Sbloccati 20 miliardi della Legge di bilancio. I test genomici per il tumore del seno potranno essere rimborsati in tutta Italia

Firmato il decreto attuativo

Sbloccati 20 miliardi della Legge di bilancio. I test genomici per il tumore del seno potranno essere rimborsati in tutta Italia

di redazione

Le donne con tumore della mammella in fase iniziale possono adesso accedere gratuitamente ai test genomici su tutto il territorio nazionale.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato infatti il decreto attuativo che sblocca i 20 milioni di euro inclusi in un Fondo specifico e stanziati lo scorso dicembre dalla Legge di Bilancio per l’applicazione gratuita dei test genomici.

Queste analisi molecolari, in alcune tipologie di pazienti colpite da cancro del seno, consentono di prevedere il rischio di recidiva e, quindi, di escludere la chemioterapia in aggiunta alla terapia ormonale dopo l’intervento chirurgico, evitando inutili tossicità con risparmio di risorse. A oggi erano rimborsate solo in Lombardia, Toscana e nella Provincia autonoma di Bolzano.

«Si tratta di una battaglia di civiltà per cui l’'Aiom, l'Associazione italiana di oncologia medica, si è impegnata strenuamente a fianco delle associazioni di pazienti – commenta Giordano Beretta, presidente Aiom, responsabile dell'Oncologia medica all'Humanitas Gavazzeni di Bergamo. Dopo l’istituzione del Fondo, l'Aiom aveva chiesto la tempestiva emanazione del decreto attuativo per sanare queste disparità territoriali e ha promosso un tour virtuale in otto Regioni proprio per sensibilizzare gli oncologi sul ruolo dei test genomici nel carcinoma della mammella.

Il tumore della mammella è in assoluto il più frequente in Italia, davanti al colon-retto e al polmone. Le nuove diagnosi sono aumentate del 14% in cinque anni, da 47.900 nel 2015 a quasi 55 mila nel 2020. «A fronte di questi numeri, assistiamo a importanti progressi nei trattamenti - sottolinea Saverio Cinieri, presidente eletto Aiom e direttore di Oncologia medica e Breast Unit dell’Ospedale Perrino di Brindisi - testimoniati ad esempio dal calo della mortalità, pari a -6% nel 2020 rispetto al 2015. E oggi più di 834 mila donne vivono dopo la diagnosi, con una sopravvivenza a cinque anni che raggiunge l’87%. Va però considerato che la recidiva del tumore al seno può verificarsi fino a oltre un ventennio dalla diagnosi iniziale, soprattutto nelle donne con carcinoma positivo ai recettori ormonali».

I test genomici, precisa Cinieri, «sono uno strumento importante per il clinico nella scelta del trattamento per le donne che, in base alle caratteristiche anatomopatologiche e cliniche, sono in una sorta di “zona grigia”, in cui non si può includere o escludere con certezza la chemioterapia rispetto alla sola terapia ormonale. Non somministrare chemioterapie inutili, oltre a ridurre le ansie delle pazienti e le disparità di trattamento, ci porterà a eliminare un carico di sofferenze e disagio per migliaia di donne. La firma del decreto attuativo permette di cambiare la cura del tumore del seno nel nostro Paese».

«Siamo soddisfatti per la decisione del ministero della Salute di sbloccare il fondo per l’acquisto dei test genomici per il tumore mammario» commenta da parte sua Francesco Cognetti, presidente della Fondazione Insieme contro il cancro e direttore dell'Oncologia medica al Regina Elena di Roma. «Finalmente le pazienti assistite nelle strutture sanitarie del nostro Paese – aggiunge - potranno accedere gratuitamente a esami fondamentali per la personalizzazione delle cure oncologiche».

L’esperienza maturata in numerosi studi clinici su decine di migliaia di pazienti, «evidenzia che i test genomici aiutano a definire la terapia più appropriata – ricorda Cognetti - e consentono a molte donne di evitare la chemioterapia in aggiunta alla terapia ormonale dopo l’intervento chirurgico. Il valore clinico dei test genomici è stato confermato anche da sperimentazioni condotte in Italia». Cosicché «la firma del decreto attuativo permette al nostro Paese di allinearsi alle pratiche adottate da almeno un decennio in altri Paesi europei come Germania, Regno Unito, Spagna e Grecia – conclude l'oncologo - e alle indicazioni contenute nelle più importanti Linee guida delle Società scientifiche».