Vincoli economici e poco tempo dei medici demotivano i malati

L'indagine

Vincoli economici e poco tempo dei medici demotivano i malati

Lo denuncia un'indagine sulle aderenze alle terapie promossa da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato

di Anselmo Terminelli

I criteri di prescrizione dei farmaci dettati da vincoli economici e il rapporto quasi inesistente con il medico demotivano, nella gran parte dei casi, i malati a proseguire una terapia. Lo denuncia l'Indagine civica sull'esperienza dei medici in tema di aderenza alle terapie,con focus su farmaci biologici e biosimilari, realizzata da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, con il sostegno non condizionato di Assobiotec. L'indagine, presentata giovedì 23 febbraio a Roma, è stata condotta su un campione rappresentativo di 816 medici, di cui 404 abilitati alla prescrizione di farmaci biologici e/o biosimilari, che hanno risposto a un questionario diffuso su internet con la collaborazione di numerose associazioni di malati e di medici. Nell'iniziativa è stata coinvolta anche l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

Il rischio di una medicina amministrata

Quasi un medico su tre, rileva l'indagine, ha dichiarato di non aver tempo sufficiente da dedicare ai pazienti per assicurare l'aderenza alle terapie. Mentre uno su cinque ha cambiato la terapia (si tratta nella gran parte dei casi dei costosi farmaci biologici sostituiti dai biosimilari) non per motivi clinici, ma per contribuire principalmente alla sostenibilità del sistema (39%) oppure per rispettare i limiti di budget imposti dall'azienda sanitaria (35%). In queste decisioni al malato non viene riconosciuto nessun ruolo. Esiste infatti un cospicuo numero di medici che ritiene il coinvolgimento del paziente «un buon esercizio», a condizione – lo sostiene il 70% - che sia sempre il medico a decidere la terapia.

In sostanza, questi dati «ci dicono che oggi esiste il rischio - sostiene Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato - di una vera e propria medicina amministrata dagli apparati burocratici e amministrativi regionali, dove il medico, in contrasto con il proprio Codice deontologico, non può intervenire in piena autonomia e si trova di fatto con le mani legate». Roberta Chersevani, presidente della Fnomceo (la Federazione degli ordini dei medici) si dice «molto preoccupata» da questi dati. «La relazione di cura – ribadisce – deve basarsi su un'alleanza medico-paziente. Certo la responsabilità dipende da noi, ma deve essere accompagnata dalla nostra autonomia, insieme all'autonomia del paziente».

«Questa indagine – rileva infine Silvia Tonolo, presidente dell'associazione dei malati reumatici Anmar – rileva che ai medici non interessa affatto la qualità di vita dei pazienti. Al contrario, il medico deve avere un rapporto empatico con il proprio assistito e la scelta terapeutica deve essere condivisa da entrambi sin dall'inizio della cura».

Medici consapevoli delle criticità

Scopo principale dell'indagine è stato quello di rilevare le criticità relative al tempo impiegato dai medici con i pazienti, alla relazione di cura e alla prescrizione e all'uso dei farmaci. Con lo scopo di comprendere l'impatto delle disposizioni vigenti nazionali e regionali sull'esercizio della pratica clinica e poter intervenire sia per favorire l'aderenza alle terapie sia per migliorare la relazione medico-paziente.

Dalle risposte al questionario emerge infatti in gran parte dei medici la consapevolezza di operare in uno scenario molto critico. Proprio per questo hanno avanzato anche alcune proposte. A iniziare dall'aderenza alle terapie, che per il 49% dei medici può essere migliorata attraverso il counseling e il coinvolgimento dei familiari. Ma per il 42% si deve puntare innanzitutto sulla formazione e sull'aggiornamento professionale sanitario, a partire dall'università.

Per il poco tempo che sono costretti a dedicare al paziente i medici propongono una riduzione del carico burocratico. Lo ha chiesto il 34% dei professionisti, mentre un ulteriore 17% ha puntato il dito contro le incombenze burocratiche correlate ai tanti pazienti in carico. Il 32% dei medici ha proposto di semplificare anche i dosaggi e le modalità di somministrazione della terapia tenendo presente le esigenze e le preferenze dei pazienti, mentre il 24% ha proposto di agevolare l'accesso al trattamento a domicilio e il 19% di incrementare il sistema di monitoraggio/ supporto telefonico o computerizzato. In questo contesto per l'11% è necessario migliorare anche l'accesso da parte dei medici ai dati di farmacovigilanza e incrementare la collaborazione con le associazioni dei cittadini (10%).