Un nome ce l’ha. E per la legislazione europea è un farmaco a tutti gli effetti.
Ma non provate a chiederlo in farmacia. Si chiama Holoclar ed è il primo di una nuova generazione di farmaci. Che non hanno scatola. Non si buttano giù con l’acqua, non si spalmano, né si iniettano.
E, in realtà, neanche esistono come entità materiale. Almeno finché qualcuno non ne ha bisogno. Già, perché Holoclar è una terapia a base di cellule staminali, prelevate dallo stesso paziente, opportunamente trattate e successivamente reimpiantate per andare a curare danni alla cornea dovute a gravi ustioni.
È il frutto di vent’anni di ricerca made in Italy e ha bruciato sul tempo tutti i concorrenti ancora in fila sulla lunga via della sperimentazione clinica per verificare se sia possibile usare la sorgente di cellule del nostro organismo, le cellule staminali, per ripararlo.
Le cellule staminali hanno infatti una straordinaria caratteristica: sono in grado di auto-rinnovarsi riproducendo esattamente se stesse, e mantenendo così sempre disponibile una popolazione di cellule per la crescita e la riparazione dei tessuti, e allo stesso tempo di differenziarsi nelle altre cellule necessarie alla crescita dell'organismo e alla rigenerazione dei tessuti.
Per questo sono un vero e proprio Sacro Graal per la medicina. Imparare a utilizzarle potrebbe portare a successi oggi impensabili, per esempio ricostruire una cartilagine corrosa dall’artrosi o riparare una porzione di cuore colpita da un infarto.
Su questa strada si sono immessi da anni migliaia di ricercatori in tutto il mondo. E la strada, nel tempo è diventata affollata anche di ciarlatani pronti a promettere risultati che oggi la scienza non può garantire. Almeno finché le centinaia di sperimentazioni in corso non daranno risultati attendibili.
Tra Modena e Parma
Quella di Holoclar è una storia di incontri fortunati. Quello di due ricercatori liguri che si rincorrono, da metà degli anni Novanta, in alcuni dei principali centri medici italiani. Sono Michele De Luca e Graziella Pellegrini, i primi ricercatori in Europa ad applicare le cellule staminali epidermiche per la cura delle grandi ustioni. Pionieri sia nella terapia cellulare sia nella terapia genica, sono arrivati per primi a verificare la possibilità di ricostruire in vitro e trasferire in clinica molti epiteli di rivestimento, per esempio quello dell’uretra in pazienti affetti da serie malformazioni del pene.
L’altro incontro è quello tra un’azienda e un’università: la Chiesi Farmaceutici e l’Università di Modena e Reggio Emilia che, nel 2008 hanno dato vita a Holostem Terapie Avanzate, spin-off dell’università.
Lo stop forzato
Non è un anno a caso il 2008. Pochi mesi prima l’Unione europea aveva approvato il Regolamento 1394/2007, l’architrave su cui oggi si regge la legislazione europea in tema di terapie avanzate, l’etichetta che ricomprende per esempio la terapia genetica, la terapia cellulare somatica e l'ingegneria tessutale. Tra le varie norme, una avrebbe avuto effetti drastici sulla ricerca in tutta Europa: il regolamento infatti equiparava le colture cellulari ai farmaci e ne stabiliva i requisiti di qualità attraverso l’adozione di stringenti norme di buona fabbricazione (le cosiddette GMP, Good Manufacturing Practice) già applicate nell’industria farmaceutica.
Michele De Luca e Graziella Pellegrini erano già da qualche anno a Modena. Dieci anni prima avevano messo messo a punto un protocollo sperimentale e clinico per la ricostruzione della superficie oculare, applicato su due pazienti con ustioni alla cornea. I pazienti avevano ottenuto la rigenerazione della cornea e il pieno recupero della capacità visiva. Negli anni successivi centinaia di pazienti in Italia avevano ricevuto questo trattamento.
