Anemia falciforme, terapia genica ripristina emoglobina funzionante

Lo studio

Anemia falciforme, terapia genica ripristina emoglobina funzionante

1911_Sickle_Cells.jpg

Immagine: OpenStax College, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Una terapia genica corregge la forma difettosa a falce dei globuli rossi ripristinandone l’aspetto normale a disco. E così facendo elimina i danni agli organi associati alla malattia. Gli effetti di una singola dose durano almeno tre anni. La sperimentazione è in fase 1-2

La forma inconfondibile dei globuli rossi porta dritto alla diagnosi: anemia falciforme, la malattia genetica del sangue caratterizzata dall’aspetto anomalo dei globuli rossi (a forma di falce) che è la causa di dolore acuto e danni agli organi. Ora una terapia genica sperimentale promette di curare l’anemia falciforme nell’unico modo possibile: restituire ai globuli rossi la forma a disco permettendogli così di scorrere facilmente nei vasi sanguigni. 

Correggendo il difetto, si eliminano i sintomi e tutte le complicazioni della malattia per almeno tre anni. 

«Non c’è il rischio di sopravvalutare il potenziale impatto di questa nuova terapia. Le persone con anemia falciforme vivono nella paura costante della prossima crisi di dolore. Questo trattamento potrebbe restituire la vita a chi soffre di questa malattia. Speriamo che questa terapia abbia successo anche nei pazienti più giovani, in modo che possano crescere senza avere crisi dolorose e vivere più a lungo», ha dichiarato h Markus Y. Mapara, professore di medicina presso la Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons e coautore dello studio.

La terapia, somministrata in una unica dose, è stata messa alla prova in una sperimentazione di fase 1-2 su 35 pazienti adulti e adolescenti con anemia falciforme. I risultati, pubblicati sul New England Journal of Medicine, dimostrano che l’intervento genetico è riuscito a modificare la forma dei globuli rossi eliminando del tutto gli episodi di dolore acuto scatenati dai globuli rossi anomali che raggruppandosi bloccano i vasi sanguigni. Questi episodi sono spesso la causa di visite al pronto soccorso e di ricoveri e a lungo andare provocano danni agli organi e arrivano a determinare la morte prematura dei pazienti.   

All’origine della malattia ci sono delle mutazioni nel gene della beta-globina responsabili della malformazione dei globuli rossi. Normalmente i globuli rossi hanno la forma di un disco, ma nell’anemia falciforme assumono l’aspetto di una mezza luna che rende più difficile il loro passaggio all’interno dei vasi sanguigni. 

Attualmente l’unica cura possibile consiste nel trapianto di midollo osseo, una procedura complessa che richiede la compatibilità tra donatore e ricevente e che non sempre va a buon fine per l’elevato rischio di rigetto. L’aspettativa di vita per una persona con anemia falciforme è in media di 40 anni. 

La nuova terapia genica, chiamata LentiGlobin, consiste nel prelievo delle cellule staminali emopoietiche (cellule che danno origine alle cellule del sangue) dal paziente e in una loro modifica in laboratorio. Attraverso un lentivirus innocuo utilizzato come mezzo di trasporto viene inserito nelle cellule staminali la copia corretta del gene beta-globina. Una volta reinfuse nei pazienti, le cellule staminali si stabiliscono nel midollo osseo e iniziano a produrre nuovi globuli rossi dalla forma corretta. 

Le 35 persone che hanno ricevuto il trattamento nel trial clinico non hanno avuto alcun episodio di dolore nei mesi successivi all’infusione.

Gli effetti della terapia genica si sono mantenuti fino a 38 mesi che è il periodo di follow-up più lungo a cui sia stata sottoposta una terapia genica per l’anemia falciforme. 

Poiché LentiGlobin utilizza le cellule staminali del paziente, non vi è neanche il rischio di rigetto, una complicanza comune dei trapianti di midollo osseo convenzionali. Il problema semmai è un altro. Prima della terapia genica i pazienti devono essere trattati con chemioterapia ad alte dosi per eliminare le vecchie cellule staminali e lasciare spazio a quelle cellule modificate, un processo noto come “regime di condizionamento”. 

La chemioterapia può essere tossica ed è associata a un piccolo rischio di cancro. Due pazienti nello studio hanno sviluppato la leucemia, che i ricercatori sospettano fosse correlata alla chemioterapia e non al trattamento con LentiGlobin.

Sono già allo studio trattamenti meno tossici per preparare  il midollo osseo alla terapia genica. «L’obiettivo finale sarà quello di somministrare questo trattamento il prima possibile, ben prima che i pazienti sviluppino danni agli organi e altre complicanze dell'anemia falciforme. Ma prima di poterlo fare, dobbiamo trovare un'alternativa più sicura alla chemioterapia per le strategie di condizionamento, come potrebbero essere gli anticorpi», conclude Mapara.