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DidascaliaLa comparsa dei sintomi depressivi avviene entro due anni dalla diagnosi di Alzheimer del partner. Immagine: Christian Aastrup / Public domain
La diagnosi di Alzheimer non viene mai da sola. Quasi sempre è accompagnata da quella di depressione del partner. Per questo la patologia neurodegenerativa potrebbe essere considerata quasi una malattia di coppia. Tra l’altro il decorso delle due condizioni procede parallelamente: peggiora una, peggiora anche l’altra. Chi si prende cura di un compagno, un marito o una moglie, affetto da Alzheimer o da demenza aumenta del 30 per cento il rischio di soffrire di sintomi depressivi in confronto a chi non convive con una persona malata.
È il risultato di uno studio appena pubblicato sul Journal of Applied Gerontology condotto dai ricercatori della University of Michigan School of Nursing nel periodo pre-Covid. Tutto lascia supporre, poi, che la pandemia abbia peggiorato la situazione.
«Molti caregiver hanno affermato di sentirsi già socialmente isolati e che la pandemia ha solo amplificato quei sentimenti», ha dichiarato Melissa Harris a capo dello studio.
La depressione dei caregiver dopo una diagnosi di Alzheimer del partner non è un fenomeno inaspettato. Non c’è da stupirsi se l’idea di diventare perfetti sconosciuti per un compagno o una compagna di vita scateni una crisi profonda. La depressione è una conseguenza possibile di qualunque evento traumatico, figuriamoci se non lo è di una diagnosi che viene percepita, a ragion veduta, come una sentenza definitiva.
La differenza rispetto ad altri episodi che scatenano la depressione è che in questo caso è davvero difficile riacquistare una buona salute mentale. Come abbiamo detto la depressione dei caregiver progredisce insieme alla malattia neurodegenerativa dei partner.
Il fenomeno è emerso dall’analisi delle condizioni di salute mentale di 16mila persone over 50, alcune delle quali avevano un partner non affetto da demenza, altri un compagno con una diagnosi di Alzheimer o demenza.
A differenza di altri studi precedenti, la nuova indagine non fotografa una situazione puntuale ma monitora l’andamento dei sintomi nel tempo. Inoltre non si limita a prendere in considerazione le diagnosi di depressione ma analizza i sintomi distinguendo così i livelli di gravità della depressione che possono spaziare da leggera e temporanea a grave e persistente.
Tra i partecipanti allo studio il tasso di sintomi depressivi gravi riscontrati tra chi aveva un partner senza demenza era dell’1,2 per cento. Tra chi invece aveva un partner con demenza i sintomi della depressione aumentavano del 33 per cento.
Ma la deleteria eco della diagnosi di demenza che travolge i partner dei diretti interessati non finisce qui. La depressione dei caregiver, secondo quanto riporta lo studio, aumenta del 30 per cento il rischio di cadute.
«Sappiamo che le cadute sono un altro esito debilitante comune a questo gruppo, quindi il cambiamento nei sintomi depressivi che abbiamo osservato potrebbe anche implicare cambiamenti nella salute fisica e funzionale di un caregiver. Abbiamo osservato che la comparsa dei sintomi depressivi avviene entro due anni dalla diagnosi e che questa condizione si prolunga nel tempo. I caregiver dovrebbero ricordare che la loro salute è importante tanto quanto quella del loro partner e che ha un impatto sostanziale sulla salute della persona con demenza», afferma in conclusione Hoffman.
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