Nè è l’unico filone su cui lavora il duo.
Poco prima De Luca e Pellegrini avevano usato cellule staminali modificate con la terapia genica per curare il primo paziente affetto da epidermolisi bollosa, la cosiddetta sindrome dei bambini farfalla, una rara malattia genetica della pelle, che rende estremamente fragile la cute e le mucose, e causa bolle, vesciche e lesioni continue. «Dopo l’intervento non ho dormito per una settimana», ha raccontato De Luca nel libro Acqua Sporca. Che cosa rischiamo di buttare via con il caso Stamina (il libro è scaricabile gratuitamente a questo link). «Avevamo ottenuto l’autorizzazione dall’Istituto superiore di sanità solo per lui, e soltanto per aree del corpo molto limitate. Ricordo l’emozione fortissima che abbiamo provato quando abbiamo rimosso la garza: venne via senza attrito, perché la pelle sotto aveva attecchito completamente».
Ma con il nuovo regolamento la ricerca è costretta a interrompersi. Queste terapie venivano considerate farmaci e per l’applicazione clinica sui pazienti non era più sufficiente possedere il know-how scientifico: servivano capacità industriali e competenze in campo farmaceutico.
Per proseguire, il lavoro da fare è tanto.«Abbiamo dovuto ricostruire il Centro di medicina rigenerativa partendo da zero e trovando dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena gli ingenti fondi necessari per farlo», racconta Michele De Luca nel libro “Le cellule della speranza. Il caso Stamina tra inganno e scienza”. «Poi ci son voluti altri due anni per certificarlo come struttura Gmp, ma ci siamo resi conto che l’università non poteva sostenere un’operazione di questo tipo e che dovevamo cercare un partner industriale. A quel punto è intervenuta la Chiesi Farmaceutici ed è cominciata una nuova avventura. La Chiesi Farmaceutici e l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia hanno dato origine a uno spin-off universitario, Holostem Terapie Avanzate, integrando le nostre competenze scientifiche con le loro industriali e regolatorie».
Dal mondo a Modena e ritorno
Il resto è storia di questi giorni. Nonostante i vent’anni di ricerca alle spalle, giungere all’approvazione del nuovo farmaco non è stata una passeggiata: non c’erano precedenti a cui rifarsi. «L’iter autorizzativo, in cui siamo stati veri e propri pionieri, è stato lungo e complesso ma il risultato ottenuto oggi ci dimostra che le cellule si possono coltivare secondo standard farmaceutici in grado di garantire ai pazienti sicurezza ed efficacia», ha commentato De Luca che di Holostem è direttore scientifico. «E, in un periodo di grande confusione sulle reali possibilità terapeutiche delle cellule staminali come quello che stiamo vivendo, poter dimostrare che curano davvero e senza rischi per la salute è più importante che mai».
Ma in cosa consiste questo nuovo farmaco “senza scatola”? È Graziella Pellegrini, ora direttrice R&D di Holostem, a spiegarlo. «Le cellule staminali che consentono la rigenerazione della cornea risiedono in una piccola area al confine tra la cornea (la parte trasparente al centro dell’occhio) e la congiuntiva (la parte bianca attigua) che si chiama limbus. Quando ustioni termiche o chimiche della superficie oculare danneggiano irreversibilmente questa riserva di staminali la superficie corneale, che in un occhio sano si rinnova completamente ogni sei/nove mesi, smette di rigenerarsi e la congiuntiva a poco a poco comincia a ricoprire la cornea con una patina bianca che rende impossibile la visione e provoca dolore e infiammazione cronici. Se almeno in uno dei due occhi del paziente è rimasto anche un residuo piccolissimo di limbus non danneggiato, siamo in grado di ricostruire in laboratorio l’epitelio che ricopre la superficie corneale, grazie alle cellule staminali raccolte da una biopsia di 1-2 mm quadrati».
