Ancora una conferma: le miocarditi dopo i vaccini a mRna sono rare

Lo studio

Ancora una conferma: le miocarditi dopo i vaccini a mRna sono rare

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Immagine: U.S. Secretary of Defense, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Il primo studio condotto su un’intera popolazione, quella danese, dimostra che l’associazione tra vaccini a mRna e miocarditi o miopericarditi esiste, ma i casi sono talmente rari da non compromettere la sicurezza dei vaccini. I benefici dell’immunizzazione superano di gran lunga i rischi

I dati “giusti” quelli che servono agli scienziati per mettere dei punti fermi su questioni aperte, nella maggior parte dei casi, ce li hanno loro, i danesi. I registri sanitari della Danimarca oramai sono leggendari: tutte le informazioni sulla salute della popolazione vengono archiviate e aggiornate meticolosamente come si fa in poche altre parti del mondo. Ed è grazie ai dati della Danimarca che si può finalmente avere una stima puntuale dell’associazione tra i vaccini a mRna e le miocarditi o miopericarditi. La conclusione a cui sono giunti gli autori dello studio, pubblicato sul British Medical Journal, è che l’associazione esiste, che effettivamente tra i vaccinati con Moderna e Pfizer il tasso dei due tipi infiammazioni del cuore (la miocardite è un’infiammazione del muscolo cardiaco, la miopericardite del pericardio, la membrana che riveste il cuore) è più alto che tra i non vaccinati, ma che i numeri assoluti sono estremamente bassi. È la prima indagine condotta su un’intera popolazione che calcola i rischi dei vaccini sul cuore. E i risultati vanno a sostegno della sicurezza di entrambi i prodotti basati sull’Rna messaggero, Moderna e Pfizer. 

Nel caso del vaccino di Moderna, si tratta di 5,7 persone tra i 12 e i 39 anni ogni 100mila individui. Nel caso di Pfizer di 1,6 individui ogni 100mila. Agli occhi degli epidemiologi sono numeri tipici di eventi rari o estremamente rari. Va anche precisato che gli eventi avversi erano di natura lieve con manifestazioni equiparabili a quelle della letteratura medica e quindi delle persone non vaccinate. 

I ricercatori hanno analizzato i dati di circa 5 milioni di cittadini danesi dai 12 anni in su che sono stati immunizzati con Moderna o con Pfizer selezionando tutte le diagnosi di miocardite o miopericardite, i casi di aumento dei livelli di troponina e un ricovero ospedaliero superiore alle 24 ore. I partecipanti sono stati monitorati tra ottobre 2020 e ottobre 2021. In questo periodo di tempo 269 persone hanno sviluppato miocarditi o miopericarditi di cui il 40 per cento aveva un’età compresa tra i 12 e i 39 anni (il 73% era di sesso maschile).

L’associazione delle infiammazioni cardiache con il vaccino Moderna è stata definita “forte” dai ricercatori, mentre per il vaccino di Pfizer è stato osservato un aumento dei casi tra le donne. Ma la percezione del rischio 

cambia quando si vanno a leggere i numeri assoluti che sono estremamente bassi.  Tra 3milioni e mezzo di persone vaccinate con Pfizer sono 48 quelle che entro 28 giorni dall’inoculazione hanno sviluppato una miocardite o miopericardite (1,4 su 100mila) in confronto alle persone non vaccinate. 

Tra le donne, il tasso assoluto era di 1,3 su 100mila e negli uomini era di 1,5 per 100mila. Tra i 12-39 anni, il tasso assoluto era 1,6 per 100mila, e nella fascia di età più giovane (12-17 anni) era solo 1 per 100mila entro 28 giorni dalla somministrazione del vaccino Pfizer-BioNTech.

Dei 498.814 individui vaccinati con Moderna, 21 hanno sviluppato miocardite o miopericardite entro 28 giorni dalla vaccinazione (un tasso assoluto di 4,2 per 100mila) rispetto agli individui non vaccinati.

 Tra le donne, il tasso assoluto era di 2 per 100mila e negli uomini era di 6,3 per 100mila. Tra i 12-39 anni, il tasso assoluto era di 5,7 per 100mila entro 28 giorni dalla somministrazione del vaccino Moderna.

Con questi dati la sicurezza dei vaccini non può che essere confermata. Tra l’altro nelle persone vaccinate con entrambi i vaccini a mRna è stata osservata una riduzione del 50 per cento rischio di arresto cardiaco o morte in confronto alle persone non vaccinate. Al contrario, c'è stato un aumento di 14 volte del rischio di arresto cardiaco o morte 28 giorni dopo un test covid-19 positivo rispetto agli individui non infetti.

«Abbiamo scoperto che la vaccinazione con Moderna era associata a un aumento del tasso di miocardite o miopericardite rispetto agli individui non vaccinati in generale, mentre la vaccinazione Pfizer era associata a un aumento del tasso di miocardite o miopericardite tra gli individui di sesso femminile. Tuttavia, il tasso assoluto di casi di miocardite o miopericardite dopo la vaccinazione con mRna Sars-CoV-2 è stato complessivamente basso, tra le partecipanti di sesso femminile e tra i gruppi di età più giovani. Inoltre, gli esiti clinici dopo eventi di miocardite o miopericardite sono stati prevalentemente lievi, fornendo prove a sostegno della sicurezza complessiva dei vaccini», concludono i ricercatori.