Stanchi e in fuga dal pubblico. Ritratto dei medici ospedalieri (che non ce la fanno più)

L'indagine

Stanchi e in fuga dal pubblico. Ritratto dei medici ospedalieri (che non ce la fanno più)

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Immagine: Alex Proimos, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Indagine Univadis Medscape: carico di lavoro aumentato, carenza di personale e retribuzioni insufficienti per i medici

Sono stanchi per i turni di lavoro lunghissimi, dovuti spesso alla carenza di personale; stressati scarsa sicurezza negli ospedali; demotivati per i compensi considerati troppo bassi. Anche per questo è sempre più diffusa la tendenza a cercare opportunità lavorative all’estero, soprattutto tra i giovani. Inoltre, per quanto apprezzino ancora il loro lavoro, solo il 60% sceglierebbe nuovamente questa professione. È questo il ritratto dei medici che lavorano negli ospedali italiani secondo un’indagine di Univadis Medscape Italia, portale di informazione per i professionisti della salute.

L’indagine è stata svolta su un campione di 1.169 operatori sanitari impiegati a tempo pieno, ovvero che lavorano in media 44 ore settimanali e seguono una media di 56 pazienti a settimana. 

Secondo i risultati dell’indagine, il rapporto con i pazienti e l’amore per il proprio lavoro rappresentano ancora la fonte principale di appagamento e soddisfazione per larga parte dei medici intervistati, ma coesiste anche una crescente fetta di professionisti che ritiene di non guadagnare abbastanza e di non apprezzare più come prima il proprio lavoro, a causa di un maggior carico in termini di ore lavorative, registrato in questi ultimi anni. Il 57% del campione ha affermato che il carico di lavoro è infatti aumentato e solo nel 27% dei casi è stato assunto nuovo personale all’interno della struttura ospedaliera. Nel 35% dei casi è proprio la mancanza di personale ad affliggere chi lavora.  Il malessere è comunque peggiorato dal fatto che l’89% dei medici ritiene di non essere pagato abbastanza. 

«I medici italiani guadagnano in media 60.000 euro l’anno, ma esiste una grande differenza tra gli ospedalieri e chi opera soprattutto in ambulatorio, inclusi i medici di medicina generale: se per i primi si arriva in media a 56.000 euro l’anno, chi riceve pazienti in ambulatorio ne guadagna fino a 79.000€, ben 23.000 euro in più», spiega Daniela Ovadia, direttrice di Univadis Medscape Italia e autrice del report. 

«Le donne poi sono una categoria che viene ulteriormente (e severamente) penalizzata: in media guadagnano circa 20.000 euro all’anno in meno dei colleghi uomini, con l’aggravante di pagare spesso anche il conto più salato in termini di equilibrio tra vita privata e professionale».

Malumore e scontento stanno quindi caratterizzando il clima dei medici ospedalieri: la quasi totalità del campione che lavora nel SSN (più di 8 su dieci) dichiara che nell’ultimo anno lavorare per la sanità pubblica è diventato sempre più difficile. Il 60% dei medici confermerebbe ancora oggi la scelta della propria professione, ma rispetto al 2020 questo dato è calato di 12 punti percentuali. 

«La pandemia di Covid-19 ha portato a vari cambiamenti negli orari e nei salari, ma non è più la principale fonte di problemi all'interno degli ospedali. Le cause sono più strutturali e organizzative: c'è carenza di personale, bassa sicurezza per i medici, aumento delle aggressioni, diminuzione dei benefici, mentre gli stipendi restano sempre uguali», continua Daniela Ovadia. «La conseguenza è che sempre più medici, soprattutto i più giovani, sono spinti ad andare a lavorare all’estero, verso Paesi come Svizzera e Inghilterra. Oppure, per ovviare alle difficoltà, si guarda alla sanità privata, un settore che attira sempre maggiore attenzione (per il 32% del campione), cosi come per la prima volta, abbiamo registrato una consistente percentuale di medici che pensa di mettersi in proprio (17%)».