È questo lembo di epitelio il principio attivo del farmaco: una manciata di cellule staminali estratte dallo stesso paziente.
Ovunque si trovi, in Europa, basta una biopsia per prelevarle. A quel punto le cellule partono alla volta di Modena dove inizia il processo di sviluppo: le cellule vengono “seminate” su un substrato di fibrina umana chimicamente modificata e coltivate in laboratorio per produrre un tessuto epiteliale. Dopo qualche settimana il prodotto è pronto: può raggiungere nuovamente il paziente per essere trapiantato nell’occhio danneggiato. Le cellule staminali contenute nel tessuto faranno il resto, consentendo la rigenerazione permanente della cornea e il pieno recupero della capacità visiva. E «senza provocare nessuna reazione di rigetto perché [il tessuto è] costituito dalle cellule del paziente stesso», precisa Pellegrini.
Ora, la ricerca va avanti: il prossimo obiettivo è quello di giungere all’approvazione di una terapia genica per la cura dell’epidermolisi bollosa, riannodando i fili che erano stati interrotti con l’approvazione della normativa europea. E poi si cercheranno nuovi protocolli che prevedano l’uso cellule staminali di altri epiteli di rivestimento come congiuntiva, uretra, mucosa orale ed epiteli respiratori.
Su argomenti simili
Un comparto che sfiora le 6 mila imprese, supera i 102 mila addetti e genera un fatturato complessivo di 53,4 miliardi di euro. Sono i numeri del biotech italiano nel 2024, presentati mercoledì 16 giugno a Milano in occasione dell'Assemblea privata di Assobiotec, l'Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, parte di… Leggi tutto
Robotica avanzata, realtà virtuale e tecniche di neuromodulazione non invasive stanno ridefinendo le prospettive della riabilitazione neurologica. È il quadro emerso durante il primo Congresso nazionale della Italian Society of Neuromodulation and Neurotechnologies (ISNeT, Società italiana di neuromodulazione e neurotecnologie), che si è svolto… Leggi tutto
Un’alleanza tra Istituzioni, territori, professionisti sanitari e imprese per trasformare i rifiuti sanitari in risorse. È questo il messaggio al centro dell’incontro stampa promosso mercoledì 22 aprile in occasione dell’Earth Day, durante il quale Novo Nordisk ha fatto il punto sul progetto ReMed, annunciandone l’estensione a nuove città… Leggi tutto
Integrare l’osservazione di un’azione con la sua esecuzione in realtà virtuale può migliorare in modo significativo il recupero motorio della mano nei pazienti colpiti da ictus. È quanto emerge da uno studio clinico randomizzato e controllato pubblicato sulla rivista scientifica Stroke, condotto presso il Centro Cardinal Ferrari KOS, l… Leggi tutto
Attraverso il contatto fisico tra persone, il corpo può recepire e trasmettere informazioni legate al movimento e riesce a farlo in maniera ancora più efficace di quanto si pensasse.
A dimostrarlo è un nuovo studio internazionale a cui la rivista Science Robotics ha dedicato la copertina di marzo… Leggi tutto
La medicina sta attraversando una trasformazione profonda. I progressi della genomica, della farmacogenomica e delle tecnologie digitali stanno progressivamente superando il modello delle terapie standard, uguali per tutti, aprendo la strada a cure sempre più personalizzate, costruite sulle caratteristiche biologiche, cliniche e sociali di… Leggi tutto
Il Gruppo italiano screening mammografico (Gisma) e la Deep Tech italiana Health Triage annunciano l’avvio di un progetto che ha lo scopo di aggiungere evidenza scientifica all’uso dell’intelligenza artificiale nei programmi di screening per l’identificazione precoce dei tumori al seno.
