Tumori: disagio psicologico grave per oltre la metà dei pazienti

Esmo 2023

Tumori: disagio psicologico grave per oltre la metà dei pazienti

di redazione

Il 20% delle persone con tumore soffre di depressione, il 10% di ansia e oltre la metà sviluppa disagio psicologico.

Tutti disturbi che rientrano nel distress emozionale e hanno conseguenze negative sulla qualità di vita, sull’adesione ai trattamenti e, quindi, sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici. Solo in una minoranza di casi, però, sono individuati e curati: si stima che più del 70% delle persone con cancro colpite da depressione non riceva alcuna terapia per la malattia mentale. In Europa, solo il 37% dei Paesi stanzia un budget specifico da destinare al supporto psiconcologico, con il risultato che spesso questo bisogno di cure resta insoddisfatto. Come in Italia, dove lo psicologo dedicato all’oncologia è presente, sulla carta, in circa la metà dei Centri, ma meno di un paziente su cinque riceve effettivamente questo sostegno.

La richiesta di una reale integrazione dell’assistenza psicosociale nella pratica clinica quotidiana viene rinnovata dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) venerdì 20 ottobre, giornata di apertura del Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) a Madrid.

«La salute psicologica della persona che riceve la diagnosi di cancro è messa a dura prova da distress emozionale, paura di recidive, preoccupazione per i familiari, difficoltà nella sfera sociale, lavorativa, economica e sessuale» osserva Gabriella Pravettoni, docente di Psicologia delle decisioni all’Università di Milano e direttrice della Divisione di Psiconcologia dell’Istituto europeo di oncologia. «Spesso però -prosegue - i risvolti psicologici della malattia vengono lasciati in secondo piano rispetto alle necessità strettamente cliniche relative alle cure anticancro. In troppi casi la presenza di distress emozionale non viene rilevata, sia per le difficoltà degli oncologi di discutere di questi argomenti durante la visita, sia per la riluttanza dei pazienti stessi a confidarli, anche a causa dello stigma ancora associato ai problemi psicologici. Inoltre, può essere difficile distinguere tra le reazioni normali allo stress in presenza di una patologia grave come il tumore e quelle che costituiscono un disturbo dell’adattamento».

Il supporto psicosociale, secondo Saverio Cinieri, presidente dell'Aiom, «va considerato una componente essenziale del trattamento oncologico: si pone l’obiettivo di alleviare il distress emozionale e di promuovere il benessere. Pertanto, costituisce un elemento chiave di ogni strategia volta a migliorare la qualità di vita delle persone con tumore». Nonostante che in vari Paesi esistano linee guida che raccomandano interventi psicosociali basati sull’evidenza, molti pazienti oncologici in realtà non li ricevono. «Ancora oggi, questi bisogni troppo spesso non vengono rilevati – sottolinea Cinieri - e, quindi, non sono trattati in modo opportuno. Inoltre, il Piano oncologico nazionale 2023-2027 non prevede risorse per l’assistenza psiconcologica». Eppure, continua il presidente Aiom, la cura del disagio mentale «si traduce in un miglioramento della sopravvivenza. I pazienti oncologici con sintomi depressivi, infatti, aderiscono meno ai protocolli terapeutici. Uno studio ha indagato il grado di accettazione della chemioterapia adiuvante, cioè successiva all’intervento chirurgico, in pazienti con carcinoma della mammella: tra le donne con depressione che non hanno richiesto aiuto psicologico, solo il 51% ha accettato di sottoporsi a chemioterapia. E una metanalisi che ha incluso 27 studi per un totale di 9.417 persone affette da diversi tipi di neoplasia ha rivelato che i tassi di mortalità erano fino al 25% più elevati in pazienti con sintomi depressivi e fino al 39% più elevati in pazienti con depressione maggiore o minore».

A Madrid Pravettoni ha ricevuto il premio dell’Intergruppo parlamentare italiano “Oncologia: Prevenzione, Ricerca e Innovazione” per il suo impegno nell’area psiconcologica e per i risultati ottenuti attraverso numerosi progetti di ricerca, tra cui il Beacon Cancer Care Project (BEACON), un’iniziativa europea da lei coordinata, che intende identificare e ridurre le disparità nelle cure oncologiche: «Un team di psicologi, oncologi, data scientist e decisori provenienti da diversi Paesi europei – spiega -sta mappando le principali capacità e competenze dei centri oncologici nel Vecchio Continente per quanto riguarda la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie oncologiche».