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L'appello
Società scientifiche: rivedere il progetto di legge sui farmaci per la disforia di genere
Redazione
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L'auspicio è che il Ddl 2575 “Disposizioni per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere” «possa essere rivisto e integrato in accordo con le indicazioni del Consiglio d’Europa, riconoscendo al tema dell’assistenza sanitaria alle persone transgender e gender diverse (TGD) la natura di cura che deve perseguire e promuovere il benessere delle persone stesse, senza essere condizionato da ideologie».

È questo l'appello lanciato mercoledì 10 dicembre delle maggiori Società scientifiche e Associazioni che in Italia operano nel campo della disforia di genere 

Secondo i firmatari dell'appello, emerge la necessità di un maggiore allineamento del progetto legislativo con le più autorevoli linee guida internazionali. Documenti come quelli dell’Endocrine Society (2017), della DGKJP tedesca (2025) e le recenti indicazioni di ESPE ed ENDO-ERN offrirebbero infatti un quadro scientifico aggiornato, utile a orientare decisioni legislative responsabili e basate sull’evidenza.

L’analisi delle politiche europee contenuta nella proposta di legge appare inoltre parziale: vengono citati soltanto i Paesi che hanno adottato approcci più restrittivi, mentre restano esclusi contesti come Spagna, Olanda, Francia, Belgio e Germania, dove l’accesso agli interventi medici affermativi di genere per minorenni è stato confermato o aggiornato. Le linee guida DGKJP, pur riconoscendo la necessità di ampliare i dati di ricerca, sottolineano i risultati favorevoli disponibili e propongono modalità di presa in carico che bilancino complessità adolescenziale, diritto alla salute e autodeterminazione.

Il progetto di legge dovrebbe inoltre recepire le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, che invitano gli Stati membri a garantire accesso alle cure specifiche per persone TGD di ogni età e a coinvolgere attivamente famiglie e comunità interessate nelle politiche che le riguardano. L’attuale formulazione rischia invece, secondo i firmatari dell'appello, di limitare in modo significativo il percorso di cura per i minorenni.

Infine, in attesa di protocolli ministeriali definitivi, andrebbe confermato il riferimento alla determina dell'Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) 21756/2019, che già stabilisce criteri rigorosi e tutelanti, inclusa la valutazione bioetica. Richiedere l’assenso del Comitato etico nazionale per le sperimentazioni cliniche in ambito pediatrico per ogni intervento comporterebbe ritardi critici, specialmente per trattamenti come la triptorelina, dove il tempo è un fattore determinante.

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