In Italia meno del 20% dei casi di tumore dello stomaco è scoperto in fase iniziale, cioè quando le possibilità di guarigione sono elevate e la sopravvivenza a cinque anni può raggiungere il 90%. Per aumentare il numero di diagnosi precoci, garantire a tutti i pazienti le terapie appropriate ed eliminare le differenze territoriali nell’accesso ai test diagnostici di immunoistochimica, fondamentali per una corretta caratterizzazione molecolare del tumore, serve un percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale (Pdta) nazionale specifico, che, però, non è previsto nel recente aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). La richiesta viene da pazienti ed esperti nel corso del Convegno nazionale di “Vivere senza stomaco, si può Odv” che si è svolto venerdì 14 novembre a Roma.
Il carcinoma gastrico, a differenza del tumore del colon-retto, non ha programmi di screening che consentano una diagnosi precoce. Per questo «è fondamentale migliorare il livello di consapevolezza dei cittadini sui fattori di rischio e sulle regole di prevenzione primaria – dice Claudia Santangelo, presidente di “Vivere senza stomaco, si può Odv” - che riguardano gli stili di vita sani, in particolare la dieta corretta, fondamentale per evitare lo sviluppo della malattia».
In Italia, vivono 72.900 persone dopo la diagnosi di tumore dello stomaco. «Chiediamo che sia istituito un Pdta nazionale per il tumore gastrico – prosegue Santangelo - affiancato da Pdta regionali armonizzati tra loro per migliorare l’assistenza. Solo un Pdta nazionale può garantire la presa in carico multidisciplinare all’interno di Centri di riferimento e l’interazione sistematica tra le figure professionali coinvolte. La cura delle persone con tumore dello stomaco richiede, a partire dalla diagnosi, un approccio multidisciplinare, che può migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti». Inoltre «è importante che sia garantito un supporto nutrizionale adeguato – sottolinea la presidente dell'Associazione - fondamentale per affrontare il carcinoma gastrico, prima, durante e dopo il trattamento. Ci rivolgiamo alle Istituzioni perché gli alimenti a fini medici speciali siano inseriti nei Lea, cioè nell’elenco delle cure garantite a tutti i cittadini».
Nel 2024, in Italia, sono stati stimati circa 14.100 nuovi casi di tumore dello stomaco, in diminuzione rispetto ai 15 mila nel 2023. La sopravvivenza a cinque anni raggiunge il 32%, rispetto al 25% della media europea. Inoltre, nel nostro Paese, la mortalità per carcinoma gastrico negli uomini tra 20 e 49 anni è diminuita del 38,6% dal 2006 al 2021.
«I progressi delle terapie sono evidenti» sottolinea Nicola Silvestris, segretario nazionale dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). La chirurgia è «il trattamento principale a intento curativo nei pazienti con tumore dello stomaco in stadio non metastatico. L’elevato tasso di recidive loco-regionali o a distanza dopo l’intervento chirurgico ha portato a sviluppare un approccio multimodale nella malattia operabile, basato sull’impiego della chemioterapia prima e dopo la chirurgia, che attualmente costituisce lo schema di riferimento in questa popolazione di pazienti. Oggi, nella malattia metastatica – continua Silvestris - abbiamo a disposizione diverse opzioni, dalla chemioterapia alle terapie mirate fino all’immunoterapia, che possono essere utilizzate in combinazione. La caratterizzazione del tumore con test diagnostici di immunoistochimica deve essere eseguita in ogni paziente, prima di definire la prima linea di terapia».
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