Il GISMa e Health Triage intendono convalidare un… Leggi tutto
Per la prima volta in Europa, nelle nuove Linee guida italiane sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per lo screening e la diagnosi del tumore della mammella gli specialisti suggeriscono di ricorrere all’Ia, in prima battuta, per selezionare quali esami dovranno avere una doppia lettura e quali invece una lettura singola da parte dei… Leggi tutto
Un innovativo dispositivo “lung-on-chip” permette di osservare le primissime fasi dell’infezione da tubercolosi e apre nuove prospettive per lo studio della progressione della malattie infettive e per la messa a punto di interventi terapeutici su misura. Il dispositivo è stato messo a punto da ricercatori del Francis Crick Institute di Londra e… Leggi tutto
Si chiama Van Gogh, è un sistema che permette di analizzare i tessuti tumorali in tempo reale, direttamente in sala operatoria, e il Policlinico Gemelli di Roma è il primo centro al mondo ad adottarlo in ginecologia oncologica.
Grazie a tecnologie avanzate di imaging ottico (Dynamic Cell Imaging e Full-Field Optical Coherence Tomography… Leggi tutto
Con lo sblocco di circa 13 milioni di euro del Fondo per il governo dei dispositivi medici, entra finalmente nella fase operativa il Programma nazionale di Health Technology Assessment per i dispositivi medici (PNHTA-DM) 2026–2028. Un passaggio chiave per il Servizio sanitario nazionale, che punta a rafforzare un sistema di valutazione… Leggi tutto
Questa mattina, al Centro Emofilia del Policlinico di Milano, il primo paziente con emofilia B in Italia ha ricevuto la terapia genica etranacogene dezaparvovec, la prima terapia genica per questa condizione approvata dall’Aifa in Italia.
L’emofilia B è una malattia genetica rara che provoca deficit del Fattore IX della coagulazione,… Leggi tutto
Il nostro Paese è chiamato a definire una politica industriale e scientifica capace di rafforzare la propria competitività nelle Scienze della vita.
Traguardando questo obiettivo si è svolto martedì 25 novembre a Roma il confronto su “Guidare l’innovazione verso una strategia italiana delle Scienze della vita”,… Leggi tutto
«Mentre tutta la sanità si sviluppa cercando di interpretare ed utilizzare al meglio le opportunità offerte dalle tecnologie avanzate e dall’intelligenza artificiale, è risultato evidente al Congresso che è sempre più estesa e non rimandabile la necessità di avere professionisti capaci di gestire questo immenso processo di innovazione».
… Leggi tuttoSolitamente diagnosticato nell’infanzia, il diabete di tipo 1 è caratterizzato dall’incapacità del pancreas di produrre insulina, un ormone necessario per regolare i livelli di glucosio nel sangue. Di conseguenza, chi ne è colpito deve assumere insulina per via iniettiva o tramite microinfusori. È però complicato, a causa delle diverse… Leggi tutto
Individuare nelle analisi i segnali prodotti da piccole popolazioni di cellule, come le cellule staminali tumorali o le cellule tumorali dormienti, che normalmente vengono invece scartati perché si confondono con il cosiddetto rumore statistico e che invece possono alimentare o riavviare un tumore. Il tutto tramite un algoritmo messo a punto da… Leggi tutto
Arriva a Roma, al Mater Dei General Hospital la Tac che cambia le regole dell’imaging diagnostico, offrendo immagini ad altissima risoluzione con minori dosi di radiazioni e aprendo nuove prospettive nella prevenzione e nella diagnosi precoce delle patologie, in particolare cardiovascolari. È la Tac che “conta” ogni singolo fotone di raggi X… Leggi tutto
Portare la riabilitazione cognitiva direttamente nelle case dei pazienti grazie a strumenti digitali, riducendo così la necessità di spostamenti, favorendo la continuità delle cure e migliorando la qualità della vita di pazienti e caregiver. Sono gli obiettivi del progetto europeo“Mi-Rircordo”, teso alla validazione di uno strumento innovativo… Leggi tutto
