Report Istat
Sanità pubblica: tagli senza fine
Sabrina Valletta
In Italia la spesa annua per abitante è di 1.867 euro, molto meno rispetto a Regno Unito, Francia e Germania. E le famiglie arrivano a spendere di tasca propria fino a 1.222 euro. Mezzo milione i "migranti della salute"

Italia avara nella tutela della salute dei propri cittadini. Nel 2012 la spesa sanitaria pubblica è di circa 111 miliardi di euro, pari al 7 per cento del Pil. Significa 1.867 euro annui per abitante, un livello molto inferiore rispetto ad altri importanti Pesi Ue. Nel 2011 le famiglie contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 20,6 per cento (oltre 2 punti percentuali in meno rispetto al 2001). Così la spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l’1,8 per cento del Pil nazionale; ammonta mediamente a 949 euro per le famiglie del Mezzogiorno e a 1.222 euro per quelle del Centro-Nord.

I dati sono contenuti nel rapporto “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” dell'Istat, che offre un quadro d’insieme dei diversi aspetti del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano. Andiamo a vedere nel dettaglio la parte relativa alla sanità e alla salute.

Spesa sanitaria pubblica

La spesa sanitaria pubblica misura quanto viene destinato per soddisfare il bisogno di salute dei cittadini in termini di prestazioni sanitarie. E in base alle cifre, l’Italia non brilla, piazzandosi nella parte medio bassa della classifica. A fronte dei circa 2.345 dollari per abitante, in parità di potere d’acquisto, spesi in Italia nel 2011, di poco inferiore alla spesa sostenuta dalla Finlandia (2.477 dollari pro capite) e poco più della Spagna (2.244 dollari pro capite), il Regno Unito spende quasi 2.821 dollari pro capite, mentre Francia e Germania superano i 3.000 dollari, con importi pro capite rispettivamente di 3.204 e 3.436 dollari. Il livello di spesa più alto si registra nei Paesi Bassi (4.055 dollari pro capite), quello più basso in Polonia (1.021 dollari pro capite).

 

Offerta ospedaliera

Il settore della sanità in Italia si colloca in un contesto nazionale e internazionale di crisi. Per il 2014 è stata pianificata un’ulteriore consistente riduzione del livello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale (1 miliardo di euro a decorrere dall'anno 2014, ex  legge n. 228/2012), che si inserisce in un contesto problematico rispetto al controllo della spesa pubblica, e del numero dei posti letto ospedalieri che a regime dovrebbe attestarsi a 3,7 posti letto ogni mille abitanti (di cui lo 0,7 riservato alla riabilitazione e alla lungodegenza, ex legge 135/2012). A queste riduzioni si aggiunge la revisione dello standard di riferimento pro capite per l’attività di ricovero ospedaliero, passato da 180 a 160 ricoveri ogni mille abitanti (di cui il 25 per cento fa riferimento ai ricoveri diurni).  

Mobilità ospedaliera

 

Il fenomeno della mobilità ospedaliera interregionale è particolarmente rilevante. Nel 2011 le Regioni sono state interessate da circa 588 mila ricoveri ospedalieri di pazienti non residenti (8,4 per cento dei ricoveri ordinari per “acuti”) e da oltre 523 mila ricoveri di pazienti provenienti da una regione diversa da quella di residenza (7,6 per cento, riferito ai soli residenti in Italia). Gli indici di mobilità più alti, superiori al 20 per cento, si riscontrano nelle regioni più piccole: Basilicata, Valle d’Aosta e Molise. I principali poli di attrazione sono concentrati nelle regioni del Centro-Nord.

Ospedalizzazione per tumori e malattie del sistema circolatorio

 

I tumori e le malattie circolatorie si confermano le principali cause di ricovero ospedaliero, con differenze poco significative a livello regionale. I ricoveri in regime ordinario per queste diagnosi sono diminuiti nel tempo. Tale diminuzione è stata più rilevante per le malattie del sistema circolatorio (-21,5 per cento tra 1999 e 2011) che per i tumori (-16,3 per cento). Ciò dipende dalla tendenza a trattare queste patologie in contesti assistenziali diversi (day hospital o ambulatori), oltre che da un possibile miglioramento del quadro nosologico.

Mortalità per malattie del sistema circolatorio e per tumori

Le malattie del sistema circolatorio rappresentano la principale causa di morte in quasi tutti i paesi dell’Ue. In Italia, il tasso standardizzato di mortalità per questa causa è pari a 30,4 decessi ogni diecimila abitanti, quello relativo ai tumori è pari a 25,9, con valori maggiori negli uomini (35,5) rispetto alle donne (19,3). I tumori sono la seconda causa di morte sia in Italia sia nel gruppo dei 27 paesi Ue.

Mortalità infantile

In Italia, il tasso di mortalità infantile nel 2010 è di 3,3 decessi per mille nati vivi. Negli ultimi dieci anni il valore di questo indicatore ha continuato a diminuire su quasi tutto il territorio italiano, raggiungendo valori tra i più bassi in Europa, anche se negli anni più recenti si assiste a un rallentamento di questo trend. Permangono, inoltre, differenze territoriali che vedono il Mezzogiorno penalizzato.

Fumo, alcol, obesità: i fattori di rischio

In Italia, nel 2012, i fumatori rappresentano il 21,9 per cento della popolazione over 14, i consumatori di alcol a rischio il 14,1 per cento, mentre la prevalenza delle persone obese ammonta al 10,4 per cento della popolazione adulta di 18 anni e più. Nelle Regioni del Centro-Nord rispetto a quelle del Mezzogiorno è più alta la quota di consumatori di alcol (15,0 contro 12,4) ed è più bassa quella di persone obese (9,8 contro 11,3). Le percentuali più elevate di adulti obesi si registrano in Molise (13,5), Puglia (12,9), Basilicata (12,6) e Abruzzo (12,4), mentre il consumo di alcol con modalità a rischio interessa principalmente Bolzano (27,4), Valle d'Aosta (19,9), Molise (19,1) e Friuli-Venezia Giulia (18,9). Per i fumatori, la quota più alta si rileva in Campania (24,6), in Sicilia (24,5) e in Toscana (23,5).

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