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L'iniziativa
Violenza di genere: 500 terapie gratuite per la cura delle cicatrici
Redazione
Corpo

In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne che ricorre il 25 novembre, torna RigeneraDerma, progetto per migliorare la vita delle donne vittime di violenza di genere offrendo a 500 persone la cura gratuita delle cicatrici con Biodermogenesi, la metodologia per la rigenerazione dei tessuti cutanei, interamente italiana, presente in 32 Paesi nel mondo.

La violenza sulle donne continua la sua escalation. I femminicidi dall’inizio del 2025 a oggi sono stati 44. Un ulteriore aumento rispetto alle 40 vittime del 2024. Ma dietro questo dato ce n’è un altro: quello delle donne che provano a liberarsi da un partner violento che non accetta la decisione e si vendica infliggendo loro una punizione per l’abbandono e segni indelebili che cambieranno per sempre la vita delle vittime.

«RigeneraDerma ci mette di fronte persone devastate da coloro che dichiaravano di amarle. Il nostro obiettivo è aiutarle giorno dopo giorno a ritrovare fiducia in sé stesse e negli altri, intraprendendo un percorso destinato a migliorarne le cicatrici, a mitigarne le conseguenze psicologiche e a migliorare il loro livello di qualità della vita», spiega Maurizio Busoni, docente al Master di Medicina estetica dell’Università di Camerino e dell’Università di Barcellona, ideatore del progetto.

Dallo scorso 3 novembre Biodermogenesi, con il progetto RigeneraDerma è anche partner ufficiale della Polizia di Stato, con la quale collabora, si legge nel protocollo d'intenti, per curare le donne vittime di violenza e di «organizzare e promuovere attività di formazione ed informazione, convegni, workshop, tavole rotonde, con il coinvolgimento di primari esponenti del mondo scientifico e accademico, per promuovere la cultura della prevenzione e la tutela delle fasce più deboli, ma anche della comunità tutta, contro lo stalking, mobbing e bullismo, attraverso l’interazione di più professionisti con competenze diverse, che si interfacciano per offrire strumenti di risoluzione del problema a 360 gradi».

Oltre alle donne vittime di violenza, il progetto è aperto anche a persone di entrambi i sessi economicamente svantaggiate. Per tutti, le terapie saranno erogate interamente pro-bono. Non potranno però essere coinvolti pazienti affetti da dismorfofobia, psicologicamente non stabili, non sani o con reddito medio, medio/alto o alto.

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