & Endocrinology. La proposta, se adottata, potrebbe rivoluzionare prevenzione, diagnosi e trattamento della… Leggi tutto
Il diabete è una delle principali sfide di salute pubblica: una condizione cronica ad alto impatto che richiede attenzione costante, percorsi di cura strutturati e strumenti in grado di aiutare le persone nella gestione quotidiana della malattia, riducendo al tempo stesso il rischio di complicanze e l’impatto sul “sistema salute”.
La Società italiana di diabetologia (Sid), attraverso la sua presidente, Raffaella Buzzetti, aderisce alla campagna sull’empowerment femminile “Te lo sei meritato” promossa da Cittadinanzattiva, contribuendo a portare l’attenzione su un tema cruciale anche per il mondo accademico e medico-scientifico: la persistente difficoltà per le donne di… Leggi tutto
Dopo cinque anni di assenza, quest'anno il Team Novo Nordisk, unica squadra al mondo di ciclisti professionisti con diabete di tipo 1, torna a misurarsi con la storia del ciclismo partecipando alla Milano-Sanremo. Sette atleti, tra cui quattro italiani, si faranno portatori di un messaggio: mostrare al mondo ciò che è possibile; andare oltre i… Leggi tutto
Al via "Pronto Diabete" 2026 per la prevenzione delle complicanze cardiorenali del diabete di tipo 2
Torna Pronto Diabete 2026, la Campagna nazionale che dal 4 al 15 maggio metterà a disposizione dei pazienti con diabete di tipo 2 consulenze diabetologiche gratuite in 50 Centri specialistici distribuiti su tutto il territorio nazionale.
L’iniziativa è rivolta a persone adulte con patologia già diagnosticata e offre un consulto… Leggi tutto
Sport e diabete, un connubio troppo spesso minato da uno stigma. Quello, cioè, che le persone con diabete non possano fare sport. Lo stesso stigma che perdura, attraverso una legge del 1932, ancora oggi in Italia e impedisce agli atleti con diabete di fare parte dei gruppi sportivi militari. È stato questo il tema dell'incontro che si è svolto… Leggi tutto
La Società italiana di diabetologia (Sid) accoglie positivamente l’invito al ritorno al ”cibo vero” nelle nuove Dietary Guidelines for Americans (DGA) 2025–2030, pubblicate di recente, che indicano come prioritaria la riduzione degli alimenti ultra-processati, ricchi di zuccheri aggiunti, sale e grassi di bassa qualità. Un’impostazione che la… Leggi tutto
L’avvio dell’iter parlamentare per la riforma della sanità militare, già oggetto di intesa in sede di Conferenza unificata il 15 gennaio scorso, «insieme alla rinnovata attenzione sul tema dell’accesso degli atleti con diabete ai gruppi sportivi militari», è per la Federazione delle società diabetologiche italiane–Fesdi (Amd e Sid), «un segnale… Leggi tutto
Dopo le feste niente “reset punitivi”, la ripartenza col piede giusto deve essere graduale, realistica e scientifica. A lanciare un avvertimento deciso è la Società italiana di diabetologia (Sid): non è il momento delle soluzioni drastiche, ma dei cambiamenti ragionevoli e graduali che funzionano davvero, perché possono arrivare fino al… Leggi tutto
Viviamo al chiuso, sotto luci che non sono quelle del sole ma quelle artificiali, seguendo orari che spesso non rispettano in nostro corpo. È in questo scarto tra l’orologio biologico e il mondo contemporaneo che, secondo molti ricercatori, si annida una parte dell’epidemia moderna delle malattie metaboliche. Una nuova ricerca pubblicata sulla… Leggi tutto
Non è detto che sia necessario fare sforzi da atleti per godere dei benefici dell’attività fisica. Una ricerca pubblicata oggi sul Journal of the American Heart Association mostra infatti che anche un movimento leggero può allungare la vita, perfino in chi convive con una condizione complessa come la sindrome cardio-nefro-metabolica, o CKM.… Leggi tutto
Una sanità regionale a due velocità, dove eccellenze tecnologiche convivono con profonde disomogeneità nell'accesso alle cure e una preoccupante carenza di supporto psicologico strutturato.
È questa la fotografia scattata dal Rapporto sulla valutazione partecipata, presentato mercoledì 10 dicembre da Federdiabete Lazio. L'indagine,… Leggi tutto
Partecipare a uno studio clinico significa confrontarsi con paure concrete e aspettative profonde, ma anche scoprire che la ricerca non è solo un percorso scientifico: è un’esperienza condivisa, fatta di scelte consapevoli e responsabilità reciproche.
È questo uno dei temi emersi con maggiore chiarezza durante l’evento “People in… Leggi tutto
È passato quasi un secolo, ormai, ma c'è ancora un Regio decreto del 1932 che impedisce agli atleti con diabete di arruolarsi nei Corpi militari e di competere nei gruppi sportivi dello Stato. Eppure di progressi medici ne sono stati fatti tanti in questo campo e ne sono testimoni atleti come la mezzofondista Anna Arnaudo e lo spadista Giulio… Leggi tutto
