Colesterolo. Terapia troppo light per i pazienti ad alto rischio cardiovascolare

Cuore

Colesterolo. Terapia troppo light per i pazienti ad alto rischio cardiovascolare

di redazione

Più basso è, meglio è. Per la European Society of Cardiology è questa semplice regola che dovrebbe guidare la gestione del colesterolo LDL nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare. 

Tuttavia, si stima che quattro pazienti ipercolesterolemici su cinque in Europa non raggiunga gli obiettivi di colesterolo LDL raccomandati dalle linee guida. A fornire una delle possibili spiegazioni del fenomeno sono ora i risultati di uno studio (SANTORINI) presentato nel corso della European Society of Cardiology: la ricerca, condotta su 9.606 pazienti arruolati in 800 centri in 14 Paesi in tutta Europa, mostra infatti che il 18,6 per cento dei pazienti a rischio cardiovascolare alto e molto alto arruolanti non riceveva alcuna terapia ipolipemizzante; il 54,1 per cento riceveva un solo farmaco (monoterapia), mentre solo il 27,3 per cento riceveva una terapia di associazione.

«Lo studio SANTORINI conferma quanto ancora ci sia da lavorare perché i pazienti rischio cardiovascolare a alto e molto alto ricevano la terapia ipolipemizzante più appropriata per raggiungere i loro obiettivi di colesterolo LDL», ha affermato Marcello Arca, professore di Medicina Interna, Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La  Sapienza” di Roma e coordinatore italiano dello studio europeo SANTORINI. «C'è un chiaro bisogno di ulteriori opzioni di trattamento che siano ben tollerate e aiutino i pazienti a raggiungere i loro obiettivi di C-LDL e migliorino gli esiti clinici».

Nonostante il loro utilizzo ancora ridotto, le terapie di combinazione hanno ormai confermato la loro validità. Lo scorso maggio, per esempio, alla sessione scientifica dell'American College of Cardiology, è stato presentato uno studio, pubblicato anche sul Journal of the American College of Cardiology che ha mostrato gli effetti dell’aggiunta, alla convenzionale terapia con statine, dell’acido bempedoico, un farmaco che agisce su un enzima coinvolto nella sintesi del colesterolo nel fegato. 

Il risultato, frutto di una simulazione basata sui dati di quattro studi clinici, ha mostrato che il trattamento con acido bempedoico, in aggiunta alle statine alla massima dose tollerata, porterebbe a una riduzione assoluta del 3,3 per cento del rischio di eventi cardiovascolari a 10 anni rispetto alle sole statine. Nei pazienti intolleranti alle statine, la simulazione ha previsto un'ulteriore riduzione assoluta del 6 per cento del rischio di eventi cardiovascolari a 10 anni con l'acido bempedoico rispetto al placebo. 

«Le malattie cardiovascolari in Europa causano la morte di più di quattro milioni di persone ogni anno, con un enorme impatto sulle famiglie e sui sistemi sanitari», ha commentato Garth Virgin, direttore esecutivo del Medical Affairs, Specialty Medicines, di Daiichi Sankyo Europa, l’azienda produttrice dell’acido bempedoico. «Il nostro obiettivo è quello di contribuire a ridurre il rischio cardiovascolare per i pazienti a rischio alto e molto alto e, in definitiva, a ridurre l'impatto delle malattie cardiovascolari per le persone e i sistemi sanitari in tutta Europa».