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Nelle persone con diabete di tipo 2 il monitoraggio continuo del glucosio consente di ottenere una riduzione importante della mortalità e un crollo delle complicanze cardiovascolari. Sono i dati che arrivano da uno studio presentato al congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD, a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre ).
I dispositivi di monitoraggio continuo del glucosio (Continuous Glucose Monitoring, CGM) sono una delle importanti innovazioni tecnologiche nel campo del diabete degli ultimi anni. A differenza dei tradizionali glucometri, che richiedono la puntura del dito e offrono solo un dato istantaneo, i CGM misurano i livelli di glucosio 24 ore su 24 e in tempo reale attraverso un piccolo sensore applicato sulla pelle (solitamente sul braccio o sull'addome) che analizza il liquido interstiziale.
Al congresso EASD sono stati ora presentati due studi che mostrano la loro capacità di rivoluzionare la gestione della malattia in diverse categorie di pazienti con diabete di tipo 2.
Uno studio condotto negli Stati Uniti, ha esaminato gli esiti a lungo termine su un campione di circa 28 mila adulti in terapia insulinica basale, la metà dei quali utilizzavano dispositivi di monitoraggio continuo. La ricerca ha evidenziato che l'utilizzo di questi dispositivi è associato a una riduzione del rischio di mortalità del 45% nell’arco di 12 mesi e del 36% a 24 mesi, oltre a una diminuzione degli eventi e delle complicanze cardiovascolari. È la prima volta che vengono documentati benefici diretti tra l'adozione del monitoraggio continuo e una minore mortalità in questo specifico gruppo di pazienti.
Un secondo studio clinico (FreeDM2), che ha utilizzato un sistema di Abbott per il monitoraggio continuo del glucosio e che ha coinvolto 303 persone con diabete di tipo 2 in terapia insulinica basale, ha mostrato un miglioramento del controllo metabolico rispetto all'automonitoraggio mediante la consueta puntura del dito.
In particolare, al termine di un periodo di quattro mesi, i pazienti hanno registrato una flessione media dell'emoglobina glicata (HbA1c) dello 0,6% e un incremento di circa 2,5 ore al giorno nel tempo trascorso all'interno dell’intervallo glicemico ottimale.
L’impiego del monitoraggio si è dimostrato in grado di produrre benefici anche nei pazienti che erano in trattamento con farmaci di ultima generazione, come i cosiddetti inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2) o gli agonisti del recettore del peptide simil-glucagone-1 (GLP-1).
Risultati del tutto analoghi sono stati riscontrati anche in una ricerca condotta in Italia su 88 pazienti monitorati con dispositivi continui. A tre mesi dall'inizio dell'osservazione, lo studio ha confermato il miglioramento del controllo della glicemia, un aumento del tempo in range terapeutico e un progresso negli indici relativi alla qualità della vita.
«Concentrandosi specificamente su questa popolazione e utilizzando un solido disegno di studio real-world, questi nuovi risultati aggiungono evidenze importanti sul valore del monitoraggio continuo del glucosio, mostrando un'associazione con outcome clinici di particolare rilevanza, come la mortalità e le complicanze cardiovascolari», assicura Chiara Guglielmi, direttrice medica della Divisione diabete di Abbott in Italia. «Un corpus di evidenze sempre più solido che conferma il valore clinico del monitoraggio continuo del glucosio e rafforza la necessità di garantirne l'accesso a tutte le persone che possono trarne beneficio».
I dati emersi dalle ricerche presentato al congresso EASD trovano riscontro nelle raccomandazioni italiane. Le Linee guida elaborate dalla Società italiana di diabetologia (Sid) e dall'Associazione medici diabetologi (And), inserite nel Sistema nazionale linee guida dell'Istituto superiore di sanità (Iss) e aggiornate a ottobre 2025, raccomandano l'adozione del monitoraggio continuo del glucosio anche nelle persone con diabete di tipo 2 sottoposte a terapia con sola insulina basale.
«Le evidenze oggi disponibili - sottolinea Andrea Giaccari, diabetologo del Policlinico Gemelli di Roma e coordinatore delle Linee guida italiane sulla terapia del diabete di tipo 2 - hanno cambiato il paradigma nella gestione del diabete. Oggi non discutiamo più se il monitoraggio continuo del glucosio sia efficace: la quantità e la qualità delle evidenze hanno portato le Linee guida a raccomandarne l'impiego anche nelle persone con diabete di tipo 2 trattate con insulina solo basale». I dati presentati a questo EASD, aggiunge, «evidenziano inoltre una forte associazione fra uso del CGM e riduzione degli eventi cardiovascolari in chi fa questo tipo di terapia. Che significano non solo guadagno di salute, ma anche economico per chi deve gestire la sanità. La vera sfida diventa ora tradurre queste indicazioni nella pratica quotidiana affinché tutti gli italiani, indipendentemente dalla loro Regione di appartenenza, possano beneficiarne».
La mappa dei rimborsi e la disomogeneità regionale
È proprio questo, infatti, uno dei principali nodi. Nonostante la convergenza delle evidenze cliniche, l'accesso a queste tecnologie sanitarie in Italia si presenta disomogeneo. I criteri che regolano la rimborsabilità dei sistemi di monitoraggio continuano infatti a essere stabiliti su base regionale.
Mentre in alcune aree del Paese l'erogazione a carico del Servizio sanitario regionale rimane riservata ai soli pazienti in terapia insulinica multi-iniettiva, altre Regioni hanno esteso la prescrivibilità ai soggetti trattati con sola insulina basale e, in casi specifici, anche ai pazienti che non utilizzano insulina.
«In Italia la possibilità di accedere al monitoraggio continuo del glucosio dipenda ancora dalla Regione in cui si risiede», osserva Lina Delle Monache, rappresentante delle Associazioni di pazienti e membro dei panel di esperti per le Linee guida italiane sul diabete e sul monitoraggio della glicemia. «Le evidenze scientifiche e le Linee guida dimostrano chiaramente i benefici del CGM per le persone con diabete di tipo 2, rendendo urgente un aggiornamento coerente dei Lea e dei percorsi di rimborsabilità in tutte le Regioni. Ampliare la prescrivibilità a tutte le persone con diabete di tipo 2 rappresenta una scelta strategica di costo-efficacia, fondamentale per migliorare la loro qualità di vita. Questo investimento tecnologico - conclude - riduce infatti in modo significativo le complicanze a lungo termine e i costi diretti e indiretti per il Servizio sanitario nazionale, abbattendo ospedalizzazioni e accessi al pronto soccorso».
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