Ammalarsi di diabete 2 a 50 anni è più rischioso che ammalarsi a 60 o 70

Lo studio 

Ammalarsi di diabete 2 a 50 anni è più rischioso che ammalarsi a 60 o 70

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Immagine: CDC, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione
Una diagnosi di diabete a 50 anni è più preoccupante di una a 60 o 70 anni. I cinquantenni corrono maggiori rischi di morte prematura, ictus o malattie cardiache. E non dipende solo dalla maggior durata della malattia. Il diabete precoce si presenta in una forma più aggressiva

Prima è peggio. Una diagnosi di diabete all’età di 50 anni comporta rischi per la salute maggiori rispetto a una diagnosi giunta all’età di 70 anni.

Un ampio studio pubblicato su JAMA Network Open ha messo a confronto gli esiti della malattia in due gruppi di pazienti: nel primo gruppo la malattia è insorta tra i 50 e i 60 anni, nel secondo gruppo tra i 60 e i 70 anni. Del primo gruppo facevano parte circa 1.800 adulti che avevano ricevuto la diagnosi di diabete tra i 50 e i 59 anni. Rispetto a chi non aveva sviluppato la malattia, le persone con diabete 2 precoce avevano un rischio di morte prematura e di problemi di salute significativamente superiore.

Per esempio nel gruppo delle persone con diabete l’incidenza della malattie cardiache era di 1,66 volte superiore rispetto al gruppo di controllo. I casi di ictus si sono verificati con una frequenza di 1,64 volte superiore e le persone con disabilità sono state il doppio nel gruppo con il diabete rispetto al gruppo senza diabete. Inoltre una diagnosi di diabete tra i 50 e 59 anni comportava una probabilità di 1,30 volte superiore di andare incontro a decadimento cognitivo. I ricercatori hanno poi analizzato i dati di 2.834 persone con una diagnosi di diabete giunta intorno ai 60 anni e di altre 3mila persone che si erano ammalate dopo i 70 anni. L’impatto della malattia nei pazienti di queste due fasce di è stato più attenuato.

Chi si era ammalato tra i 60 e i 69 anni aveva un rischio di maggiore di morte prematura del 10 per cento rispetto al gruppo di controllo (persone della stessa età senza diabete), un rischio maggiore del 25 per cento di malattie cardiache, una probabilità del 41 per cento superiore di avere un ictus e un rischio maggiore del 44 per cento di sviluppare qualche forma di disabilità. Una diagnosi tardiva non comportava un rischio maggiore di declino cognitivo.

Ancora meno rischiavano gli adulti che avevano ricevuto una diagnosi di diabete dopo i 70 anni che avevano basse probabilità di sviluppare contemporaneamente diversi problemi di salute associati alla malattia metabolica. In questa fascia di età si registrava un rischio maggiore di mortalità dell’8 per cento e un rischio maggiore del 15 per cento di malattie cardiache. Per altre condizioni di salute non si osservavano differenze significative rispetto al gruppo di controllo.

La novità dello studio, rispetto ad altre ricerche precedenti, consiste nell’aver osservato che l'insorgenza precoce comporta maggiori rischi per la salute di per sé. Ossia il maggior danno non sembrerebbe dovuto alla maggiore durata della malattia, come finora si era ipotizzato, ma proprio alle caratteristiche differenti che la malattia assume in giovane età.

«I meccanismi che collegano la diagnosi precoce del diabete a risultati peggiori non sono completamente compresi. La maggiore durata del diabete in individui con diagnosi precoce è stata riportata in diversi studi precedenti. Al contrario, nel nostro studio, l'associazione con l’età della diagnosi persisteva anche quando la durata del diabete era stata soppesata accuratamente con gli aggiustamenti opportuni», scrivono i ricercatori. C’è la possibilità, ipotizzano gli autori dello studio, che la forma di diabete che colpisce i 50enni sia fisiologicamente più aggressiva, con un controllo glicemico peggiore, una più grave disfunzione delle cellule beta, una maggiore resistenza all’insulina.