Covid-19: più effetti collaterali per chi ha pregiudizi sui vaccini

Lo studio

Covid-19: più effetti collaterali per chi ha pregiudizi sui vaccini

Covid Vaccine © HealthDesk.jpeg

Immagine: © HealthDesk
di redazione
Ci si può scommettere: se in partenza c’è un’elevata diffidenza nei confronti dei vaccini, le segnalazioni di effetti collaterali saranno più numerose. Perché le aspettative negative potenziano l’effetto nocebo

Diciamolo subito: nessuno sta suggerendo che gli effetti collaterali dei vaccini anti-Covid siano un’invenzione dei no vax. Lo studio appena pubblicato su Scientific Reports non è un atto di accusa, non si esprimono giudizi, non ci sono buoni e cattivi. È piuttosto un’analisi inedita di un fenomeno sfuggente, difficile da riconoscere, che può avere un impatto non trascurabile sulla salute pubblica. Il fenomeno è il seguente: la cosiddetta “esitanza vaccinale”, una categoria che descrive diversi livelli di diffidenza nei confronti dei vaccini,  condiziona l’entità degli effetti collaterali dei vaccini futuri, amplificandone l’effetto nocebo (l’opposto dell’effetto placebo, un evento avverso non dovuto alla terapia farmacologica ma a condizionamenti psicologici, sociali, ambientali). Tanto che, suggeriscono gli autori dello studio, si potrebbero effettuare previsioni affidabili sugli eventi avversi (del tipo “nocebo”) dei vaccini sulla base del livello di “vaccine hesitancy” in una determinata popolazione. Se la percentuale di incerti, diffidenti, perplessi “in attesa di capire meglio” e convinti “no vax” (la componente più esigua del gruppo) è sostanziosa, è molto probabile che le campagne di vaccinazione saranno accompagnate da un numero elevato di segnalazioni di effetti collaterali. Succede perché la mancanza di fiducia nei vaccini e le aspettative negative sulla loro sicurezza rafforzano l’effetto nocebo. 

I ricercatori della Bar-Ilan University e della Ariel University in Israele stimano che il 16 per cento degli effetti collaterali dei vaccini siano dovuti a un preconcetto negativo condizionante. Lo scopo dello studio, condotto su 750 persone anziane, era capire la direzione dell’associazione tra esitanza vaccinale ed eventi avversi. Sono state prese in considerazione due possibilità: se la comparsa di eventi avversi con la prima dose del vaccino potesse essere predittiva di una riluttanza alla vaccinazione per le dosi successive, oppure se i pregiudizi negativi preesistenti alla vaccinazione potessero influenzare gli effetti collaterali della dose successiva. 

I ricercatori hanno analizzato entrambe le variabili, esitazione vaccinale ed effetti collaterali, in due momenti diversi, dopo la seconda dose di vaccinazione e sei mesi dopo la dose di richiamo, per scoprire se gli effetti collaterali della prima ondata di Covid fossero predittivi dell’esitanza vaccinale della seconda ondata o se, al contrario, l’esitanza vaccinale della prima ondata avesse condizionato gli effetti collaterali della seconda ondata.  Inaspettatamente, la seconda ipotesi si è dimostrata più consistente. Secondo i calcoli dei ricercatori, infatti, fino al 16 per cento degli effetti collaterali del vaccino possono essere attribuiti ai precedenti pregiudizi negativi. Perché non dirlo apertamente? Gli autori dello studio sono convinti che sarebbe estremamente fruttuoso far sapere a tutto coloro che non vogliono vaccinarsi per timore degli effetti collaterali che una parte di questi effetti, realmente sperimentati, non è dovuta al vaccino ma a precedenti aspettative negative. Perché puntare solo sui messaggi che sottolineano la sicurezza dei vaccini non può bastare. 

«Tali messaggi di salute pubblica potrebbero ad esempio essere meno adatti a coloro che hanno ricevuto una dose di vaccinazione e hanno deciso di interrompere la vaccinazione. Solo negli Stati Uniti ci sono oltre 150 milioni di persone di questo tipo» afferma Yaakov Hoffman, del Dipartimento interdisciplinare di Scienze Sociali presso l'Università di Bar-Ilan, autore principale dello studio. 

I ricercatori sostengono l’importanza di diffondere una cultura dell’effetto nocebo proprio per ridurre l’effetto stesso.  «Tutto ciò è molto importante, poiché COVID-19 può ancora essere una minaccia e i vaccini sono ancora disponibili. I messaggi sulla salute pubblica dovrebbero affrontare il problema che gli effetti collaterali comprendono una componente nocebo», afferma Hoffman.