Contro la scarsa aderenza alla terapia basta una sola pillola

In concreto

Contro la scarsa aderenza alla terapia basta una sola pillola

di redazione

È un vero e proprio fattore di rischio cardiovascolare. Ma è un fattore di rischio occulto, del quale il medico spesso non si rende conto. È la scarsa aderenza alla terapia. 

«Una possibile soluzione contro il fattore di rischio occulto è la polipillola cioè una combinazione fissa di farmaci appartenenti a diverse categorie (ad esempio antipertensivi, anti-colesterolo, magari anche con l’aggiunta di aspirina) all’interno di un’unica pillola», afferma il presidente della SIPREC Massimo Volpe. «Numerosi studi e una recentissima metanalisi di Lancet hanno dimostrato come la terapia di combinazione inserita in una polipillolapossa garantire un’efficace protezione cardiovascolare,determinando una riduzione di quasi il 40% degli eventi e mortalitàcardiovascolari nei pazienti in prevenzione primaria».

Tre sono le determinanti della scarsa aderenza alla terapia.

«Può sembrare lapalissiano ma il cuore del problema è che i farmaci funzionano solo in chi li prende», afferma Giovambattista Desideri, direttore Cattedra di Geriatria Università de L’Aquila, ordinario di Medicina Interna e Geriatra. «Se parliamo ancora di problema dell’aderenza è perché la non adeguata osservanza da parte del paziente della prescrizione del medico, in termini di numero di farmaci e di tempi di assunzione, rappresenta ancora uno dei principali determinanti del non completo successo terapeutico degli interventi di prevenzione. Si stima che meno della metà dei pazienti con problematiche croniche, quali ipertensione o dislipidemia, sia adeguatamente aderente ai trattamenti prescritti e, dopo un anno dalla prima prescrizione, meno del 50% dei pazienti continui ad assumere con regolarità il trattamento, come dimostrano i dati l’Osservatorio sull’Uso dei Farmaci in Italia. Talvolta, infatti, - continua Desideri - la mancata aderenza alla terapia da parte del paziente è “intenzionale”, ossia il paziente sceglie consapevolmente di non seguire la terapia per le ragioni più disparate, ad esempio, l’interferenza del trattamento con le sue abitudini di vita o perchénon si sente malato quando la patologia di base (ipertensione, ipercolesterolemia) è asintomatica. E anche gli strumenti di digital health, come i remindvia sms, cadono nel vuoto se non c’è il profondo convincimento da parte del paziente dell’utilità di assumere i farmaci. All’opposto, ladigitalhealth è assai utile nei casidi scarsa aderenza ‘non-intenzionale’ le cui cause vanno per lo più ricercate nella non completa comprensione da parte del paziente della terapia prescritta, oppure in saltuarie dimenticanze o nella complessità degli schemi terapeutici, frequente nei soggetti anziani con più patologie croniche».

Ma la colpa non è solo del paziente. Oltre alla scarsa disponibilità e convinzione del paziente, c’è anche la scarsa disponibilità del medico a spiegare l’importanza di un’adeguata prevenzione e la sua inerzia nell’adeguare il trattamento. «Solo una parte, una quota insoddisfacente, dei nostri pazienti raggiungere il target di trattamento», ammette Desideri. «In Italia, dove si contano 18 milioni di ipertesi, molti non assumono alcun farmaco e molti altri sono trattati in maniera non soddisfacente;mediamente nel nostro Paese circa il 60% dei pazienti ipertesi raggiunge l’obiettivo terapeutico (inferiore a 140/90 mmHg). Stesso discorso vale per la colesterolemia,meno diun terzo dei pazienti ad alto rischio raggiunge il target terapeutico (inferiore a 70 mg/dl di colesterolo LDL)».

Il terzo determinante della mancata aderenza, forse il più importante, è la complessità dello schema farmacologico. «Se mettiamo il paziente in condizione di dover assumere una manciata di farmaci al giorno – riflette il Desideri - è piuttosto improbabile che possa seguire lo schema con precisione. Oggi abbiamo a disposizione combinazioni di farmaci della stessa classe o di classi diverse che consentono di ridurre questo problema della “polifarmacia”, cioè di una terapia fatta di una manciata di pillole. Si stima che di norma per normalizzare la pressione servano in media dai 2 a 3 farmaci. Tre farmaci, inoltre, al paziente possono sembrare tanti, e intimorirlo per le possibili reazioni indesiderate, anche se in realtà sono molto sicuri. Inserire in una sola compressa più farmaci, che agiscono potenziandosi reciprocamente, può essere un modo per superare questa esitazione da parte del paziente e aiutarlo a raggiungere gli obiettivi di prevenzione».

L’efficacia della terapia di combinazione nella stessa compressa è ben codificata per la pressione arteriosa e le linee guida oggi la raccomandano, suggerendo di partire nella generalità dei pazienti con 2 farmaci nella stessa compressa per poi passare, se necessario, ad una terapia di combinazione con 3 farmaci, preferibilmente nella stessa compressa. Stessa cosa anche per i farmaci che riducono la colesterolemia. La novità degli ultimi anni è inoltre la possibilità di avere all’interno della stessa compressa farmaci di categorie di diverse, come quelli che riducono la pressione e la colesterolemia. E questo è il concetto di polipillola. 

«Queste combinazioni di farmaci di classi diverse hanno ormai profonde evidenze di efficacia e semplificano la gestione terapeutica del paziente», afferma Desideri. «Dunque una soluzione ottima, ma non per tutti. Non possiamo trattare un paziente che non abbia mai assunto un farmaco antipertensivo o ipolipemizzante con una polipillola; questa è invece un’ottima soluzione per i pazienti che stiano già assumendo quei principi attivi; riunire quei farmaci nella stessa compressa, semplificalo schema terapeutico e garantisce una maggior aderenza».